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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Le città a democrazia plurale, è un obiettivo possibile?

Dopo le elezioni europee e gli incontri del G7, ripropongo la lettura di un capolavoro assoluto della poesia di tutti i tempi, La terra desolata, del poeta Eliot,  opera simbolo della letteratura del ’900, può essere utile a dare spessore a più riflessioni. Rifare un viaggio nel cuore della terra in disordine e dell’umanità senza umanità, significa affrontare il problema della desolazione del nostro tempo di regressione culturale, una riflessione dalle guerre al nulla della politica internazionale, per rimettere  a fuoco il destino della  civiltà occidentale, le sue paure e le speranze residue; e fare riapparire   l’inferno di un mondo in abbandono, desolato, dove la vita e la morte, l’ombra e la luce si inseguono in una lotta senza spiegazioni facilmente condivisibili. Diventa, così,  una perdita di  speranza anche la visita di Papa Francesco al G7; egli  poche settimane fa aveva parlato con la voce del prelato Mario Gambetta, che ha promosso a Roma il meeting mondiale Humanity Fraternity . La proposta sembrava possibile; avanzare l’idea un G-Tutti, o di una ONU più efficace, per la moltiplicazione del messaggio di fratellanza è sembrata, al G7, un’utopia, che  non poteva apparire nemmeno un auspicio dopo una giornata fatta di tattica e di annunci sospesi.

L’Europa in completa regressione è apparsa come continente desolato, incapace di pronunciare la visione federativa, sia nella visione larga del messaggio di S. Francesco che nella versione stretta della Costituzione europea. Poche cose, da mettere in comune hanno avuto vita difficile; tutto è stato speso dentro ipotesi tattiche, per nazioni. La fiamma della speranza non è apparsa perché la cultura contemporanea, che legge la storia del nostro tempo, non è stata invitata nemmeno alla cena di gala. Eppure il luogo invitava al viaggio, dall’occidente verso l’oriente per fare l’inventario infinito dei popoli che vorrebbero, come Camus, parlare di pluralità degli obiettivi da raggiungere.  Come dare, allora, ai temi del cambiamento uno spessore etico di nuova urbanità, la quinta, per dare sostanza  alla terza ecologia necessaria ad inquadrare il futuro delle città del mondo? Non c’è stato spazio per parlare di fraternità laica come base del mondo nuovo, le relazioni sociali ricche e belle non sono state elencate, e quindi non sono apparse le riforme delle politiche dei continenti. I cinque cerchi delle Olimpiadi montati sulla tour Eiffel non riescono a comunicare la fratellanza delle discipline olimpiche fra tutti e cinque i continenti, restano sospese sulla torre, come  un simbolo di lealtà in difficoltà. Ancora una volta il concetto che tutto è connesso è stato accantonato, ed il discutere dei problemi ambientali è apparso un esercizio retorico, separato dalle problematiche da analizzare sui contesti umani, familiari e lavorativi da fare partecipare alla transizione ambientale. Una  visione credibile per una crisi sociale globale non è apparsa, troppo separate sono le istanza politiche portate al G7.

Il simbolo di Assisi e la visione su cosa federare tra Stati in comunione di intenti sono restati sullo sfondo, come scenario che tramonta per l’Occidente ad Occidente, dietro le montagne della Basilicata, regione vicina alla Puglia che a sua volta da sempre è grata, a quelle montagne,  per l’acqua della provvidenza  che arriva grazie ad un oceano che oggi nasconde tutti i temi della crisi climatica che ci avvolge.

Ma non è possibile non ripartire con nuove idee su quali soggettività federare dal basso per sanare la principale malattia delle istituzioni democratiche e partecipative. Un ritorno al voto è la strategia necessaria ed in molti casi è avvenuto a macchia di leopardo nelle recenti elezioni. Una fiamma da alimentare con nuove idee e nuove proposte su come difendere i diritti acquisiti e la fratellanza tra comunità in difficoltà; tante difficoltà a partire dalla fuga dai luoghi diventati invivibili, devono essere superate. La risorgenza della città a democrazia plurale deve diventare l’obiettivo possibile, e federare città e territori nascosti invece che Stati a vitalità spenta diventa una rivoluzione culturale da misurare con pochi indicatori di efficacia della politica che verrà.


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