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Una nuova civitas madre da fare nascere, “generatrice o rigeneratrice di più aree urbane”, riposizionate dentro una visione strategica.
Tra macroaree europee e Recovery Fund
“Come rivedere per la Campania ed il Mezzogiorno i nuovi colori dello sviluppo dopo la pausa politica degli ultimi 25 anni? Come dare un futuro al programma per Napoli città metropolitana senza correre il rischio di parlare solo e sempre della Napoli che non c’è?”

di Pasquale Persico

Il presidente della Camera  Roberto Fico, in qualità di leader del Movimento 5 Stelle, lancia avvertimenti sul negoziato da aprire per la individuazione del candidato sindaco di Napoli. In effetti, introduce le sue ragioni accanto a quelle di molti altri interlocutori, vedi i 101 firmatari della “Ricostituente per Napoli”,  ed il mondo variegato che oltre il Pd gioca a entrare in campo nella competizione elettorale che elegge il primo cittadino, dopo circa 16 anni di governo della sinistra e dieci della esperienza  De Magistris. Tutte queste forze sono anche preoccupate di dovere fare i conti con il governatore che verrà, paradossalmente anche con la previsione di una riconferma di De Luca. Il dibattito è, però, fuori dal tempo  attuale , è orientato dalla nostalgia di dover rigenerare la città di Napoli senza porsi la domanda opportuna: Napoli potrà risorgere senza una visione del ruolo della città metropolitana nella macroregione europea di riferimento? L’approfondimento dovrebbe partire da lontano e riguardare anche gli sforzi della giunta Bassolino e dei “ragazzi del piano” nell’immaginare il possibile futuro della città metropolitana. Si perché proprio il “Piano De Lucia” e i successivi piani strategici elaborati per catturare risorse europee hanno avuto una visione miope di quello che sarebbe dovuto essere l’approccio allo sviluppo urbano nella Campania della macroregione euro-mediterranea. Oggi la domanda ancora assente nel dibattito sulla futura Napoli è se Napoli, città definita nei suoi confini, debba morire  per fare nascere sua “Madre” rigeneratrice,  cioè la città metropolitana a soggettività territoriale policentrica.

Questa domanda non è mai emersa nemmeno durante il dibattito  sul futuro “Piano della Città Metropolitana”, anche si è avuto l’ardire di affermare che è stato elaborato un piano strategico innovativo.

Sicuramente negli ultimi quindici anni, e quindi già prima dell’esperienza De Magistris, i discorsi istituzionali sull’assetto della Città Metropolitana hanno registrato gravi ritardi culturali e la legge Del Rio ha mostrato carenze, perché doveva essere accompagnata da un diverso comportamento dei sindaci delle città Metropolitane e dei Governatori  delle Regioni, che hanno “dormito” su rendite di posizione. Essi dovevano  impegnarsi, per dovere istituzionale, a fare emergere una governance strategica regionale capace di applicare i principi di reciprocità territoriale previsti dalla legge e dagli statuti; invece sono venute fuori solo logiche personalizzate, orientate sulle future cariche politiche.     I comportamenti delle due istituzioni campane, in particolare,  non sono state esemplari; De Luca e De Magistris, al pari di Caldoro e della Iervolino, ma anche di  Bassolino e Iervolino, rispetto al tema della politica economica della città e dell’altra città sono stati “colpevoli” di negligenza istituzionale rilevabile in termini di efficacia delle istituzioni amministrate.

Molti documenti Ocde segnalavano, già, da oltre trent’anni l’importanza di ripartire dal concetto di città come infrastruttura complessa e strutturante delle macroaree europee, fino ad immaginare, anche per l’Europa, un riposizionamento forte delle reti di città, sia come fornitrici di nuovi servizi avanzati, materiali ed immateriali, sia per moltiplicare lo sviluppo di nuovi beni relazionali a civiltà plurale connessi alle aree non a rilevante urbanizzazione.

Ritorna la mia provocazione della scorsa settimana relativa alla istituzione di un assessorato-Federico II di Svevia capace di avere o elaborare una visione collaborativa tra le diverse città, Napoli compresa, che dovranno essere protagoniste della Macroarea Europea candidata a ricevere i fondi del Recovery Fund.

