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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

La “disattenzione” della parte pubblica in merito alla realizzazione di campagne divulgative.
Stili di vita, notizie (e non notizie) e comunicazione
Resta ancora largamente inesplorato il versante dell’informazione istituzionale agganciata esclusivamente a principi incentrati sulla documentazione scientifica e su un’adeguata descrizione dell’area dei rischi sostenibili.

La rivoluzione in atto nell’approccio all’alimentazione e alla tutela della salute disegna nuovi scenari sociali, economici e politici che autorizzano a prevedere sostanziali cambiamenti nella relazione tra processi produttivi e contesto ambientale di riferimento. La crescente attenzione a verificare e controllare le conseguenze di una scarsa qualità del cibo dal punto di vista delle potenziali ricadute patologiche da un lato e l’aumentata consapevolezza di come sia determinante l’impatto sui territori del sistema industriale in termini di vivibilità complessiva della popolazione residente dall’altro, sono due directory destinate ad influenzare sempre più comportamenti quotidiani e scelte politiche. Gli effetti di questo mutamento così radicale e profondo si colgono al momento – soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo – in maniera disorganica e spesso contraddittoria. In molti casi la scarsa informazione ancora dominante consente di procedere a massicce campagne di strumentalizzazione (politica e non). Ma, ovviamente, è una fase di transizione, anche se proprio in questo tipo di fasi si rende maggiormente necessario presidiare con rigore i fenomeni di distorsione delle notizie destinate a creare atteggiamenti oscurantisti.

Resta, per esempio, ancora largamente inesplorato il versante di una comunicazione istituzionale agganciata esclusivamente a principi divulgativi incentrati sulla documentazione scientifica e su un’adeguata descrizione di quella che può essere definita l’area dei rischi sostenibili (in merito ai processi produttivi) e delle opportunità di sviluppo a basso impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

La tematica – come ben si comprende – nasconde non poche insidie per quanti si occupano di informazione e comunicazione, ma rimanda in maniera imprescindibile alla necessità di procedere a capillari progettualità di origine istituzionale (e non meramente politica) in grado di favorire una reale conoscenza da parte dei cittadini dei problemi da affrontare.

Un versante centrale resta – prioritariamente – quello relativo all’approccio ad un’alimentazione corretta e sana. In questo caso si tratta di tenere fede ad un dovere sociale proteso verso un obiettivo di non poco conto: favorire la tutela della salute dei cittadini evidenziando ogni atteggiamento deleterio in materia di diete troppo spesso influenzate da meccanismi di origine commerciale. In questi ambito di riferimento assume estremo rilievo l’attenzione che le aziende riservano alla tracciabilità dei percorsi produttivi e alle corrette indicazioni in etichetta. Come pure l’implementazione della divulgazione di notizie sui rischi derivanti da stili di vita sbagliati e pericolosi appare ancora troppo episodica e non strutturalmente progettata e realizzata.

Il cambiamento in atto degli stili di vita – che si allarga costantemente dalla fascia di popolazione più giovanile alle altre più mature – indurrà le istituzioni ad assumere atteggiamenti più sistemici? Ancora una volta si avverte forte la sensazione che proprio nelle aree dove sarebbe necessaria un’azione più profonda e costante si procederà, invece, a rilento, privilegiando una spesa pubblica più adeguata alla captazione di consenso elettorale a breve termine.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

 

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