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Quest’anno recensiti più di 1600 esercizi in tutte le regioni italiane.
Slow Food premia le osterie campane
La guida con la chiocciolina 2019 concentra l’attenzione sui locali dove si registra un giusto equilibrio tra valorizzazione delle materie prime provenienti dai territori di riferimento, qualità e prezzo.

di Laura Maiellaro

La guida Slow Food 2019 assegna la famosa chiocciolina a numerose osterie in Campania. Anche i formaggi, i vini e l’olio extravergine d’oliva nostrani vengono segnalati nella guida del mangiar bene all’italiana. Quest’anno l’attenzione è concentrata sulle trattorie e sui ristoranti che rappresentano il giusto compromesso tra qualità/prezzo e vengono scelti per riscoprire il gusto autentico del cibo tricolore.

Quest’anno per la 29esima edizione della Guida Slow Food 2019 sono stati recensiti 1617 locali in tutta Italia per riscoprire la tradizione gastronomica che incarna la filosofia dello slow food. Le osterie sono uscite vittoriose in quanto sintetizzano, secondo i curatori del sussidiario più famoso del cibo italiano, “il fulcro del discorso gastronomico italiano degli ultimi tempi”. Le osterie con la “a” maiuscola detengono la conoscenza della materia prima che spesso è locale, sanno proporre il buon vino, sono dotate di osti che sanno renderle ambienti accoglienti e conviviali, moderni ma senza rinnegare il passato.

In Campania, su 138 locali segnalati nella guida, 23 si sono visti attribuire il riconoscimento Slow Food 2019 rappresentato dalla chiocciolina. Altre osterie invece si sono aggiudicate il simbolo della bottiglia e del formaggio ad indicazione della presenza in questi luoghi di prodotti artigianali di alta qualità.

Quest’anno le zone interne della Campania in particolare vengono premiate dalla guida Slow Food. Qui, infatti si possono rintracciare territori incontaminati da cui reperire la materia prima, ma anche un patrimonio di tradizioni gastronomiche che si tramandano di padre in figlio. Oltre alla tradizione gastronomica culinaria, maggiore attenzione è rivolta anche alla scelta dei vini. Gli osti propongono pochi vini ma buoni scelti seguendo il loro gusto personale e con un occhio anche al prezzo, rimanendo fedeli all’ambiente della trattoria. Anche i formaggi e l’olio extravergine d’oliva rappresentano il fiore all’occhiello di alcune trattorie campane specialmente avellinesi e beneventane. Infine, per ciò che riguarda il pesce, si è riscontrata una maggiore attenzione nella proposta di pesce locale, di piccola taglia sempre come vuole la tradizione.

Ma vediamo nello specifico quali sono le 23 osterie campane che detengono il marchio Slow Food 2019:

Avellino:

La Pignata (Ariano Irpino);

La Pergola (Gesualdo);

Di Pietro (Melito Irpino);

La Ripa (Rocca San Felice);

Osteria del Gallo CFB e della Volpe (Ospedaletto d’Alpinolo);

Valleverde Zi’ Pasqualina (Atripalda)

Napoli:

Fenesta Verde (Giugliano);

La Marchesella (Giugliano);

Il Focolare (Isola d’Ischia);

Lo Stuzzichino (Massa Lubrense);

Abraxas (Pozzuoli);

‘E Curti (Sant’ Anastasia);

Umberto (Napoli).

Il Cellaio di San Gennaro (Vico Equense)

Salerno:

Tre Sorelle (Casal Velino);

Famiglia Principe 1968 (Nocera Superiore);

Angiolina (Pisciotta);

Perbacco (Pisciotta);

‘O Romano (Sarno);

La Piazzetta (Valle dell’Angelo);

Caserta e Benevento:

Nunzia (Benevento);

Mastrofrancesco (Morcone – Benevento);

Gli Scacchi (Caserta).

Le osterie riconosciute invece per la presenza di formaggi, vini di qualità e attenzione all’olio extravergine di oliva sono:

Avellino:

I Santi (Mercogliano).

Napoli:

La Lanterna (Somma Vesuviana);

Viva lo Re (Ercolano).

Salerno:

Al Convento (Cetara);

La Cantina del Vescovo (Nocera Inferiore).

Caserta e Benevento:

Masella (Cerreto Sannita – Benevento);

La Locanda della Luna (San Giorgio del Sannio – Benevento);

Il Foro dei Baroni (Puglianello – Benevento);

‘A Luna Rossa (Bellona – Caserta);

Il Contadino (Caianello – Caserta);

Le Campestre (Castel di Sasso – Caserta).

Non rimane che partire per un tour gastronomico alla scoperta del mangiar bene italiano o per meglio dire campano.

 

 

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Il valore del cibo "lento"
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