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I numeri dell'economia »

In base alle prime stime effettuate da Ismea e Uiv l'Italia confermerebbe la leadership mondiale.
Vendemmia con il segno più
Il ciclo produttivo condizionato dalle intemperanze climatiche e dall’alternarsi di gelate, piogge e umidità. Soprattutto al Sud le maggiori criticità legate all'andamento meteo.

L’imprevedibile andamento climatico della stagione estiva – e non solo – che ha caratterizzato il 2018, alla fine, non dovrebbe danneggiare più di tanto la produzione di vino Made in Italy, uno dei riferimenti trainanti dell’export agro-alimentare. Le prime proiezioni sulla lavorazione del raccolto dell’uva vanno in questa direzione e l’intera filiera vitivinicola tira un sospiro di sollievo. Le stime Ismea-Uiv (Unione Italiana Vini) confermano questa tendenza. “Sarà una vendemmia più abbondante rispetto al 2017 – si legge in una nota di sintesi di Ismea – che dovrebbe riportare la produzione di vino in linea con il dato medio degli ultimi anni. La produzione enologica nazionale si attesterebbe a 49 milioni di ettolitri, con un recupero del 15% sulla scorsa annata, tra le più scarse di sempre”.

La quantità.

“La stima, come di consueto – evidenzia la nota di Ismea – è sintesi di una forbice che va da un minimo di 48 milioni a un massimo di 50 milioni di ettolitri e che, se confermata, permetterebbe all’Italia di mantenere la leadership mondiale nonostante i notevoli incrementi produttivi stimati anche per Francia e Spagna. Le ultime stime transalpine, infatti, fermerebbero la produzione a 46,1 milioni di ettolitri, mentre in Spagna sembra attendibile un tetto di 43 milioni di ettolitri”.

La qualità.

Dal punto di vista qualitativo “lo sviluppo dei vigneti, iniziato sotto i migliori auspici, è stato condizionato dal clima bizzarro che ha alternato gelate, piogge e umidità e che ha fortemente ridimensionato le attese più rosee di inizio anno. Il risultato finale, comunque, dipenderà come di consueto dal periodo immediatamente precedente la vendemmia, fondamentale per la maturazione delle uve e il raggiungimento del giusto sviluppo del grado zuccherino”.

La situazione al Sud.

“È stato soprattutto il Sud – specifica sempre Ismea – ad aver registrato le maggiori criticità legate all’andamento meteo che ha reso faticosa la gestione del vigneto e influito sulle operazioni vendemmiali, soprattutto per le varietà rosse. In generale comunque, sull’intero territorio italiano, nella campagna in corso più che in altre annate, sarà la capacità del viticoltore e l’attenzione posta al monitoraggio e alla cura tempestiva dei vigneti a fare la differenza sul prodotto finale, al termine di una stagione che ha richiesto un numero più elevato di trattamenti rispetto alla media”.

L’analisi di Ismea.

“L’incremento produttivo della campagna in corso – ha dichiarato il Direttore Generale Ismea Raffaele Borriello – è un’importante notizia per le cantine italiane e consentirà di recuperare gli effetti negativi derivati dalla forte riduzione registrata nel 2017, soprattutto sul fronte delle esportazioni La minore disponibilità di prodotto dell’anno passato, associata ad un aumento consistente dei prezzi, ha determinato infatti nei primi 5 mesi del 2018 una riduzione del 10% dei volumi di vino esportati in tutto il mondo. Di rilievo il calo di prodotto italiano importato dalla Germania e dal Regno Unito e la conferma, a meno di clamorose sorprese, del sorpasso da parte della Francia nel mercato statunitense. Riteniamo, comunque, che l’incremento di produzione del 2018 avrà un effetto positivo sulla ripresa delle esportazioni italiane nei mercati internazionali, con la prospettiva di superare la soglia dei 6 miliardi di euro a fine anno”.

(Fonte. Ismea.it/ 04. 09.2018)

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