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Visti da vicino di Giulio Ragusa/L’incanto della vita, il prisma visionario di Louis Wain.

Nel biopic di Will Sharpe storia e genialità dell’artista inglese vissuto a cavallo tra ’800 e ‘900. L’ “elettricità” dei sentimenti nella costruzione di un film che evoca le atmosfere oniriche di Tim Burton.

Diretto dallo scrittore Will Sharpe “Il visionario mondo di Louis Wain” è un biopic dal tono gentile e commovente che racconta le vicende dell’artista inglese Louis Wain tra la fine del XIX secolo e gli inizi degli anni ’30. Famoso per i suoi bizzarri ritratti di gatti antropomorfizzati dallo stile colorato e kitsch, Wain visse una vita tormentata oscillando tra la necessità di provvedere, in quanto unico figlio maschio, al mantenimento delle cinque sorelle e l’incapacità di far fruttare economicamente la sua arte, eventi che lo condannarono a soffrire di disturbi mentali e a morire povero e dimenticato.

Tra humor e dramma.

Protagonista un eclettico Benedict Cumberbatch perfettamente a suo agio nel districarsi in un ruolo che unisce humor e dramma, realtà e visione, sogno e incubo. Sullo sfondo delle convenzioni sociali e dei pregiudizi dell’Inghilterra vittoriana la breve storia d’amore tra Louis Wain e sua moglie Emily (Claire Foy), istitutrice della famiglia Wain e molto più grande di Louis, diventa un inno alla purezza di un sentimento di “elettricità” che scuote le emozioni e mette in moto la grande macchina della vita. Grazie ad una sceneggiatura originale, che premia l’immagine e l’impatto evocativo che essa suscita nello spettatore, l’amore diventa metafora del potere salvifico dell’arte, capace di creare contatto, vincere la solitudine e consegnare gli amanti al ricordo nell’eternità.

Suggestioni burtoniane.

Le atmosfere oniriche (chiaro riferimento allo stile narrativo di Tim Burton), costruite seguendo un giusto equilibrio tra luce ed ombra, esaltano il rapporto tra l’arte e il bello tra i quali l’artista si inserisce come visionario. “Un prisma sul quale si infrange il raggio della vita”, colui che va oltre il visibile, assorbe la realtà, ne filtra le radiazioni e la restituisce sotto forma di sguardo incantato sulla bellezza del mondo, quasi ad addolcire, accompagnandolo, il dolore della vita.


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