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Sui temi della competitività dell’Europa e dell’Italia molti dei miei amici economisti ed anche ex allievi di dottorati e master importanti, occupano posti chiave in ministeri finestra (Protezione civile, Ambiente, Infrastrutture e MEF). Il loro ruolo di suggeritori di politiche per la produttività dell’Europa che verrà, non emerge con continuità, tenendo conto dei loro studi fatti, anche a proposito dei temi relativi al controllo delle inefficienze e dei poteri dei gruppi monopolistici. Ambedue gli aspetti erano stati messi al centro delle speranze sul ruolo del Pnrr. Salerno Economy nelle nuove pagine del giornale ospita alcune riflessioni del Dott. Luigi Esposito, già funzionario dell’Unione delle Camere di Commercio della Campania, che, riprendendo la riflessione già avviata sui distretti industriali, chiarisce come i ritardi accumulati, a partire dagli anni ’70, hanno compromesso ogni ipotesi di rilancio della produttività totale del sistema Italia. Utilizzando, poi, male le opportunità, negli anni ‘90, connesse alle risorse delle politiche comunitarie europee. La politica economica dell’Italia, non a caso, ha assecondato sia la crescita delle rendite esplicite (rendita finanziaria, rendita fondiaria e rendita urbana) che di quelle occulte della intermediazione politica e dei settori connessi alle rendite ancora più oscure. Fabrizio Onida, con notevole ironia, a proposito delle strategie per il futuro e per l’attesa degli studi di Draghi e Letta, nel suo articolo sul Sole 24 Ore del 3 dicembre scorso, scrive che questi studi dovranno fornire alla Ue ed indirettamente alle nazioni europee, tra cui L’Italia, soprattutto un quadro delle politiche da non fare ed indicare una precisa direzione delle politiche da fare, a proposito anche del nuovo patto di stabilità.
Ritorna nuovamente al centro della possibile nuova politica economica dell’Europa il tema del debito buono, allora? Onida richiama alcuni presupposti per la politica industriale in comune, utilizzando i suggerimenti di Ricardo Hausmann (Harvard Kennedy School). Questi suggerimenti riguardano il come e chi produce economie di scala, scopo e di rete attraverso nuovi processi di Anticipatory Governance, utilizzando come per la salute delle persone integratori adeguati (contributi), e vaccini ed antibiotici adatti (riforme).
Il Pnrr, sul principio del debito buono aveva distinto i contributi a fondo perduto da quelli da caricare sul debito con parsimonia, scegliendo un mix tra integratori ed antibiotici adatti alla risalita della produttività totale, non disconnessa dalla riduzione del divario Nord Sud. Ebbene, basterebbe rendere esplicito il come sono stati assegnati i fondi Pnrr (diversi miliardi di euro) ai grandi player per l’energia, con gradi di monopolio differenziato (Eni, Enel, Snam, Terna ed Edison), per capire la distanza tra criterio del debito buono e modalità d’uso delle risorse Pnrr. Nessuno dei ministeri a cui si è fatto riferimento ha promosso un coordinamento tra questi player per integrare i loro interventi su specifici progetti. Un esempio prioritario: autonomia energetica differenziata in base alle caratteristiche climatiche e geomorfologiche delle eco-regioni. Rimane non chiaro chi produrrà economie di scala, di scopo e di rete per macroaree strategiche. Da coloro che risultano impegnati come suggeritori non arriva nessuna voce sulla tipologia di integratori (a fondo perduto) e debito buono (antibiotici) reclamati dai singoli ministeri, rimane la speranza di un risveglio dell’Europa a cui è sfuggita già l’occasione del Pnrr estesa anche ad altri Paesi in ritardo (basta misurare la crescita del debito sul Pil). Dovrò scegliere di fermarmi nel salire sugli alberi ed aspettare che il vento mi porti buone notizie, per poi riconoscere la voce degli amici non silenti.
