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I numeri dell'economia »

Quando in Italia incominciò lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, mettendo in rete l’energia alpina, la Val Padana si industrializzò come per incanto, il Centro-Sud rimase povero.
Il Piano Mattei? Sono io, firmato Descalzi . . .
Il racconto che si intravede dietro gli intrecci della finanza monopolistica globale, che diventa sempre più capace di condizionare i comportamenti delle singole nazioni.

di Pasquale Persico

Nelle ultime settimane al tandem Meloni-Descalzi si è aggiunto anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e l’amministratore delegato del fondo statunitense BlackRock, Flink, interessato a tutte  le infrastrutture di supporto alla distribuzione e produzione di energia. I quattro hanno in più incontri reso esplicita la distanza tra il loro linguaggio sull’energia e quello di Enrico Mattei. Richiamando ancora una volta il pensiero scritto di Enrico Mattei rendiamo esplicita la misura di questa distanza e proponiamo di parlare in futuro di Piano Descalzi, in modo da rendere più comprensibili gli intrecci della finanza monopolistica globale, capace di condizionare i comportamenti delle singole nazioni. Mattei teneva ben in mente cosa significasse far risalire la soggettività delle imprese e del governo, a partire dall’Eni: “Nell’Ottocento il costo del Carbone, unica fonte di energia del tempo, a Genova , era il doppio di quello dei Paesi produttori di carbone, Inghilterra e Germania. Quando in Italia incominciò lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, mettendo in rete l’energia alpina, la Val Padana si industrializzò come per incanto, mentre il Centro-Sud povero di acque adeguate rimase indietro, ma molto indietro. Oggi noi possediamo dei quantitativi di metano, fonte a più basso prezzo in Europa, così come la benzina ed il prezzo del diesel. Noi vendiamo la benzina e le altre fonti energetiche, senza imposte, ad un prezzo inferiore perfino agli Stati Uniti. Andare incontro agli interessi dei consumatori ed ai produttori è il nostro contributo al Paese. Anche i prezzi dei fertilizzanti, nel nostro Paese, sono i più bassi del mondo.

Ecco un primo scenario, o racconto di una politica per l’energia con pochi condizionamenti esterni all’Italia ed a supporto del governo per l’ efficacia della politica industriale. Poi una dichiarazione esplicita, che possiamo definire Piano Mattei per l’Africa e l’Oriente: “Abbiamo immense possibilità di sviluppo in Europa, Africa ed Oriente. Nei Paesi che hanno necessità di iniziare uno sviluppo industriale, abbiamo la possibilità di moltiplicare le collaborazioni. Abbiamo iniziato queste collaborazioni con una formula nuova; un’associazione al cinquanta per cento sia nei consigli di amministrazioni, sia nella distribuzione degli incarichi tecnici. Pensiamo che questa opera sia utile per tutto l’Occidente, che a sua volta ha bisogno di nuovi modelli collaborativi”.

La cronaca degli incontri, delle persone citate, vedi Il Sole 24 ore della scorsa settimana, ci racconta altre storie. Tutte le figure istituzionali citate fanno una critica esplicita alla UE sui temi della transizione ecologica. Poi nel merito rendono espliciti i singoli obiettivi. L’Eni , è facilitatore e pivot per accontentare la revisione delle accise sul gasolio, nonostante le critiche degli autotrasportatori, che però avranno la possibilità di rifornirsi fuori dell’Italia rendendo non quantificabili i vantaggi per la Finanziaria. Ma la stessa Eni acquista azioni ENI (?), e resta favorevole a nuove partecipazioni del Fondo Americano, anche in altri settori diversi dall’energia (es. Poste Italiane e settore agroalimentare); il tutto per aiutare le esigenze a breve del governo per la finanziaria ma privando lo stato italiano di future entrate (per debito buono) sui dividendi di settori monopolistici non trascurabili, dove lo Stato è ancora azionista di riferimento.

Ma il vero nodo politico è proprio il tema di come promuovere la collaborazione tra più soggetti nel settore della transizione ecologica, rendendo espliciti gli obiettivi della collaborazione nei piani di area vasta. Piani energetici integrati hanno difficoltà ad emergere perché la finanza internazionale segue ancora la logica del rendimento finanziario ed in borsa delle singole imprese partecipate. La visione finanza globale prevale anche su quella europea (basterebbe raccontare quello che è avvenuto e sta avvenendo nel settore del latte e dei prodotti storici del formaggio Italy). “Mi hanno accusato di tenere i prezzi troppo bassi, nel nostro Paese, per i prodotti petroliferi”, affermava Mattei, ma era il suo credo per lo sviluppo. Oggi dovrebbe essere più esplicita e misurabile la capacità dell’Eni, dell’Enel, e degli altri gruppi produttori di energia con materie prime non fossili, di stare in un’unica visione della transizione ecologica, digitale ed ambientale. Quello che non ci piace e come il coro dei quattro, a cui si è fatto riferimento, diventi abbastanza lontano dal linguaggio di Mattei. Sarebbe necessario rendere esplicita la convergenza strategica tra Fondo Americano ed ENI e, poi, misurare le responsabilità politiche della presidente del Consiglio e del presidente degli Industriali, nell’adesione al Piano Descalzi, (Mattei lasciamolo vivere la sua stagione storica di gatto selvatico, insieme con Camus, Spinelli e Silone).

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Pasquale Persico
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