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“La dieta mediterranea ha vinto la sfida tra 35 diverse alternative con un punteggio di 4,2 su 5 grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici, tra cui perdita e controllo del peso, salute del cuore e del sistema nervoso, prevenzione del cancro e delle malattie croniche, prevenzione e controllo del diabete”. Il primato generale della dieta mediterranea – ha precisato la Coldiretti – “è stato ottenuto grazie al primo posto in ben quattro specifiche categorie: prevenzione e cura del diabete, mangiare sano, componenti a base vegetale e facilità a seguirla”. L’affermazione della dieta mediterranea è stata insidiata dalla “Dash” contro l’ipertensione – che si è classificata al posto d’onore – e dalla “Flexariana”, “un modo flessibile di alimentarsi”. Al quarto posto la dieta “Mind”, che “previene e riduce il declino cognitivo”, e la “storica” dieta ipocalorica “Weight Watchers”.
Si tratta di “un ruolo importante per la salute che – ha specificato la Coldiretti – è stato riconosciuto ad un decennio dall’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuta il 16 novembre 2010, nonostante la svolta promossa dal presidente Usa Donald Trump nelle mense scolastiche americane con una proposta per indebolire il programma avviato da Michelle Obama per promuovere pasti più sani come le verdure”.
Il tesoro del Made in Italy.
La dieta mediterranea “è un tesoro del Made in Italy – scrive la Coldiretti – che ha consentito all’Italia di conquistare il record di longevità in Europa con la speranza di vita alla nascita che raggiunge il massimo storico di 82,3 anni, 80,9 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne e con ben 14.456 ultracentenari a livello nazionale. L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari – ha sottolineato la Coldiretti – si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno”.
La risposta della dieta mediterranea.
“Il nuovo riconoscimento rappresenta – ha precisato la Coldiretti – anche una risposta agli allarmismi fondati sui componenti nutrizionali che alcuni Paesi, dalla Gran Bretagna al Cile, alla Francia, stanno applicando su diversi alimenti della dieta mediterranea sulla base dei contenuti in grassi, zuccheri o sale”.
Le etichettature.
“Il sistema di etichettatura a semaforo – ha affermato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – è fuorviante, discriminatorio ed incompleto e finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Si rischia di promuovere cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e di sfavorire elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche specialità come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma le cui semplici ricette non possono essere certo modificate. È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema che cerca invece di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità anche perché l’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo sullo specifico prodotto. E’ importante l’impegno dell’Italia affinché si introduca un sistema diverso a batteria che tenga conto dell’insieme della dieta alimentare e non si focalizzi sul singolo prodotto”.
(Fonte: coldiretti.it/ 19.01.2020)

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