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Bacone descrive il viaggio verso la Nuova Atlantide, una città ideale dove la società che la abita è una società fertile e felice: la felicità è basata sulla reciprocità ed il furore per la conoscenza. Nella città ogni giorno è un festival delle idee e l’inclusione delle nuove idee attrae e moltiplica la presenza non solo dei giovani talenti (con riferimento alla nuova città di Atlantide). Giulio Carlo Argan, nel fare la storia delle città, ci avverte: la città ideale è, in realtà, un punto di riferimento, che, in diverse epoche storiche, ci aiuta a tentare di misurare quanto è necessario fare per la città esistente. Napoli e la sua città metropolitana da qualche anno si interroga sull’evoluzione del proprio ecosistema di innovazione, partendo dal presupposto che la sua storia è piena di ricerca di base e piena di ricerca applicata anche per la presenza storica dell’Università Federico II e di altre attività culturali e scientifiche rilevanti. Per la letteratura sulle città intelligenti, queste, stanno generando una massa critica di nuove start up per la città che verrà, e sono quelle che, in diverse parti del mondo, interpretano al meglio la metamorfosi della città-infrastruttura complessa. La metamorfosi interpreta la rivoluzione digitale, la rivoluzione energetica e la rivoluzione ambientale con la velocità necessaria a riposizionare la città nella nuova era della realtà aumentata. Tutte le città del mondo guardano a New York come città del Meta Verso, e, non a caso, Gianluca Galletto – “Viva New York. Rinasce la Grande Mela”, Paesi Edizioni, 2023 – individua un’occasione (difficile) anche per l’Italia. Galletto suggerisce di guardare alle realizzazioni che stanno funzionando, già, nella realtà di tutti i giorni. Non siamo in presenza di una lista di desideri ma in presenza di proposte piene di casi concreti in cui la velocità delle azioni potrebbe essere suggerita nei diversi campi della transizione ecologica della città metropolitana di Napoli a partire dall’esperienza dell’ecosistema di innovazione di Napoli Est. Qui la nuova Accademy della Università Federico II tenta di affrontare il tema delle periferie in metamorfosi competitive. La professoressa Mita Marra, che già ha scritto su questo tema, sta immaginando nuove costruzioni di ponti tra Università ed industria non solo per Napoli ed a San Giovanni, ma anche nelle aree interne, scegliendo l’area vasta intorno Altavilla Irpina ed il territorio di Caggiano, come reti di città sparse da esplorare e riposizionare. Ha invitato il Prof. Fernando Gomez Baquero direttore Runway, Jacobs Institute, Cornell-Tech da New York a Napoli: al centro dell’attenzione le esperienze in campo nell’altra città , il territorio delle cosiddette aree interne: proprio qui nasce il concetto di vantaggio competitivo localizzato di cui parla di cui parla Krugman (“Geography and Trade”). Va detto che Caggiano vede la Fondazione Morra impegnata a realizzare la “Casa di Bacone”. Accanto al trasferimento dell’intero Archivio del “Living Teatro” da New York anche l’archivio di poesia visiva più importante al mondo, due attrattori che concorreranno a fare emergere la New Atlantide, e il già vivente della città futura.
Possiamo parlare di una Fabbrica Creativa che parte dalle avanguardie storiche, come progetto rigenerativo di nuova utopia in emersione? Il progetto è già noto in Usa, dove già si parla dell’emersione di una New Atlantide che interpreta i temi della terza ecologia: la Montagna Giurassica del territorio contiguo chiede al distretto dell’industria aeronautica campano di voler volare, visto che già ospita una tartaruga con la vela, che come Cesare Augusto e poi Cosimo Dei Medici ci hanno insegnato ad affrettarsi lentamente. Vengono così aggiornati i temi di due antichi pensatori, Parmenide e Zenone, che hanno onorato le terre lucane e cilentane ed oggi attraggono tanti cultori di studi filosofici e matematici. Zenone – la tartaruga con la vela – rinnova il suo paradosso e introduce l’ipotesi che la velocità di Achille, pie’ veloce, rende anche oggi difficile raggiungere la tartaruga. I due pensatori ci ricordano anche il pensiero di Jack Hirshman, economista delle sviluppo dei Paesi in difficoltà, che riparte dal concetto dell’importanza di arrivare tardi, per incontrare il nuovo tempo delle opportunità.
