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Desertificazione industriale E il commercio “sprofonda”

I dati Cciaa. La crisi del manifatturiero è ormai diventata strutturale E il commercio “sprofonda” L’analisi dei principali indicatori economici conferma il quadro recessivo Grave la situazione degli esercizi al dettaglio, rete di vicinato al collasso Ogni tanto è utile mettere in fila dati, numeri, percentuali per provare a delineare il profilo di un’economia – quella provinciale – che senza un preciso e dettagliato programma di intervento nel breve e nel medio periodo appare sempre più destinata ad una profonda modificazione in termini di capacità produttiva e di effettiva valenza competitiva (indicatori, questi, già, per la verità, da tempo in campo negativo). Lo scenario. I numeri della disfatta fanno comprendere bene dove siamo arrivati. “Nel quarto trimestre del 2012 – è scritto nel documento di sintesi dell’Osservatorio Economico Provinciale Cciaa diffuso il 5 marzo scorso – l’industria manifatturiera registra un dato negativo, simile a quello del terzo trimestre per produzione e ordinativi (-10,3% e -10,4% rispettivamente). Peggiora il fatturato sia interno (-10,7%) che estero (-5,5%)”. “Tra i settori – continua l’analisi della Cciaa – è da segnalare la situazione preoccupante delle industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto”. E ancora: “Imprese con meno di 10 dipendenti in forte affanno”. Vale la pena ribadire che quando parliamo di aziende con meno di dieci addetti, ci riferiamo alla quasi totalità delle attività produttive presenti in provincia di Salerno. Ridimensionato anche il nuovo “mito” dell’export. “Le esportazioni perdono più di tre punti percentuali rispetto al terzo trimestre allontanandosi ancora di più dal risultato positivo che si era registrato a fine secondo trimestre (-5,5% nel quarto periodo, -2,2% nel terzo, +3,5% nel secondo)”. Previsioni per l’inizio del nuovo anno? Positive solo per le industrie dei metalli. “Il resto dei settori è contrassegnato da un sentiment negativo. Tra i più pessimisti gli imprenditori del legno e del mobile. Negativissime le previsione degli artigiani e delle imprese con meno di 10 dipendenti”. Se, poi, si prende in considerazione più specificamente il quadro descrittivo relativo al commercio al dettaglio, la sostanza non cambia. Il quarto trimestre 2012 – a questo periodo sono riferiti i dati che stiamo analizzando – “si chiude con una variazione del -13,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A determinare questo risultato è soprattutto il settore non alimentare che perde quasi 5 punti percentuali e si porta a -14,7% (-9,9% il valore del periodo precedente). Guadagna poco più di un punto percentuale solo la GDO (-4,2%)”. Quando si parla di “netto miglioramento” come per i servizi, si configura, comunque, un recupero (nel caso considerato dal -9,3% del terzo trimestre al -4,5% del quarto). Quadro ancora molto grave e complesso per le costruzioni che perdono più di 6 punti percentuali (con un -17,2% di variazione trimestrale). Il manifatturiero. L’analisi dei dati di dettaglio fa emergere per quanto concerne la produzione che “le industrie meccaniche” chiudono il 2012 a -25,4%, “peggiorando la loro situazione di oltre 14 punti (il valore del precedente periodo era -10,9%)”. Per questo segmento industriale “il fatturato perde più di 9 punti percentuali raddoppiando le perdite rispetto allo scorso periodo e portandosi a -18,4% (-9,1% nel III trimestre)”. Non va meglio per “le industrie delle macchine elettriche ed elettroniche che perdono più di 9 punti di produzione e più di 4 di fatturato rispetto allo scorso periodo (-14,9% e -11,9% i valori registrati rispettivamente per produzione e fatturato)”. Peggiorano, inoltre, “le industrie tessili per produzione (-10,5%) e fatturato (-11%)”. Stabili “rispetto al dato del III trimestre le industrie del legno (produzione -13,3%, fatturato -12,1%), le alimentari (produzione -8,4%, fatturato -6,3%) e le chimiche (produzione -8,6%, fatturato -8,3%)”. Ma parliamo, sempre, di dati in campo negativo. Come guardano le imprese al 2013? “Previsioni di un