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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Da L’Industria a In-Dustria (Il Mulino), ancora impossibile?

Come ben spiegato da Gianfranco Dioguardi (custode del Tucano di ceramica della Fontana Felice di Ugo Marano, insieme con Patrizio Bianchi) nel volumetto su City School , una scuola per nuove competenze multidisciplinari è necessaria. Con l’arrivo del Medio Evo si svilupparono le città come organizzazioni del territorio, standard di logistica (e culturali) riposizionarono le città anche in termini di umanesimo e di urbanità. Si può parlare di evoluzione dalla prima alla seconda urbanità. Si moltiplicano, nella seconda urbanità, le rotte commerciali tra città. Si creano le condizioni per parlare di “paleocapitalismo” dell’impresa in evoluzione, descritto da Adam Smith, capitalismo manifatturiero, che poi sarà presentato da Marx, dalla Robinson e molti altri, fino a Keynes e oltre,

di una teoria sull’organizzazione. Nascono le prime scuole di management, prima negli Usa e poi altrove. La domanda per tutte queste nuove scuole è stata semplice, la risposta è sempre, anche oggi, in evoluzione: “Siamo un’organizzazione?”, “Come rendere efficaci ed efficienti i processi di produzione di economie di scala e di reti?. Un mio studio pionieristico, insieme con Luigi Esposito (1972) è stato recepito nel volume di Einaudi Crisi e ristrutturazione dell’economia Italiana, a cura di Augusto Graziani.  Lo stesso studio è ripreso in più libri ma sopratutto nell’Enciclopedia, Storia dell’Italia, volume 22, “L’Industria”, editore Einaudi-Il Sole 24 Ore, con il titolo  “I mutamenti dell’industri manifatturiera 1961-71.” Usando la distribuzione Gamma e stimando i suoi parametri evolutivi, è stato possibile misurare gli effetti di scala e di rete dei settori manifatturieri nell’evoluzione dal 1961 al 1971. L’articolo scientifico, mettendo in luce la distribuzione caratteristica dell’intero settore manifatturiero, rileva l’evoluzione verso una J Shaped distributiva, che segnala una struttura bipolare tra grandi imprese ed una moltitudine di piccole imprese con poca densità delle medie imprese. Questo studio sulla crescita delle dimensioni e delle imprese con dimensione 0-1 di addetti, suggerisce di approfondire il caso Fiat e l’evoluzione del gruppo, da Industria a In-Dustria, (articolo richiedibile). Questa distinzione annuncia che il fuori industria,  diventava la nuova evoluzione organizzativa con l’avvento delle Hi-Tech. La teoria dell’organizzazione scopre la terza urbanità, mentre oggi, che siamo nella quarta urbanità, con la tecnologia più connessa all’AI, intelligenza artificiale, la mia raccomandazione di allora (1994) al comitato scientifico della rivista l’Industria diventa una “sgridata”. Stefano Scarpetta, direttore OCDE, ci dice di allargare lo sguardo ancora di più, verso i modelli generativi di IA, pur sottolineando gli enormi costi sospesi, a livello di settore innovativo (con l’80 per cento delle start up in difficoltà, verso il fallimento, sebbene protette da diverse culture del rischio in molti Paesi). Egli sottolinea che tra  Usa ed Ue la distanza di produttività è enorme: se non si capisce questo cambiamento epocale, continuiamo ad essere innamorati della parola Industria, e non a caso il mio articolo – “ La Fiat ed il passaggio da Industria ad IN-Dustria” – trova  accoglienza scientifica  in altri luoghi.

Posso dire che oggi che la politica economica e quella industriale, insieme, hanno sottovalutato il tema della crescita coordinata degli investimenti in Ricerca&Sviluppo, sia tra centri di ricerca pubblici e privati che sul territorio di terza missione (di cui si parla da pochi anni). Nel  mio anno sabatico all’OCDE, nel 1987, divisione Scienze e Tecnologia, ho rivisitato i modelli con funzione di produzione complessa, che introducono il capitale tecnologico accanto alle tradizionali variabili K, Capitale, e L, Lavoro, della funzione di produzione. Ho trovato nuove chiavi per spiegare il tasso di accumulazione dei diversi paesi, criticando l’approccio tecnologico allo sviluppo di cui si parla troppo oggi (PNRR).

Spiegare i temi della produttività per connetterli allo sviluppo è anche l’impegno di Draghi per dare suggerimenti all’Europa che verrà. Competitività e Sviluppo come misure virtuose di politiche del passaggio dalla terza alla quarta urbanità, sono ancora in campo, specie se si vuole connettere lo stesso tema ai diritti fondamentali riconosciuti dalle Costituzioni progressiste e dall’Onu. Si aprono scenari geopolitici di grande interesse e di grande complessità.

Ma torniamo al concetto di In-Dustria. Filippo Sandelli, su “Affari e Finanza” di Repubblica, ci parla di NVidia, multinazionale americana che progetta super-processori, capaci di fornire modelli di addestramento alle organizzazioni dell’AI manifatturiere, e non solo. Questa multinazionale è decollata fino a toccare oltre tremila miliardi di dollari di fatturato, con in rete, un’ altra In-Dustria, l’olandese ASML che costruisce macchine per stampare i chip più piccoli con tecnologia avanzatissima. L’In-Dustria madre, la NVidia, ha uno standard competitivo molto alto e controlla il 70-80% del mercato dei chip che connettono AI e modelli organizzativi, chip da 40.000 dollari ciascuno. Essa va anche oltre il concetto di In-Dustria perché è FAbLess, non ha stabilimenti, progetta appalti in rete e fa nascere ad esempio “Fonderie contemporanee”, come la Taiwanese ISMC, per stampare chip.

Allora, a proposito della letteratura in campo sulle Periferie  competitive – vedi ultimo volume con questo titolo in grassetto di  Bucioni e Corò, ed il Mulino, con grande risconoscimento al collega  Marco De Tommaso – si può affermare che molti linguaggi sono ancora da approfondire. Una nuova visione della geografia competitiva si affaccia in maniera diversa dalla visone presentata a proposito delle ecoregioni su scala mondiale, il concetto di ecosistema nella realtà globale si inserisce in una visione più larga di ecoregioni. La geografia manifatturiera e dei servizi strategici ha reti globali  che fanno rivedere in profondità i vecchi concetti di vantaggi competitivi localizzati, dei distretti, dei poli industriali e dei gruppi di impresa (Iacobucci ed altri) e, soprattutto, le città sono  infrastrutture complesse  inclusive, ma poco orientate allo sviluppo di area vasta ed ai diritti di cittadinanza. All’Italia ed all’Europa spetterà allargare le strategie di nicchia nelle reti globali leader del capitalismo finanziario, che, come aveva previsto Marx in una lettera ad Engels, vedranno protagonisti i continenti non europei per la naturale evoluzione del capitalismo manifatturiero e finanziario, che mischia manifattura organica e manifattura disorganica,cioè industria manifatturiera, In-dustria con inclusione dei servizi immateriali e la paleomanifattura di Smith.


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