GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
La morte di un Papa, Papa Francesco, diventa un episodio più che centrale, centralizzante, perché all’improvviso assume di per sé le caratteristiche di evento fotografante moltitudini di esistenze che sembravano lì così, non si sa bene a cosa aggrappate o semplicemente abbandonate a se stesse, forse in attesa di chissà che cosa per cambiare o non cambiare il segno di un percorso o per continuare a rimanere abbandonati a quello che pure era sembrato, in un tempo lontano, l’inizio di chissà che cosa, forse di niente. Eppure, il Papa, Papa Francesco, ci ha messo poco per cambiare il mondo, per voltare pagina e tentare di riportarci tutti, come in un battito d’ali, lì dove, in fondo, abbiamo sempre tentato di stare: senza divisioni, senza finte supremazie, senza primati. Perché , Francesco, ha rimesso al centro un antico e fondamentale principio: il principio di umanità. Sì, siamo e rimaniamo centrali nel percorso di crescita di quello che siamo e di quello che diventiamo, anche di quello che pure rimaniamo. Eppure, troppo spesso, quasi sempre, ormai non ci riconosciamo. Siamo cambiati nel nostro profondo, abbiamo tralasciato tutto quello che pure siamo, non abbiamo più niente di quanto ci ha consentito, e ancora ci consente, di andare avanti, al di là del nostro egoismo – egoismo – che è diventato sempre più dominante. E’ per queste motivazioni, per questi principi basilari che sono di nuovo e per sempre al centro di tutto quanto faremo o non faremo che ciascuno di noi è oggi più povero: ha perso il riferimento centrale di ogni percorso già avvitato al futuro, perché è quella speranza di un mondo migliore, più giusto, più aperto su tutti gli altri mondi che pure sono dentro di noi.
Grazie Francesco, per averci insegnato a camminare. E a non perdere mai di vista gli altri, quelli che soffrono, che hanno ogni momento bisogno di noi. Grazie.

Papa Francesco
