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Lo speciale 3 »

Come cambiano formule e riferimenti attraverso i secoli che segnano l’evoluzione della professione.
Il giuramento, un ponte tra mondo classico e contemporaneo
Il percorso storico all’interno delle variazioni tra il testo dei dottorandi al tempo del Collegio Medico di Salerno e quello dei neolaureati in Medicina e Chirurgia ed in Odontoiatria e Protesi Dentaria di oggi.

di Giuseppe Ferrantino

Il giuramento attribuito ad Ippocrate è il primo testo deontologico della storia della medicina occidentale, ci è pervenuto insieme ad altre opere, scritte in un arco temporale che va dal V sec. a.C. al I-II sec. d.C., che compongono il cosiddetto Corpus Hippocraticum (1).

Il giuramento inizia prendendo quali testimoni Apollo medico, Asclepio, Igea, Panacea e tutti gli dei e le dee, segue un elenco di doveri verso il proprio maestro e la sua famiglia e verso i pazienti ed un elenco di attività da cui astenersi e tra queste di somministrare ad un paziente, pure se richiesto, un farmaco mortale e di fornire ad una donna un mezzo per procurare l’aborto. Il testo del giuramento è stato modificato nel tempo e molti medici dell’antichità non ne seguirono i dettami. Claudio Galeno (130 d.C. ca. – 200 d.C. ca.), che leggeva e citava direttamente i testi di Ippocrate, e che è anche autore di un commento al Giuramento ad esso attribuito, non scrive che fosse professato ai suoi tempi ed in quanto giuramento vero e proprio è stato rivalutato solo recentemente (2).

Meno conosciuto è il giuramento salernitano che viene citato nel Decreto del 16 gennaio 1280 di Carlo I d’Angiò riguardante gli Statuta Studii Salernitani ed in una lettera patente (a) dello stesso Carlo per l’esercizio della medicina; nei Capitula et Constitutiones Collegii et Studii Salernitani, all’art. 16; in un documento del 31 marzo 1577 ed in due documenti della Sacra Congregazione dei Riti del 17 giugno e 20 luglio 1679 (3).

Inoltre, un documento del 24 febbraio 1696 compreso nelle “Deliberazioni accademiche del Collegio medico di Salerno”, riporta che il dottorando, durante la funzione di conferimento della laurea, prima che il Priore lo dichiarasse dottore “recitava la professione della fede” e “giurava di credere nell’Immacolata Concezione” e prima che gli fossero conferite l’insegna ed i fregi del dottorato cioè il libro prima chiuso e poi aperto, l’anello d’oro, la Corona di alloro, il bacio, e la paterna benedizione “professava alcuni giuramenti” (4). Pertanto, da quest’ultimo documento sappiamo che il dottorando prestava più di un giuramento.

Il giuramento di credere nell’Immacolata Concezione, il primo che veniva prestato durante la funzione di conferimento della laurea, fu introdotto da Re Carlo II di Spagna, V come Re di Napoli sotto la Reggenza della Regina Madre, con il Decreto del 12 dicembre 1670, fu accettato dal Collegio per il tramite del Priore Tommaso Gattola e si praticò solo dal 22 dicembre dello stesso anno. Tale decreto stabilì di “Non graduare persona alcuna ecclesiastica o secolare che sia addottorato in Medicina, né ad altra scienza, senza che prima affermi con solenne giuramento di tenere, confessare e difendere la purissima Concezione della Santissima Vergine nostra Signora.” L’introduzione di questo giuramento da parte della monarchia spagnola, siamo durante il periodo del vicereame spagnolo durato dal 1503 al 1734, è legata alla memoria della devozione di Filippo IV, padre di Carlo II, al mistero della Immacolata Concezione (5).

