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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Una valutazione più approfondita del flusso continuo di notizie non controllate e verificate.
Tra “micro” e “macro” storia, il racconto si ripete
La “lettura” degli avvenimenti - che si susseguono ciclicamente - ci consente di comprendere non solo che cosa realmente accade, ma, soprattutto, quali errori prendono forma con la solita “programmazione”.

La ricostruzione della “storia” – ma, nel nostro caso, è sempre meglio dire delle “micro” storie – prende spunto (quasi sempre) dal ritrovamento, molto spesso casuale, apparentemente non connesso ad alcun altro, significativo evento, di una traccia o di un labile “indizio”, che, poi, ci accompagna all’interno di uno scenario più vasto, fino ad orientarci proprio su quel punto fondamentale che, improvvisamente, “illumina” un episodio, una circostanza non secondaria. In questo modo – con la metodologia più appropriata per ridefinire fatti e situazioni ricadenti all’interno di diversi periodi storici – si determinano percorsi di ricerca che, nel corso del tempo, hanno, ormai, contribuito a ridisegnare quella che non è sbagliato definire la “geografia” della storia. Non ha più tanto senso, alla luce delle esperienze acquisite, orientarsi sulla natura dei fatti che si prendono in considerazione per tentare di attribuire una definizione allo studio che si prova a intraprendere – storia degli avvenimenti, storia delle idee, storia del libro o dei documenti, storia delle guerre eccetera eccetera – perché, in realtà, il fattore più rilevante è, nel frattempo, diventato un altro. Ha assunto caratteristiche predominanti il metodo che si è imposto stringendo una perfetta alleanza con la tipologia di ricerca che si vuole portare avanti in base a un solo, fondamentale, presupposto: le caratteristiche prescelte per arrivare a costruire i contorni di quella “geografia” (della storia) che assumerà il ruolo principale per determinare i dati sostanziali che acquisiremo nel corso della nostra ricerca.

E’ necessario, quindi, soprattutto nella ridefinizione delle tante “microstorie” che sono disseminate sui territori che ci circondano, mettere da parte la ricerca di fatti, personaggi ed episodi ritenuti “primari” rispetto a un parallelismo sempre sottodimensionato ed accantonato proprio, invece, per recuperare il quadro più ampio possibile, con un solo obiettivo: modellare, con un grado di approssimazione effettivamente labile, il panorama generale che ingloba non solo fatti e circostanze, ma, soprattutto, tendenze e orientamenti destinati a prendere forma non solo nel cosiddetto breve periodo, ma anche in quello medio e lungo.

La lezione sui tanti progressi della disciplina storica – approfondita in due lavori di ricerca legati allo studio conclusivo di un percorso di laurea maturato in anni lontani (tra il 1988 e il 1989) insieme con Tommaso Siani – ci consente, prima di entrare nel merito della descrizione di queste ricerche, di evidenziare come, a ben vedere, la metodologia incentrata sulla “lettura” di documenti, comportamenti, carte apparentemente secondarie, frammenti di oggetti di uso quotidiano e tanto altro ancora, è un continuo richiamo a prendere in considerazione – per descrivere ciò che accade intorno a noi – ogni più piccolo “pezzo” del contesto generale per provare a inserirlo nella trama più complessiva, all’interno della quale ogni cosa si va a collocare con estrema precisione. E’ in questo modo che il lavoro (micro) storicamente impostato e ampiamente approfondito assume un suo valore specifico, che, naturalmente, può condurci a leggere molto meglio il susseguirsi degli avvenimenti, senza perdere di vista quella che si conferma la vera chiave di lettura anche nel quadro più attuale: è sempre molto difficile percepire con anticipo il disegno che la storia riesce, poi, a realizzare, ma proprio leggendo la storia possiamo riuscire non solo a comprendere che cosa sta realmente accadendo, ma, soprattutto, quali errori – ciclicamente gli stessi, compiuti con la solita programmazione che esclude ogni percorso di “salvezza” – si profilano all’orizzonte.

La lettura della storia delle famiglie di guerrieri (poi divenuti nobili) provenienti dalle più varie popolazioni in cerca di una collocazione più vantaggiosa (e più rispondente al desiderio primario di sopravvivere) nel quadro sociale delle varie parti d’Europa – dal Duecento fino al Settecento e all’Ottocento in maniera preminente – è molto utile per comprendere nel migliore dei modi come si possa arrivare alla configurazione di tante dinamiche strutturali che hanno delineato (e probabilmente, in maniera differente e mutata, delineano ancora)  il susseguirsi degli avvenimenti.

Nei prossimi mesi proveremo a seguire il filo di questo racconto, sperando di riuscirci.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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