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Il settore delle scoperte energetiche è in grande evoluzione con approcci di macroscopia transdisciplinari sempre più necessari.
Senza una bussola strategica? Non resta che gridare aiuto
Le nuove tecnologie sono legate ad investimenti sulla base di conoscenze a largo spettro, con visioni dove la conoscenza della conoscenza ispira il doing by learning, ma non trascura il learning by doing.

di Pasquale Persico

Il titolo del mio intervento nasce dalla lettura dei giornali di domenica scorsa dove si possono leggere titoli convergenti ma che arrivano da proteste dei più disparati settori (politica, economia …). Dal Parlamento europeo tutti a protestare per le direttive relative alla casa green da promuovere entro il 2030. Perfino l’Associazione dei Costruttori chiede un rinvio di tutto perché ancora “innamorata” del 110 e della catena del credito di imposta (che genera rischi). Non parliamo poi delle voci deboli dei partiti: si protesta per la non tassazione ai monopoli dell’energia e, magari, non ci si accorge che molte utilities regionali e provinciali di distribuzione si sono ben riempite di extra profitti ingiustificati. Se allarghiamo, poi, il campo alle emissioni di CO2 ed alle misure per ridurle, nessuno ipotizza di  pagare i servizi ecosistemici ai comuni di montagna, che potrebbero, così, ben sostenere i temi degli standard elevati per evitare lo spopolamento.

La crisi fiscale degli Stati è globale, gli aiuti alle imprese su energia e clima, gli incentivi ai costruttori, gli investimenti in nuove tecnologie, il modo in cui si sostiene il settore dei semiconduttori, la strategia sulle rinnovabili e la sua velocità di transizione, stanno producendo una varietà di proposte contraddittorie. Le grandi infrastrutture strategiche per la logistica delle città stanno rivelando il loro approccio obsoleto ai nuovi standard della città green.

Per capirci, sfogliamo qualche argomento: le guerre in campo sono molte e non si riesce a selezionare quelle commerciali da quelle ideali. Tutte però vengono comunicate come storicamente contemporanee, perché influenzano le tensioni tra i grandi continenti ed il ritornello che l’Europa diventerà un vaso di coccio, con frammenti non più riconoscibili, è l’ennesimo tentativo di fare emergere nazionalismi che non tengono conto del più elementare buon senso.

La crisi sanitaria mondiale è stata quasi rimossa come tema da affrontare in maniera globale, e sono evidenti i perché, sarebbero emersi tutti i temi delle disuguaglianze, oggi non più nelle agende della politica. La sconnessione tra salute e reti ecologiche efficaci è sempre in crescita esponenziale e sembra che gli ambientalisti non siano in difficoltà a dare segnali utili per azioni strategiche.

Potrei continuare, ma affronto un tema appena accennato nel “Punto di Arpocrate”.

L’Italia avrebbe un vantaggio competitivo da sfruttare utilizzando geotermia a bassa entalpia, integrandola con solare o altre fonti energetiche rinnovabili. Non solo si raggiungerebbero subito risparmi energetici considerevoli, ma si userebbe una tecnologia tutta italiana (o al 90%), con rendimenti di risparmi a brevissimo termine. La  ricerca innovativa e le applicazioni su tutto il territorio nazionale offrirebbero una scossa terribile ai monopoli ed ai distributori di energia da altre fonti, che finirebbero per ridurre le spinte ad aumentare i margini. Il sistema industriale diventerebbe il pivot del cambiamento. Certo, ci sarebbero, poi,  guai per lo Stato per le  difficoltà ad usare la tassazione come leva  di incasso immediato. Ma si offrirebbe al territorio la capacità di esprimere una strategia di paesaggio con nuovi parametri percettivi e diminuirebbe la necessità di inventarsi incentivi finanziati con debito pubblico non buono, nel linguaggio di Draghi e dei keynesiani.

La politica dei sussidi in grande fermento non è più una chiara politica strategica perché ci si è staccati dall’idea che il vero patrimonio è il territorio, che non può essere più letto con le vecchie mappe o con i vecchi ritornelli sulle identità da preservare come patrimonio strategico indistinto.

Le mappe non sono il territorio, ma sono utili a farci capire il valore del patrimonio potenziale, se proiettato nella storia che verrà e sui futuri possibili.

Il tema dell’energia è cruciale come lo è sempre stato nella storia delle rivoluzioni industriali: oggi le nuove tecnologie sono legate ad investimenti in conoscenze a largo spettro, con visioni dove la conoscenza della conoscenza ispira il doing by learning, ma non trascura il learning by doing, e proprio il settore delle scoperte energetiche è in grande evoluzione con approcci di  macroscopia transdisciplinari sempre più necessari.

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Pasquale Persico
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