Purtroppo, del giuramento salernitano (anch’esso citato nel documento del 24 febbraio 1696) ne riporta alcune frasi solo il Mazza (b) nel suo libro “Historiarum epitome de rebus salernitanis” (Riassunto delle storie che riguardano Salerno) pubblicato nel 1681, ed a pagina 140 (6) scrive che il dottorando è vincolato da molti giuramenti e sono:

“[I] di non contraddire il nobile Collegio,

[II] di non insegnare falsità e menzogne,

[III] di non accettare l’onorario offerto dai poveri,

[IV] di ordinare il sacramento della penitenza ai propri pazienti,

[V] di non avere intesa disonorevole con gli aromatari, (così venivano chiamati allora i farmacisti)

[VI] di non offrire medicine a coloro che vogliono abortire,

[VII] nessun medicinale velenoso per il corpo umano.”

Dall’analisi del testo, rispetto al giuramento di Ippocrate, si evince che il [I] capo corrisponde al precetto di rispettare il proprio maestro come i genitori; il [II] ed il [V] fanno riferimento al conservare pura l’arte e la vita; i capi [VI] e [VII] riproducono quasi alla lettera i precetti ippocratici di non dare a donna un rimedio abortivo e di non dare – e di non consigliare – ad alcuno un farmaco mortale; mentre i capi [III] e [IV] sono elementi nuovi ispirati dalla religione cristiana.

Deichgraeber (storico della medicina) e Cantarella (filologo classico e grecista) analizzando tali frasi hanno ritenuto che tale giuramento derivi dalla tradizione ippocratica. Il Cantarella evidenzia la corrispondenza formale e sostanziale dei capi [VI] e [VII] con i precetti ippocratici ed allo stesso tempo ricorda che non abbiamo la formula completa del giuramento salernitano ma solo le sette frasi riportate dal Mazza (7).

Inoltre, presso l’Archivio di Stato di Salerno è conservato il superstite “Liber Iuramentorum D[ominorum] D[octo]rum Medicorum Anni 1712 – 1713 – 1714” (Libro dei Giuramenti dei Signori Medici Anni 1712 – 1713 – 1714). Esso è un registro costituito da 58 pagine totali, con una copertina in pergamena floscia, le prime 18 pagine sono occupate dalla rubrica che riporta in ordine alfabetico, divisi per lettera, 148 nominativi di medici, con indicazione della pagina dove si trova la formula, completata dal nominativo e dalla provenienza di ognuno di essi. Le seguenti 38 pagine riportano sia sul fronte che sul retro (2 per ogni facciata) la formula “Ego <nome> <cognome> <provincia di provenienza> spondeo, voveo, atque iuro, sic me Deus adiuvet, et haec Sancta Dei Evangelia” (Io <nome> <cognome> <provincia di provenienza> prometto, faccio voto, e giuro, così Dio mi aiuti, e questi Santi Evangeli) (c). Ogni formula è preceduta da due date la seconda successiva alla prima, quindi, a certificare due momenti (giorni) diversi (uno successivo all’altro).

Purtroppo, da nessun documento superstite del Collegio Medico di Salerno si evince quale fosse il contenuto del giuramento che faceva seguito a tale formula, ma, sappiamo che essa è la stessa che a Napoli dovevano scrivere di propria mano in un libro (il Libro dei Giuramenti) i dottorandi (in Giurisprudenza, in Medicina ed in Teologia) prima di avere i punti dell’approvazione, che tale formula era già presente in un documento del 1597 e che il contenuto del giuramento è presente in un Decreto vicereale, indirizzato al Collegio de’ Dottori di Napoli, del 4 marzo 1608. Si tratta di un giramento generico di moralità e di buona condotta, infatti, il dottorando giurava di “Non essere fuorbandito (d) né fuorgiudicato (e), né condannato a pena alcuna corporale” (8).

Il giuramento prestato dai dottorandi al tempo della Scuola medica salernitana rappresenta un ponte tra il mondo classico, il giuramento attribuito ad Ippocrate, e quello contemporaneo, il giuramento professionale.

Nella disposizione finale del Codice di Deontologia Medica del 1998, per la prima volta, è stato stabilito l’obbligo per il medico e l’odontoiatra di prestare il giuramento professionale.

