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Il testo della lettera di Agostino Gallozzi al Corriere del Mezzogiorno.
“Accorpamento delle Authority. Ecco perché dico un fermo no”.
di Agostino Gallozzi*Caro Direttore,
per comprendere bene i termini della posta in gioco è opportuno, a mio avviso, separare due ambiti di riflessione. Il primo è relativo alla esigenza di mettere in campo una visione strategica e programmatica finalizzata alla creazione di una “piastra logistica” multimodale di livello regionale ed interregionale che individua nel circuito portuale il principale e più competitivo gateway di accesso ai mercati internazionali delle produzioni manifatturiere realizzate nelle aree centro meridionali. E’ indubbio, e gli anni della recente crisi ne hanno dato conferma, che è l’export a sostenere il nostro sistema industriale e che solo le imprese a spiccata vocazione internazionale riescono a reggere il confronto sempre più spinto con i mercati. E’ pertanto chiaro che la visione strategica di ogni percorso di sviluppo, che faccia crescere produzioni, pil e quindi occupazione, deve tenere conto della necessità di creare una “rete” fortemente integrata e competitiva.
Il secondo ambito di riflessione attiene, invece, alla capacità gestionale, amministrativa ed operativa dei singoli scali marittimi, che devono rispondere alle caratteristiche di gateway competitivo. E’ fondamentale da questo punto di vista sposare la visione di infrastrutturazione dinamica, capace cioè di un costante e velocissimo riallineamento della infrastruttura (nel nostro caso portuale) alle mutazioni che il mondo del trasporto internazionale, particolarmente marittimo, mette continuamente in campo. La incapacità a realizzare opere, siano esse banchine, dragaggi, piani regolatori, in tempi coerenti con l’evoluzione della domanda rappresenta il maggiore, sebbene non unico, handicap della portualità italiana. Mentre tutto il mondo ed anche l’Italia (faticosamente) – sotto questo aspetto – vanno nella direzione della semplificazione e dello snellimento dei sistemi burocratici ed amministrativi, seguendo il criterio della vicinanza “fisica” tra luogo del problema da risolvere e “residenza” del risolutore del problema, in Campania, e non solo, si staglia all’orizzonte una risposta del tutto diversa: la costruzione di una mega Autorità Portuale che dovrà gestire più scali, allungando la catena delle competenze e delle risposte concrete alle esigenze degli operatori e degli utenti. Affidando, peraltro, la priorità amministrativa e gestionale ad una Autorità Portuale che negli anni si è contraddistinta – e questo va detto senza alcuna vis polemica e strumentale – nell’esprimere una “sintesi” completa di tutti i “mali” cronici che assillano molti porti italiani e che si riassumono in commissariamento, scarsa capacità di provvedere alla crescita infrastrutturale, mancato incasso dei canoni demaniali, mancata creazione delle migliori condizioni possibili per favorire la competitività delle imprese private. Per non parlare delle varie vicissitudini di carattere giudiziari. L’abolizione o l’accorpamento di questa o quella Autorità Portuale non offre alcuna soluzione a questi problemi.
In conclusione, la posizione che esprimo non è in alcun modo legata a presunte ed insostenibili “guerre” di territorio: sono cose fuori dal mondo globale nel quale viviamo. I territori e le imprese non sono in “guerra”, ma si sfidano sul terreno della competitività. Chi è capace di offrire i migliori prodotti/servizi al prezzo migliore vince. Vincono, cioè, il merito professionale, la capacità imprenditoriale, l’efficienza amministrativa nel programmare e nel realizzare le opere necessarie a rendere gli scali funzionali alla domanda del mercato che si intende intercettare. Tutte componenti che fanno della comunità portuale salernitana una storia di eccellenza.
E’ per queste motivazioni che sono per un fermo e convinto “sì” ad un patto per lo sviluppo di una complessiva piastra logistica e territoriale, di portata almeno regionale, con l’obiettivo della competitività internazionale della nostra economia ed allo stesso tempo per un fermo e convinto “no” all’integrazione delle due Autorità Portuali.
*Presidente Gruppo Gallozzi SpA

Agostino Gallozzi
