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I numeri dell'economia »

L’ex presidente del Consiglio, in silenzio, pare ribellarsi al rumore avverso e incompetente che si è già ampiamente diffuso in vari Paesi.
Draghi e il dopo Draghi, come può nascere la nuova Ue
Ma rimane ancora sospeso l’insegnamento di Aldo Moro: “Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa ed essere nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo e la mediterraneità è da tempo in Europa”.

di Pasquale Persico

Ricordo, a me stesso e per i lettori, che qualche anno fa ho ripreso i temi della Lezione- Conversazione di Mario Draghi con i giovani della Università Cattolica Sacro Cuore, che gli aveva  conferito  la laurea ad honorem. La sua lezione era poggiata su tre parole chiave: conoscenza, coraggio,  continuità. La proposta arrivata dalla Francia di una candidatura alla presidenza della Commissione Europea, oltre che essere condivisa dall’Italia e dalla Germania, dovrebbe, poi, avere una sostanza programmatica che riguarda il confronto esplicito con i governi proponenti ed una riflessione profonda sulle decisioni che guardano al futuro dell’economia e della politica dell’Ue.

Adesso è ancora il momento del  silenzio, Draghi è ancora alle prese con lo studio commissionato dalla presidente della Commissione sul come dare una prospettiva alla politica economica del continente europeo allargato e, soprattutto, alla politica industriale. Si tratta in effetti di fare luce su  un passaggio cruciale, dalla sola politica monetaria, che è ancora da completare, fino ad una ulteriore cessione di sovranità per dare voce alla politica fiscale necessaria: questa, decisiva, per  dare impulso ad un futuro credibile. Egli ribellandosi al dominio del rumore avverso, emerso durante l’ultima campagna elettorale e dopo, oggi, preferisce giocare la carta della forza del silenzio.

Ciò non esclude che potrebbe predisporsi, con semplicità al confronto, se maturassero esplicite proposte sul programma comune delle nazioni, per dare all’Europa un principio di Stato  federale  che guarda ad un ruolo autonomo ed esplicito della Ue nel confronto  internazionale. Si tratta di fare emergere il nuovo coraggio degli Stati basato sulla conoscenza dei grandi temi da affrontare, dando a tutti le ragioni di  potere stare in un  coro di programma ad identità plurale, europeo ed inclusivo.

Sulle migrazioni, nonostante i principi costituzionali di solidarietà e responsabilità, vi è il rischio evidente di rimanere fermi senza un minimo di capacità di collegare il tema ad un nuovo processo di decolonizzazione sincera, nel mio linguaggio (ma anche quello di Mattei prima maniera). Aiuti alle popolazioni africane e non solo, ricollocazione degli emigranti connessa alla politica economica, e sviluppo della solidarietà devono stare in una sola visione.

Ecco la nuova questione mediterranea, sia essa la via del cotone o via della seta, o la politica dei Paesi dell’Occidente. Rimane sospeso l’insegnamento di  Aldo Moro: “Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa ed essere nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo e la mediterraneità è da tempo in Europa”. Un sostegno risoluto alla causa ucraina per una pace globale, poi,  dovrà emergere con più chiarezza., La stessa chiarezza deve diventare esplicito programma di politica economica  e politica industriale in tutte le valenze della transizione ecologica, energetica ed ambientale, per potenziare la competitività e la produttività, in una nuova visione del concetto di reti di città come infrastruttura delle macroregioni europee.

Ritorna il concetto di immigrazione intelligente a proposito della questione demografica ed, allora, riappaiono le ideologie e tutto si ferma, a partire dalle paure per le città plurali.

Il silenzio di Draghi è esplicito, deve partire un confronto largo ed esplicito sul processo di integrazione europeo, coraggioso e lungimirante, dove essere presidente della Commissione significa avere un terreno sgombro di ostacoli già percepiti, nel cammino della ripartenza. Una prospettiva per il buon lavoro da fare, riprendendo il concetto chiave di debito buono e cessione di sovranità, che non appartiene, per adesso al linguaggio delle campagne elettorali appena partite.

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Pasquale Persico
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