Nelle nostre regioni del Sud non potrà più bastare l’usuale racconto dei progetti che, prima o poi, “si faranno”.
Le globalizzazioni “glocali” e il Pnrr da realizzare (presto)
Ma su ogni cosa “incombe” la definizione di un più stabile e concreto “andamento” del percorso della politica, che resta sempre ben aggrappato alle non poche variabili - imprevedibili - del sistema italiano.

Partita a scacchi con il futuro
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Un libro del salernitano Alfonso Schiavino - pieno di inchieste, grafici e tabelle - pubblicato dalla Editrice Domenicana Italiana.
Disoccupazione, pandemia, Socrate e l’Abruzzo
I pensatori classici sono anche maestri di giornalismo? In 140 articoli riprende forma una skill quasi dimenticata: la voglia di farsi e fare domande.

Con Socrate a caccia di notizie
Il libro, pubblicato dalla Editrice Domenicana Italiana, si chiama “I numeri e Socrate”. I temi portanti sono una trentina, dai rifiuti alle bollette. Qual è l’elemento unificante?
“La curiosità e il piacere di guardare sotto la superficie, che ovviamente dovrebbero caratterizzare qualsiasi lavoro giornalistico. Amo la maieutica e gli insegnamenti di altri pensatori classici, come l’Aristotele della contrapposizione Vero/Falso, che stranamente mi ricorda il Gramsci del motto "La verità è rivoluzionaria". Gli Scettici, con il dubbio e la ricerca, dovrebbero conformare la mentalità giornalistica tout court. Ovviamente parlo di questi Grandi solo come numi tutelari o fonte di ispirazione, come una quintessenza”.
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Come riconoscersi, finalmente, in un’infrastruttura complessa, rete di città di nuova urbanità.
La visione della post-post paesologia strutturante
Non basta mettere in campo solo una forza evocativa del cambiamento, ma occorre partire dalla consapevolezza della fragilità della realtà amministrativa che ci circonda, insieme con una certa fiducia nell’improbabile.

Pasquale Persico
Esistono due dimensioni valutative dei processi complessi che guidano lo sviluppo, spesso affidati a leadership organizzative. Una prima è definita idraulica da J.G. March e T. Weil (L’arte della leadership, Il Mulino 2007); in questa pubblicazione si cerca di padroneggiare le dimensioni più rilevanti dell’organizzazione complessa da mettere in campo, esaltando gli strumenti tecnici di riferimento e messi a disposizione dei beneficiari delle azioni. Questa visione presuppone una altissima competenza dei vertici dell’organizzazione nel comprendere le specificità dei singoli territori e degli ambiti amministrativi, dove deve penetrare l’efficacia e l’efficienza delle azioni. Una capacità di iniziativa forte, basata su deleghe e monitoraggi sistematici condotti grazie a efficienti sistemi informativi, capaci di rilevare anche il senso di comunità. E’ questa anche la visione proposta da Draghi e suggerita dal suo staff durante il recente convegno Anci sul modo in cui il Pnrr farà arrivare risorse ai piccoli comuni.
A Buccino, dopo il mio contributo e quello di Ugo Marano - artista e poeta - per vincere lo spaesamento dei piccoli comuni, la visione strategica per il territorio largo parlava di Buccino come “Città a tre eliche”.
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Lettera di Franco Arminio al Quirinale. “L’Italia deve capire finalmente che è fatta in primo luogo di paesi e di montagne”.
“Abbiamo bisogno di un Presidente che prenda la corriera”
“E si ricordi anche che siamo la nazione di Dante e di Petrarca, di Penna e di Caproni. Allora, chieda al Parlamento di iniziare le sue sedute con la lettura di una poesia. Se ritiene, sarebbe utile che lei consigliasse gli italiani di cominciare il pranzo e la cena leggendo una poesia”

Franco Arminio
di Franco Arminio
Caro Presidente,
mi piacerebbe che appena eletto lei si facesse un giro nei paesi più spopolati d’Italia. Può cominciare dall’interno della Sardegna, oppure dall’Alto Friuli, dal Molise, dalla provincia di Cuneo, dall’Irpinia d’Oriente. Lei deve essere il presidente della Repubblica che più degli altri mette l’accento sulla geografia. L’Italia deve capire finalmente che è fatta in primo luogo di paesi e di montagne. Ma chi le scrive è molto esigente. Abbiamo bisogno di un Presidente che prenda la corriera, che ascolti la messa in una chiesa di campagna, che visiti le carceri e i luoghi dove stanno gli stranieri. Un Presidente che almeno una volta la settimana fa visita a un ospedale: la nostra dovrebbe essere una Repubblica fondata sul rispetto del dolore. Mi aspetto che lei si rivolga ai ragazzi italiani e gli dica di tornare in Patria, perché è il momento di ricordare a tutti che abitiamo in un posto straordinario. Vorrei un Presidente che parli spesso di agricoltura e pastorizia: la nostra agricoltura è più pulita delle altre e deve esserlo sempre più. E i nostri prodotti agroalimentari sono tra i più richiesti e devono diventare la nostra vera farmacia. Vorrei che al Quirinale ogni mese ci sia una giornata dedicata ai contadini: un presidente che ci dice come stanno le api, come è andata la raccolta del grano o delle olive.
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Nel Lazio abbonda il fritto misto di verdure e il capitone. Nella capitale si cucina la minestra di pesce o la pasta e broccoli in brodo di arzilla.
Ricette natalizie, la “mappa” del Centro Italia
Come anche al Sud si dà grande importanza al famoso cenone della vigilia, mentre al Nord, invece, si privilegia il pranzo del 25 dicembre. E se per il 24 la tradizione predica magro, il giorno dopo il menù si personalizza e varia da famiglia a famiglia.

Il culto della tavola
Cosa si mangia nelle regioni italiane a Natale? E, in particolare, al Centro? Sicuramente le abitudini alimentari cambiano da regione a regione e nella parte mediana dello stivale si celebra la festa più attesa dell’anno prendendo a prestito tradizioni dal Nord e dal Sud a seconda della posizione geografica. Qui panettone e pandoro sono immancabili, ma sulle tavole degli italiani ogni luogo vanta un proprio piatto tipico per il Natale. Le principali differenze riguardano innanzitutto modalità e i tempi di festeggiamento. Al Centro come anche al Sud si dà grande importanza al famoso cenone della vigilia di Natale, mentre a Nord, invece, si privilegia il pranzo del 25 dicembre. E se per il 24 la tradizione predica magro, il giorno dopo il menù si personalizza e varia da famiglia a famiglia.
Partiamo dall’Emilia e parliamo di Modena. Qui, strano a pensarsi, si mangia pesce. Anche se solo conservato. Gli spaghetti con tonno, sgombro, acciughe e pomodoro sono un diktat natalizio di tutto rispetto e non mancano mai nemmeno le frittelle di baccalà e il baccalà in umido con polenta. Ma la vera ricetta natalizia di Modena sono le stortine, anguille cotte alla brace e marinate in aceto che, una volta messe in scatola diventano tutte storte e da ciò deriva il nome. Nel resto della regione poi troviamo tortellini e passatelli in brodo, le classiche tagliatelle e le lasagne così come i tortelli di zucca e alle erbette o con prosciutto e culatello.
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