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Nel bel Libro “Vasilij Kandinskij e la geometria astratta” della collana diretta Piergiorgio Odifreddi sulle Scienze, l’immaginario dell’arte suggerisce di approfondire i temi della geometria non euclidea perché essa ci aiuta a costruire le mappe spazio-tempo più adatte a rappresentare la complessità dei temi territoriali che ci stanno coinvolgendo. Le mie esperienze di ricerca applicata su due aree di grande interesse per i rischi derivanti dalle varie forme di sisma – la prima è quella dell’Emilia Romagna e la connessione a terremoti/alluvioni, la seconda è la Val d’Agri e il legame con terremoti e transizione energetica – mi hanno avvicinato al problema del tasso annuo di fallimento di un’area costruita. Si tratta di mappe , su scala nazionale in cui, già oggi, si rappresenta la percentuale annua di fallimento di una costruzione, che è il numero atteso di terremoti che possono verificarsi in un anno, in un dato sito costruito o da costruire, oltre la previsione dei danni. Lo stesso tasso può essere calcolato per il rischio di alluvioni o di dissesto del suolo o per il cambiamento climatico, fino agli incidenti stradale e ai morti connessi. Ebbene, nel libro citato viene presentato il pensiero del matematico B. Riemman che dimostra come lo spazio fisico, connesso al tempo, ci porta a considerare un allargamento delle nostre visioni sulle mappe disponibili da costruire, essendo quelle che fanno riferimento alla geometria euclidea, con lo spazio a (sole) tre dimensioni, un caso particolare delle ennuple possibili con l’approccio non euclideo. Uno studio di confronto tra discipline diverse sui rischi connessi potrebbe, quindi, dimostrare una varietà di soluzioni per ridurre drasticamente i rischi multipli: terremoto ed alluvioni, cambiamento del clima ed alluvioni, difesa suolo, terremoti e logistica dei trasporti, eccetera.
Questa mia sensibilità è stata trasferita agli amici dell’Agenzia del Terremoto dell’Emilia Romagna ed ai responsabili del rischio in Val D’Agri presso la Regione Basilicata, per orientare la progettazione con nuovi criteri a valenza transdisciplinare. Si potrà arrivare alla conclusione che le mappe da produrre, ci diranno che strutture ed infrastrutture progettate con medesimi criteri di rischio sismico, congiunto ad altri rischi, avranno, quindi, rischi maggiori in alcune zone di Italia rispetto ad altre. Questo è uno dei temi più attuali della ricerca da fare: la terza missione delle Università e dei centri di ricerca, si incammina per ottenere una normativa tecnica che può rendere uniforme la mitigazione del rischio congiunto a cui sono esposti i cittadini, almeno per macroregioni, (il diritto alla sicurezza nella regione o nella nazione dove vivo).
Le due aree sotto osservazione ci dicono che i terremoti sono un fenomeno complessissimo che non osserviamo direttamente, se non attraverso gli effetti prodotti, lo stesso si può dire per gli altri rischi, specie quello della perdita di biodiversità connessa alle opere di mitigazione/rischi. Allo stesso modo il comportamento strutturale delle costruzioni, durante i terremoti, può essere molto complesso da prevedere. Le nuove mappe per macroaree, più ecoregioni, ci aiutano a rifare i calcoli sulle probabilità dei rischi per le infrastrutture e le strutture progettate allo stato dell’arte eseguito (o progettato).
Le mappe con il criterio della geometria non euclidea e la relativa matematica ci diranno che è illusorio l’obiettivo di azzerare i rischi, soprattutto quelli di origine naturale. Si rafforzerà l’esigenza che abbiamo da cittadini, di imparare le nuove competenze di base per capire le misure (probabilistiche) dei rischi, e ciò non può che coinvolgere l’istruzione e, quindi, la scuola, e l’Università per filtrare le promesse politiche che si rincorrono sui rischi, che ci dicono, spiazzando le aspettative, come la risalita sia facile e vicina. Le mappe non sono il territorio ma saperle moltiplicare con intelligenza significa orientare aspettative importanti, di nuova governance, verso un’efficacia maggiore ed in linea con il tema della produttività dell’Europa e dell’Italia (in particolare), studio affidato dall’Unione Europea a Mario Draghi.
