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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

I riflessi della fase di stallo politico ed istituzionale e della campagna elettorale permanente.
Sfiducia e incertezza, pagano famiglie e imprese
Rischiano di perdere consistenza i nuovi modelli di sviluppo che si stanno radicando nelle regioni meridionali ed anche in provincia di Salerno.

L’oscillazione del sentiment di famiglie e imprese risente direttamente del clima di incertezza che si è materializzato nel corso degli ultimi due mesi, accentuandosi giorno dopo giorno in senso negativo durante l’estenuante ed interminabile telenovela delle consultazioni post voto. Il tragicomico balletto di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, le passerelle davanti alle telecamere, lo sforzo di auto-rappresentarsi e di auto-narrarsi stando attenti solo all’ampliamento del consenso: un enorme contributo al rafforzamento della sfiducia delle persone in carne ed ossa che ogni mattina provano a porsi il problema di far girare il software di questo Paese attraverso, appunto, i due poli sostanziali: famiglie ed imprese.

E’ abbastanza chiaro, quindi, che i messaggi che sono arrivati dalla politica – senza soffermarsi, per carità di patria, su incongruenze e contraddizioni, a cominciare dalle cifre con le quali si è giocato con una disinvoltura inammissibile – hanno indotto a rallentare. Naturalmente, se a preoccuparsi sono stati i cittadini di questo Paese, possiamo immaginare l’effetto molto più consistente che si è generato al di fuori dei confini nazionali. Al netto delle solite strumentalizzazioni e dei consueti allarmi che in questi casi premier politici, commissari Ue e leader assortiti ben presenti mediaticamente nello scenario internazionale non fanno mai mancare, va anche detto che le esternazioni in tema di politica estera dei due partiti che hanno vinto il 4 marzo – M5Stelle e Lega – non hanno mancato di accentuare le “preoccupazioni” per l’Italia e la sua tenuta economica e finanziaria.

Se scendiamo nel “dettaglio” della situazione specifica delle regioni meridionali, ci rendiamo conto che il rallentamento generale in atto della già poco produttiva macchina amministrativa centrale (per non parlare delle inefficienze strutturali delle diramazioni periferiche) non potrà che generare riflessi negativi su tutte quelle dinamiche che, sebbene non sufficienti, avevano messo in moto importanti strumenti di stimolo a diverse tipologie di investimenti.

In altre parole, non è soltanto una questione di recuperare in fretta l’ordinarietà, se così si può dire, degli assetti istituzionali, ma di mettere mano e, soprattutto, migliorare un quadro di riferimento programmatico ben chiaro e preciso.

E, invece, è proprio l’incertezza sugli sviluppi della situazione a breve e medio termine che fa calare – dopo quasi un anno e mezzo di campagna elettorale (a partire dagli esiti del referendum del 4 dicembre 2016 fino al voto del 4 marzo scorso) – una vera e propria cappa di indeterminatezza che paralizza “piccole” decisioni quotidiane e grandi scelte di scenario.

In un tale contesto rischiano di perdere consistenza anche le nuove “visioni”, i nuovi modelli di sviluppo che si stanno radicando nelle regioni meridionali ed anche in provincia di Salerno. Una “questione” cruciale – per esempio – come quella della competitività dei territori e della relazione città/aree vaste di riferimento è destinata a risentire del rallentamento delle dinamiche istituzionali inclusive a tutto vantaggio del rinsaldamento dei municipalismi, un fenomeno tipico dei momenti di incertezza o delle fasi di passaggio eccessivamente prolungate da un assetto politico ad un altro.

Il conto più salato – come accaduto in analoghe occasioni – ricadrà sui due assi portanti già citati prima: famiglie ed imprese.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

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