Ecco, allora, che il dibattito sulla politica per Napoli deve uscire fuori dalla sola riflessione sul destino di Napoli Città,  per parlare della nuova città madre da far nascere come generatrice o rigeneratrice di più città,  riposizionate  dentro una visione strategica di area vasta delle città metropolitane italiane raccordate ai temi dell’altra città di cui parlo da tempo. Di recente è stata promossa la nascita istituzionale della Macroregione europea mediterranea e la Città Metropolitana e la Regione Campania hanno mostrato poca propensione ad affrontare il tema che invece si presenta puntuale all’appuntamento del dopo Covid19 e della grave crisi da affrontare.

Il tema della governance strategica e la concordia da generare per dare efficacia alla strategia non appare all’orizzonte che vede la politica impegnata in un riposizionamento dei personaggi della stessa politica. La negligenza istituzionale a cui ho accennato avvolge la collaborazione tra istituzioni abbassando la visione larga dello sviluppo, che non ha bisogno di molte analisi micro ma di proposte macroeconomiche per dare efficacia alle politiche micro.

La politica economica dell’Europa per le città  nascerà per le necessità imposte dalla domanda di città nuova che emerge dalla crisi e non ci sarà massa critica efficace se  la visione per progetti (scorciatoia inefficace) prevale su quella dedicata a sistemi complessi di infrastrutture strategiche. Le città, anch’esse, sembrano  costrette a ragionare per progetti e hanno ritardi nel vedere il mosaico complesso che  abbraccia il grande tema della macroregione europea di riferimento.

Il dibattito che si è aperto su Napoli non prevede questa  strada da percorrere; Napoli  dovrebbe rivedere con umiltà la sua visione di centralità che la storia le ha assegnato in passato, per costruire  una nuova visione della grande NeoNeonapoli  metropolitana dove altre centralità entrano in campo, per un gioco policentrico che può favorire  la resilienza istituzionale dell’ area vasta.

Mi ripeto: si tratta di mettere in campo una scala di ragionamento che tiene in rete sia l’efficacia sia la resilienza del capitale naturale che quella del capitale culturale fino ad incrociare il nuovo potenziale che emergerebbe dalla visione del  capitale produttivo e di quello connesso alle attività di servizi, commercio e turismo.

Rivedere per la Campania ed il Mezzogiorno i nuovi colori del potenziale dopo il buio o la pausa politica degli ultimi 25 anni, sarebbe un buon modo di ragionare per dare un futuro al programma per Napoli Città Metropolitana senza il rischio di parlare solo e sempre della Napoli che non c’é.

Devo morire per far nascere mia madre non è un gioco di parole ma  sintetizza uno degli aspetti della nascita della Città Metropolitana in termini di nuova governance strategica efficacia ed efficiente.

Nel programma del sindaco di Napoli  e in quello del candidato dell’assessorato Federico II dovrebbe apparire con chiarezza questa doppia identità su cui lavorare.  Il Sindaco Candidato dovrebbe farsi carico di nominare un vicesindaco chiaramente proiettato a far nascere una Napoli plurale cioè capace di far emergere il potenziale dell’altra città facendo esprimere al meglio l’identità delle aree omogenee della città metropolitana (da riformare rispetto a quelle partorite per evitare l’elezione diretta del sindaco metropolitano). Lo stesso atteggiamento culturale dovrebbe emergere dalle nomine del nuovo governatore.

In questo senso, l’indovinello proposto riguarda anche le altre città, piccole e grandi dell’area metropolitana. A partire da Napoli, l’idea di diventare amministrativamente parte delle aree omogenee è ancora un’idea non matura e pericolosa da annunciare in campagna elettorale, ma il nodo politico è questo, ed è in stretta correlazione con l’ipotesi di elezione diretta del sindaco metropolitano. Devo morire per far nascere mia madre dovrebbe essere il ritornello territoriale dei sindaci che riconoscono l’importanza di salire di scala nella visione strategica del proprio territorio, per realizzare economie di rete ed economie di scopo che strutturano la forza e la bellezza del territorio.

Il sindaco candidato dovrebbe convincersi e convincere gli elettori che lui lavora per una transizione necessaria per far diventare Napoli Metropolitana una infrastruttura complessa dello sviluppo regionale, capace di dialogare con le quattro aree vaste della regione Campania che guardano finalmente oltre i confini amministrati.

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Pasquale Persico
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