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L’esperienza maturata durante la pandemia ha dato valore, dopo alcune incertezze, alla cooperazione tra Stati europei.
Una nuova politica economica Ue? Ripartiamo dalla visione dello sviluppo
Il passaggio dalla “prospettiva” di crescita delle singole nazioni a quella dei continenti è maturo, ma implica un approccio più ampio e “multilaterale” tra le diverse componenti territoriali.

di Pasquale Persico

Parlare di nuove “credenze”, forse, è improprio, specie se facciamo riferimento al pensiero dei padri ispiratori del perché credere ad un’Europa delle civiltà; la parola nuova, però,  ci aiuta a semplificare il quadro di riferimento per andare oltre la visione attuale sul come gli Stati debbano cooperare e sul come essi possano rigenerarsi  cedendo sovranità, ma guadagnando efficacia nelle politiche economiche territoriali. L’Europa post pandemia ha un volto diverso, è emerso, alla fine, un dialogo equilibrato tra gli Stati e tra Stato e mercato. Quale Stato? È la domanda che dovrà accompagnarci ogni giorno per sapere quale sia il nostro ruolo di cittadini proattivi. Allora, per sentirci cittadini europei, come molti giovani impegnati con Erasmus, è importante definire le prerogative dello Stato che verrà, nel contesto europeo di cui parliamo, e, poi, nel contesto italiano. Il primo argomento riguarda il ruolo dello Stato e del mercato, l’esperienza maturata durante la pandemia ha dato valore, dopo alcune incertezze, alla cooperazione tra Stati europei, conferendo voce allo Stato continentale  capace di  condizionare il mercato. Il ruolo dello Stato continentale europeo, cioè quello che ha guadagnato efficacia per la cessione di sovranità sui temi della sanità pubblica, è emerso a tratti, ma alla fine riconoscibile.

Ecco, allora, il primo argomento da riposizionare: la nascita di una vera e propria politica economica deve essere un argomento forte della conferenza sull’Europa. La cessione di sovranità dovrà essere graduale e come per la sanità deve apparire chiaro il perché la cooperazione tra le nazioni porta così tanti benefici, e non solo sul tema sanitario. A partire dai temi del G20 una nuova agenda dovrà essere preparata anche per una politica europea su scala globale. La velocità con la quale i diversi Stati hanno approvato i piani del Recovery fund incoraggia a sbloccare la riforma dei regolamenti, anche  abbassando  il quorum per le decisioni importanti senza mortificare il peso dei Paesi piccoli. Questo atteggiamento comporta anche la revisione del tema delle funzioni del Parlamento Europeo, che, se vuole ancora coniugare il paradigma identità e diversità, dovrà tenere in grande risalto la domanda che viene dai Paesi a più piccolo peso elettorale.

Ma il grande tema che verrà è ancora quello delle disuguaglianze tra le regioni europee al quale non è estraneo il problema delle disuguaglianze tra gli altri Stati continentali.

A partire dalla questione della vaccinazione che non può essere incentrata solo sulle nazioni europee; egoisticamente dovremo essere capaci di allargare la solidarietà sanitaria agli altri continenti. La pandemia ci ha fatto scoprire fino in fondo il grado di globalizzazione raggiunto dalle diverse economie del mondo.

La cooperazione tra Stato e mercato diviene nuovamente centrale e la dimensione della regolamentazione sarà efficace a seconda della macroarea globale di riferimento, e ciò rivoluziona l’approccio alla  politica economica .

Ecco apparire l’altro tema accanto a quello dell’Europa degli Stati: l’Europa delle Macro-Regioni.

La storia ed i trattati post bellici hanno definito la geografia degli Stati sovrapponendo la geografia politica alle altre geografie stratificate proprio dalla storia e dalla geomorfologia.

La lettura delle eco-regioni europee mostra con chiarezza il tema, nella stessa omogeneità geomorfologica ed ambientale vivono regioni appartenenti a più Stati, più religioni e storie economiche diverse, rendendo difficile il coordinamento delle politiche per macro-aree ecologiche europee a storia ed economia differenziata.

Accanto a un’Europa che si avvantaggia – avvantaggiando gli Stati – della cessione di sovranità, deve nascere un’Europa delle macro-regioni in grado di dare alla nuove geografie regionali il respiro giusto per partecipare al riequilibrio territoriale ed ambientale.

Anche l’Europa delle macro-regioni ha bisogno di una diversa visione del rapporto tra Stato e territorio e bisogna inventare  una nuova visione della governance delle regioni. Ancora una cessione di sovranità, certo, ma tutta orientata a proporre efficacia alla politica regionale di nuova concezione.

Sono questi i riferimenti centrali che saranno dibattuti durante il Festival dell’Economia e sono sicuro che Sabino Cassese saprà riportare al centro il grande tema della visione costituzionale italiana (coordinabile con la prospettiva europea)  su come bilanciare government e governance per dare alla sussidiarietà territoriale il peso che merita anche in termini di democrazia diretta.

Il cambio di scala non significa mortificare le identità locali ed il loro ruolo di sentinelle della democrazia, ma si dovrà evitare la retorica incentrata sui sindaci e sulle autonomie regionali  come uniche fonti per dare voce principale ai cittadini dell’Europa che verrà.

I temi da discutere sono complessi, ma il dopo-pandemia è il tempo giusto per sciogliere alcuni nodi:

1) La politica fiscale europea non può dipendere solamente dal consenso degli Stati sulle risorse assegnabili ma dal progetto comune da finanziare (vedi Recovery fund e ricorso al mercato finanziario con l’implicazione fiscale degli Stati);

2) Deve partire un nuovo dialogo tra Parlamento e Commissione Ue per dare slancio democratico alle proposte di politica economica, senza il rischio di regressione dei temi da sviluppare.

La politica economica europea deve nascere con nuove visioni dell’economia e dello sviluppo, il passaggio dalla politica economica delle nazioni alla politica economica dei continenti è maturo, ma questo implica un nuovo approccio alla politica multilaterale tra le nazioni.

 

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Pasquale Persico
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