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Il Punto di Arpocrate di Pasquale Persico/Chi entra in Ue? La riflessione di Annibale Elia e la città futura.

Le immagini da  Lampedusa descrivono con chiarezza la mancanza di visione su l’Europa che verrà. Le certezze sull’affermazione congiunta ( Von der Leyen e Meloni) – “decidiamo noi chi entra in Ue” – sono il segno che le città, auspicate per l’Europa da Simone Weil, condivise  da A. Camus , nel parlare di civiltà plurale, sono davvero un miraggio? Il Prof. Annibale Elia nella sua postfazione al libro di Fernando Antonio Barra – “Le città di Simone Weil”, ed. Guida –  rende percepibile che siamo in una fase storica regressiva. Egli ci dice che  la Weil nel 1943 scrive: “Oggi la scienza, la storia, la politica, l’organizzazione del lavoro, persino le religioni, non offrono al pensiero dell’uomo se non la forza bruta”. Questa citazione permette al professore di rendere chiaro  il concetto che il tema centrale della vita – e le opere  della filosofa – non è la religione, nessuna religione, è piuttosto la fede nella necessità dell’Altro, per arricchire la propria vita; questo pensiero è oggi azione che si ribella a quello che sta accadendo nel Mediterraneo. La nostra vitalità non esiste se non allontaniamo l’idea che possiamo distaccarci dalle reali condizioni degli svantaggiati e degli oppressi. Per Annibale Elia questa prima riflessione ne introduce una seconda, che riguarda la città futura. Questa dovrà essere fondata (riprendendo la Weil) sull’amore incondizionato verso l’umanità. Tutte le espressioni culturali, nel loro riconoscersi nel divino, che come Bene, fonda  e realizza la sacralità dell’uomo (altro o altra), possono convivere pacificamente. La città futura diventa il luogo dove sarà possibile esercitare la libertà di pensiero e di espressione, e tutte le idee circolano senza il timore di essere soffocate. Ecco, allora, che dalle immagini da Lampedusa il contraddetto emergere, e tutta la forza dell’avverso a tale prospettiva si rivela, lo stesso Dio è l’Assente.

Un’altra riflessione offertaci nella postfazione fa luce sul concetto weiliano di radicamento. Per Elia questo pensiero ci porta dalla strada principale nella città futura, plurale , desiderabile. L’uomo riconosce di avere radici attraverso una “partecipazione naturale” (luogo di nascita, luoghi del lavoro, luogo del territorio ). Ma  gli scambi di influenza appartengono alle storie individuali e collettive e producono radicamenti multipli e le metamorfosi si proiettano, oggi, a livello globale, con necessità imposte dalle storie dei continenti e delle nazioni.

La conclusione di Annibale Elia rende il  pensiero della Weil completamente diverso dall’annuncio, “Decidiamo noi chi entra in Ue”, e non solo perché il racconto di quello che è già avvenuto potrebbe essere diverso da quello che avverrà . La città futura di Simone Weil, pur se oggi appare un miraggio, è implicita nella filosofia delle due Costituzioni, europea e italiana, e, quindi, ha radici che appartengono ad una storia possibile. Si tratta, allora, di considerare l’identità di ognuno intrinsecamente presente nel riconoscimento dell’altro. E questo concetto c’è già nelle storie che arrivano e vivono le difficoltà degli attraversamenti.


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