GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
Il racconto al quale abbiamo già assistito – che è ancora in corso e che, presumibilmente, continuerà anche nei prossimi giorni e mesi – a proposito di Europa e di Ue, in realtà, ci conferma che le condizioni che determinano le relazioni del nostro Paese con gli Stati che comandano nel contesto europeo (Francia e Germania, principalmente) non solo peggiorano sul piano generale dell’immagine e della comunicazione, ma, addirittura affondano (se possibile) con preordinata tattica esecutiva quando l’Italia prova a riaffermare la propria identità politica, la sua stessa esistenza in vita (politica e istituzionale), che, in fondo, rispetta la relazionalità più generale, le varie esperienze diplomatiche che vanno avanti, la titolarità di un ruolo affermato con chiarezza anche in sede diplomatica. Perché, invece, evidenziare con fermezza e con mancanza di buona capacità relazionale, ogni tipo di connessione politica con l’Italia? Perché relegare e subordinare al ruolo che l’amicizia personale può recitare, il senso di una scelta (politica) vera e propria che ha già raggiunto traguardi sicuramente positivi? Non è stato proprio il fattore politico che ha disegnato l’ampiezza e la solidità Ue in tanti episodi di fatto già vissuti con un buon livello di successo dalla coppia Meloni-van der Leyen? Perché fare finta di non vedere tutto questo e ignorare un fatto politico vero e proprio che è stato ed è davanti ai nostri occhi e che, a nostro avviso, ritroverà il filo del discorso che sembra ora interrotto? Che cosa ne pensano tutti gli attesi protagonisti di un nuovo racconto che l’Ue deve al più presto iniziare a scrivere per dare pieno senso alla sopravvivenza effettiva dell’unica e consistente parte che spetta a tutta l’Europa in un contesto globale per molti versi appeso alle sponde esterne degli Stati Uniti, che restano gli alleati anche nel nuovo mondo che c’è già e che ci pare, va detto, abbia già fatto le sue scelte? In altre parole, il duo Meloni-van der Leyen è un consolidato accordo di piena collaborazione che non può essere interpretato, per semplice convenienza politica, come una innovazione politica di stampo negativo, anche alla luce di quanto realizzato dalla Meloni, in un contesto che si concentra nel riaffermare i giusti “no” agli estremismi che si possono leggere in chiave politica, ma che perdono peso e tracciabilità se si riesce consolidare nell’azione della van der Leyen un preciso percorso di raggiungimento degli obiettivi politici che è il primo impegno che il presidente della Commissione deve rispettare per non perdere peso e credibilità nel contesto, appunto, europeo prima di tutto, ma sicuramente mondiale nel senso più ordinariamente possibile che gli spetta.
Ecco, quindi, che tra campagne elettorali più o meno sempre pendenti, in vari e importanti Paesi, tra casualità politiche ancora irrisolte e pendenti, nasce la nuova Europa, aprendo una prospettiva sempre più importante per tutti i suoi componenti. E l’Italia ci sarà, al di là di ruoli, competenze, profili politici eccetera eccetera. Ci sarà, anche con Meloni e van der Leyen.
Ernesto Pappalardo

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