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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Basilicata Musei, viaggiatori in Val d’Agri e nei Parchi.

Antonella Perri e Tullio Romita, ambedue della Università della Calabria, nel quaderno della Società Italiana di Scienze del Turismo, affrontano con intelligenza la connessione tra archeologia, luoghi della cultura e sviluppo sostenibile. Essi mettono l’accento sul turismo relazionale ed esperienziale che potrebbe essere connesso ai temi della nuova urbanità riconoscibile in aree fino a ieri sconosciute. Il Portale vivilemuse.it, ideato da Pompeo Limongi di DNAMarateacontemporanea,  basato sul principio che le mappe non sono il territorio,  ma anche sull’idea che  produrre mappe,  che sanno raccontare le stratificazioni  culturali e naturali,  produce nuovi attraversamenti dei territori . Le mappe, ben comunicate   diventano  un invito a moltiplicare le tipologie del viaggio. La macroarea di riferimento di vivilemuse.it comprende una quantità elevata di comuni, che anche oggi, Ernesto De Martino e Carlo Levi, avrebbero definito comuni dell’Assenza, cioè fuori dal protagonismo necessario a dare soggettività al progetto di cambiamento per lo sviluppo. In questi luoghi della malinconia, la mancanza di speranza attiva, da secoli, è  diventata fattore non secondario per spiegare la mancanza di reti relazionali, che aiutano l’uscita dai confini culturali in cui le comunità stesse  si sono chiuse. I due autori universitari  citati, però, ci dicono che nella post modernità il viaggio reale e quello virtuale sono  in una nuova relazione. Le avanzate opportunità delle tecnologie della comunicazione e l’esplosione delle opportunità a costi contenuti,  segmentano e moltiplicano il desiderio di conoscenza diretta,  facendo entrare nuove aree e nuovi luoghi in un mercato del turismo e del viaggio di conoscenza .

Il portale, seguendo anche qualche suggerimento di Franco Arminio , in visita a Maratea, è poggiato su persone che scrivono e parlano con ottimismo dei luoghi da loro abitati, siano essi nelle istituzioni culturali o semplici studiosi. Essi diventano conoscitori di storie significative, e  raccontano di conoscenze dimenticate facendole  riemergere come cocci capaci di parlare di futuro.

La Direzione Basilicata dei Musei ha aderito alla proposta di DNA Maratea di unificare e sviluppare la comunicazione su luoghi dell’archeologia classica e luoghi della storia etra-archeologica, a partire dalla Val d’Agri e dall’area Archeologica della città di Grumentum.  L’esperimento con le attività promosse sia nell’area archeologica che, con altra modalità,  negli oltre 400 comuni della macroarea fino a Taranto,  comincia a dare risultati ipotizzati dai due autori già citati.  Le attività, nel raccontare l’archeologia del luogo (vedi recente connessione dell’area archeologica di Grumentum al museo degli Epigrafi di Atene) ampliano il racconto alle presenze prima e dopo la distruzione della città di Grumentum ad opera dei Turchi; hanno aperto nuove reti relazionali tra molti Paesi; ad esempio, Montemurro e Grumento rivisitando i loro archivi e le loro  iniziative, sono riusciti a produrre idee, in elaborazione,  per nuovi  milieu creativi a spettro largo; riemerge l’attenzione verso i residenti quasi equivalenti, con l’emersione di nuovi sentimenti di vicinanza culturale. Il turista post moderno, o lo studioso per nuove ricerche, viene percepito come capace di dare nuovo valore al territorio e cambia la modalità di accoglienza; in questo consiste l’uso o il riconoscimento di un nuovo milieu territoriale; si allontana il concetto di  luogo puntuale di offerta d’accoglienza, spesso della categoria artificiale e standardizzata. Riemergono i segnali di una qualità potenziale del vivere nel luogo, che così si allontana dall’essere luogo dell’assenza o  non luogo. La risorsa archeologica perde la caratteristica tradizionale di luogo turistico minore o maggiore ma diviene il la per iniziare a guardare il paesaggio più ampio che parla di storia e di storie, della natura e degli insediamenti, di esseri viventi e di esseri terra (montagne o fiumi). Il patrimonio ambientale riemerge, si prospetta una evoluzione ecologica più connessa al potenziale dello sviluppo sostenibile; si  moltiplicano le  opportunità e si misurano segnali di partenze e di arrivi di viaggiatori interessati ad apprendimenti diversi. Il dato archeologico diventa segnale di una complessità nascosta. Si tratta – seguendo A. Corandini, ed.  Einaudi – di vedere da un indizio archeologico, il messaggio sul contemporaneo che ci circonda e che ancora non sappiamo ricollocare nel nostro bagaglio culturale; questo nuovo apprendimento deve farci percepire di stare nella storia delle pietre e della natura, degli uomini e degli altri esseri viventi, che hanno accumulato conoscenze da fare emergere. Patrimonio e territorio ritornano a parlare di futuro con gli occhiali della mente e non con gli occhiali del consumo che di solito appartengono alle agenzie turistiche, senza volere offendere la loro professionalità; questa, spesso, è mortificata proprio dalla comunicazione invasiva del prodotto-consumo  dominante.

 

 

 


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