GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
Sembrano inaridirsi le prospettive di ritrovare il perimetro di una descrizione adeguata di quanto si verifica nel quadrato magico, perché davvero insondabile e non prevedibile, della macchina “politica” nazionale. Come sempre accade, a quindici giorni dal voto, la partita non solo si complica, ma, soprattutto, assume le sembianze di un vero e proprio palco teatrale, dove non solo non mancano i protagonisti, ma tutti – proprio tutti – si reputano al centro dell’attenzione e, quindi, destinati, in ogni caso, ad esprimere il proprio parere, la propria visione, la propria prospettiva senza dubbio in grado di complicare ancora di più le cose. In altre parole, lo spettacolo entra nel vivo e conferma, questo sì, la confusione più totale che regna sovrana, ma soprattutto lascia emergere una piena consapevolezza che è alla base del disimpegno e della distanza che in tanti hanno ben messo tra loro stessi e i partiti che intendono, in qualche modo, rappresentarli. Almeno nel contesto utile a determinare il vestito che l’Ue riuscirà a ricavarsi dalle prossime elezioni, il quadro che si delinea con largo anticipo è proprio questo. Una larghissima massa che non parteciperà il voto, questo dicono le proiezioni/previsioni, e una partita che proverà a ricordare l’accaduto nei mesi duri della pandemia. Ma di veramente buono l’Ue – oltre, naturalmente, a potere legittimamente rivendicare di avere saputo dominare e sconfiggere il dilagare ulteriore e in ogni caso nefasto del virus – che cosa ha messo in campo? Un supporto economico certamente più che adeguato – il cui costo effettivo sicuramente grava e graverà, in relativa parte naturalmente, anche sulle nostre spalle – e una ripartizione di ulteriori risorse che dovrà comunque produrre, al di là della serie di rimodulazioni alle quali stiamo assistendo, nuovi spiragli di crescita (prima o poi). O no? Il problema sostanziale che prende forma, quindi, e che nel tempo chissà quante volte sarà affrontato e produrrà pure diverse e superflue interpretazioni, riguarda non solo la capacità di spesa (primariamente pubblica), ma il piano di accoglienza delle risorse e relativa (ma soprattutto efficace e programmata) pianificazione. Questo discorso è, per la verità, già fuori dai tempi, ma, a parte qualcosa (anche di meritorio ed effettivo) non si intravede il “prendere forma” concreta del Pnrr, che pure sembra così ben strutturato e predisposto per attivare al meglio opere, posti di lavoro, risorse e quanto altro ancora è possibile e auspicabile. Ma in questo punto medio e determinante arrivano le elezioni. Si tratta di non sbagliare, di non rallentare la capacità di spesa e di controllo, di verificare con attenzione quello che sta accadendo e si sta mettendo in campo. Ecco, di fronte a questo quadro così strategicamente complesso e complicato, come reagirà il tanto “diversificato” elettore europeista? Nel frattempo, può approfondire, verificare, documentarsi, comprendere, magari meglio, che è un passaggio importante, molto importante. Come andrà a finire?
Ernesto Pappalardo

Il percorso dell'Europa