Oggi il giuramento professionale che viene prestato dai neolaureati in Medicina e Chirurgia ed in Odontoiatria e Protesi Dentaria, si ispira anch’esso al giuramento attribuito ad Ippocrate. Il testo è stato aggiornato nella riunione del 13 giugno 2014 del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e segue quelli precedentemente approvati del 1978, del 1989, del 1998 e poi del 2007 (9).

Il testo è stato modificato nel tempo, seppur breve dalla stesura della sua prima versione, per adeguarlo ai cambiamenti epocali della società in cui i medici si trovano ad operare, armonizzandolo con i valori ed i principi del tempo in cui è stato prestato per divenire la versione declamata ai nostri giorni ma conservando la solennità ed il fascino del passato. Il giuramento di oggi delinea un medico che con il proprio sapere, la propria rettitudine e la propria abnegazione si prende cura delle persone che si rivolgono a lui. Oggi quella del medico è una professione che, pur servendosi sempre più ampiamente della tecnologia, non può far a meno, di intuito, empatia ed umanità.

La cerimonia del giuramento professionale con la sua forte valenza simbolica crea un collegamento ideale tra il passato ed il presente e, con i principi etici e le regole deontologiche che reca, rappresenta un punto di riferimento, per tutti i medici, in una società che ne ha un evidente bisogno. Con il passare del tempo si sono avvicendati formule di giuramento, medici e docenti, ma, le emozioni, le aspettative e le riflessioni di chi presta il giuramento probabilmente sono sempre le stesse. Dopo aver pronunciato il fatidico “Giuro”, ritengo che in ogni medico nasca la consapevolezza che qualcosa nella propria vita è cambiata per sempre, sicuramente il modo di porsi e di agire verso chi ha bisogno di cure e che ripone le proprie speranze nel suo operato.

Note:

  1. a) nel Medioevo erano detti litterae patentes i diplomi regi trasmessi aperti e muniti di un sigillo regio a garanzia dell’autenticità. Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/patente_res-ff25e1c4-e1bf-11df-9ef0-d5ce3506d72e/ URL consultato il 13/08/2022.
  2. b) Antonio Mazza è stato Priore del Collegio medico salernitano dal 1684 al 1692.
  3. c) Evangeli è la variante arcaica di Vangeli.
  4. d) Fuorbandito è la forma arcaica di bandito.
  5. e) Fuorgiudicato: messo fuor della legge. Fonte: Dizionario: FUORGIUDICATO URL consultato il 13/08/2022.

Bibliografia e sitografia.

1) T. Raiola, Sabini medici eiusque discipulorum fragmenta, Fabrizio Serra Editore, 2018, nota 1 p. 11.

2) V. Nutton, Il giuramento di Ippocrate, Medicina e Chirurgia – JIME, giugno 2013

http://www.quaderni-conferenze-medicina.it/il-giuramento-di-ippocrate/ URL consultato il 13/08/2022.

3) R. Cantarella, Una tradizione Ippocratica nella scuola salernitana: il giuramento dei medici, estratto dall’“Archivio storico per la provincia di Salerno” (Nuova Serie N. 4 – Ottobre – Dicembre 1934 XIII) Napoli 1935, pp. 16 – 17.

4) S. De Renzi, Storia documentata della Scuola Medica di Salerno, Napoli 1857, doc. 356, p. CXLIII.

5) A. Sinno, Sintesi storica della Scuola Salernitana, Ente Provinciale per il Turismo Salerno Anno XX, pp. 79 – 80.

6) R. Cantarella, op. cit., p. 10.

7) R. Cantarella, op. cit., pp. 12 – 14.

8) L. Settembrini, Le carte della Scuola di Salerno, e gli autografi di illustri napoletani laureati nell’Università di Napoli, in Nuova antologia di scienze, lettere ed arti, Vol. XXVI (1874) pp. 950-951

Emeroteca – Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (sbn.it) URL consultato il 13/08/2022.

9) https://www.omceo.me.it/index.php?area=ordine&page=cod_deo-giuramento URL consultato il 13/08/2022.

 

1. Foto G. Ferrandino-Pag. 4 con le formule di del giuramento prestato da quattro medici (2)
Il testo con le formule del giuramento (Foto G. Ferrantino)
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