contatore visite free skip to Main Content
Ticker news is disabled.
info@salernoeconomy.it

Lo speciale »

Tra antiche origini e contemporanei sviluppi dell’arte del fare il vino, che amplia la propria platea di appassionati.
Cultura nella coltura: paronomasia commistionata del nuovo turismo
Il settore vitivinicolo rappresenta un marchio Made in Italy ed è elemento fondamentale per creare un effetto a catena di sviluppo economico.

di Marco Apicella

L’origine del vino è antichissima e le testimonianze di questo affascinante prodotto si perdono nel passato; molte sono le civiltà o i personaggi a cui è stata attribuita la sua paternità, ma attualmente gli studiosi non sono in grado di indicare con certezza chi lo abbia inventato e dove. La storia si intreccia con figure mitologiche: il dio romano Bacco, diventato emblema del vino, i Romani, infatti, per contrastare lo stato di ebbrezza avevano l’abitudine di diluirlo con l’acqua (alcuni ancora oggi, ahimè, blasfemicamente, provano a farlo!); Noè che, dopo il Diluvio universale, piantò la prima vite; e infine la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden che vedono proprio nell’uva e non nella mela il frutto proibito; o ancora come tema religioso che ritorna nel Cristianesimo durante l’Eucarestia.

Il mercato mondiale non fa la tara al dualismo enologico Italia-Francia e le considerano i territori prediletti, come il top della viticoltura e della produzione vitivinicola: i pregiati vini francesi si sono affermati per la loro superiorità, così come molti vini italiani per la loro esclusività. Tuttavia oggi questo primato si proietta anche verso nazioni, non notoriamente archetipi della tradizione, come Stati Uniti, Sud Africa, Cile, Germania, Nuova Zelanda (che produce un Sauvignon Blanc per una cena romantica da non dimenticare!), Ungheria e Giappone.

L’enoturismo nasce nei primi anni Novanta, combinazione, non spuria, di vino e turismo, un percorso che le aziende polarizzano verso il consumatore, e su questo humus si proietta l’ipotesi di un nuovo paradigma nel quale si riscopre il territorio locale valorizzando le tradizioni.

È un’esperienza in cui la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole e alimentari locali si abbina alla visita dei luoghi di coltura e di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite. L’enoturismo comprende, oltre alla semplice degustazione, tutta una serie di attività collegate, quali visite aziendali alla cantina di lavorazione e di affinamento, nonché all’architettura dei vigneti, e può estendersi fino allo svolgimento di attività educative, come il turismo vendemmiale. Oggi, dunque, può essere visto come un’opportunità di arricchimento culturale che coniuga il vino all’arte, alla musica, al design, alla storia.

Alla dimensione culturale e identitaria si aggiunge nel tempo libero l’attività di benessere (massaggi, idromassaggi e SPA) nei vigneti, attività artistiche e di rilassamento psico-fisico, tour e laboratori didattici per l’intrattenimento dei bambini, tour a cavallo, visite con un trenino turistico, tour in bicicletta e/o in e-bike e infine trekking tra i vigneti e momenti di animazione in villaggi turistici.

Si può assistere, infatti, a spettacoli artistici e musicali (in tal senso mi sono reso protagonista di una performance ludico-enologica in una struttura ricettiva) e le cantine sono, spesso, vivacizzate da una serie di temi ispirati ai colori del vino, ai fiori e alla natura.

Nella maggior parte dei casi, il fine di ogni esperienza enoturistica è il divertimento capace di rigenerare un tessuto tra ospite e ospitato.

Da ultimo, ma non meno rilevante, la sostenibilità, oggi sempre più un driver di scelta, sia per un approccio green che per l’essere responsabili socialmente.

A smitizzare, invece, un po’ la figura del sommelier e per ammorbidire il suo rituale tecnicismo, (corretto ma, forse, con eccessiva manichea seriosità, e questo ci crea un po’di ilarità!) possiamo rimandarci alla gag sull’intenditore del vino, interpretata, magistralmente, dal comico Antonio Albanese, o a una delle scene più esilaranti del film “No problem” dell’attore napoletano Vincenzo Salemme, quella della degustazione degli ignari sommelier che magnificano uno Chateau del 1961, mentre in realtà al posto del prezioso liquido c’è un ben più prosaico e modesto vinello d’annata! (l’incubo ricorrente di ogni sommelier…).

Per non citare le svariate reti televisive che ci offrono altrettanti seducenti programmi di cucina in tutte le salse, condotti da stellati e stelline di turno, sapienti ma (forse) conditi da ostentata teatralità per l’arte culinaria; mutatis mutandis il turismo enogastronomico si rappresenta, a tutti gli effetti, in una più completa forma espressiva ed è destinato a coloro che vogliono conoscere innovative fioriture culturali e in cerca di esperienze emozionali. Peraltro, il settore vitivinicolo rappresenta un marchio Made in Italy ed è elemento fondamentale per creare un effetto a catena di sviluppo economico.

Enogastronomia e cultura sono, quindi, due facce della stessa medaglia: il turista enogastronomico-culturale è colui che presta attenzione all’aspetto culturale sia di una destinazione sia di un artefatto, e che ritrova nel cibo e nel vino quella parte di esperienza e dimensione culturale e, perché no, qualche verso di poesia: In dolci moti si uniscono i venti del cielo, il chiarore del sole abbraccia la terra / Questioni di odori e di sguardi / Occhi che vedono il fondo delle cose / Bocca che parla l’essenza delle cose / Salta, balla, raccogli l’amore tra le mani e fallo cadere addosso come l’acqua del mare.

 

 

Vino Lo Speciale 2
Arte antica, ma anche post-moderna
Back To Top
Cerca