inizio anno positivo solo per le industrie dei metalli, che sono le uniche ad aver chiuso il 2012 con un risultato di relativo recupero. Il resto dei settori è contrassegnato da un sentiment negativo che si estende anche alle esportazioni, fino allo scorso periodo positive almeno per alcuni settori”. Chi ha più preoccupazioni per i prossimi mesi? “Tra i più pessimisti gli imprenditori del legno e del mobile (-56 per produzione e -69 per fatturato e ordinativi)”. Commercio. Nel complesso il “commercio al dettaglio perde 4 punti rispetto al III trimestre e raggiunge quota -13,2%”. In questo contesto il segmento più fragile è “il settore non alimentare che perde quasi 5 punti percentuali e si porta a -14,7% (-9,9% il valore del periodo precedente)”. Non che nell’alimentare le cose vadano bene, perché, in questo caso, si registra “una variazione del -11,4% (-7,9% nel III trimestre)”. Forme di resistenza alla crisi arrivano da “ipermercati e grandi magazzini (-4,2%), in lieve ripresa ma ancora lontani dal valore del primo trimestre quando avevano registrano una variazione del +1%”. La strutturazione delle aziende fa la differenza anche nel commercio. “Penalizzate le imprese di piccole dimensioni che variano di una percentuale prossima al 14% rispetto alla fine dell’anno scorso, mentre le imprese con più di 20 dipendenti perdono un punto rispetto al periodo giugno-settembre e segnano un -6,7%”. Le previsioni per l’inizio del 2013? “Sentiment negativo per i commercianti (-44 la media del settore), soprattutto del settore alimentare (-65), che vedono in calo le previsioni di vendita per il primo trimestre del 2013”. Ma anche la grande distribuzione “perde l’ottimismo dimostrato durante tutto l’anno e dichiara previsioni negative (-9, era a +54 lo scorso trimestre)”. In linea con il quadro generale l’atteggiamento delle piccole imprese che risultano “più pessimiste delle imprese con più di 20 dipendenti (-47 e -19, rispettivamente, i saldi dichiarati)”. Costruzione e servizi. In questo ambito della rilevazione effettuata dall’Osservatorio è l’andamento del comparto edile a riflettersi sulle percentuali con il segno meno. “Il risultato trimestrale del settore costruzioni e servizi (-7,7%) è influenzato dall’andamento molto negativo delle costruzioni (-17,2%) che perdono più di 6 punti rispetto al periodo precedente quando registrarono un -10,5%”. Tra i servizi “migliorano” “i trasporti che passano da -12,2% a -0,1% e i servizi alle persone che guadagnano quasi 5 punti percentuali e si portano a -1,2%”. L’unico risultato positivo del quarto trimestre 2012 arriva dall’informatica e dalle telecomunicazioni “con una variazione del +1%” con un recupero di più “di 10 punti percentuali rispetto al dato relativo al periodo giugno-settembre”. Risultati negativi per gli alberghi e ristoranti, che “nonostante le festività natalizie, passano dal -6,9% dello scorso periodo a -10,2%”. “Stabili” “in negativo, le mense e i bar (-12,1%)”. Note analitiche. La nottata, insomma, è ben lungi dall’essere passata. Anzi, se si vanno a considerare gli scenari macroeconomici in termini di Pil, livelli occupazionali e consumi, non è proprio possibile attendersi qualcosa di buono. A tutto questo bisogna aggiungere le fibrillazioni di un quadro politico-istituzionale che fanno venire la pelle d’oca. E’ del tutto evidente che la “confusione” in materia di politiche economiche a livello regionale rischia di favorire quella che è giusto definire “processo di desertificazione industriale” già ampiamente in atto in varie aree della Campania. A cominciare dalla provincia di Salerno. Né si ha la sensazione che il livello locale delle Istituzioni – Comuni e Provincia – abbia chiara la prospettiva che si va delineando nei vari cluster produttivi del Salernitano. La verità è che occorrerebbe lavorare sodo – soprattutto sui tavoli regionali – per sbloccare i fondi europei disponibili ed accelerare le procedure di spesa, al contempo elaborando nuove progettualità in grado di assecondare le filiere produttive ancora competitive (agroindustria prima di tutto). Ernesto Pappalardo

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