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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Occorre interrogarsi sulle origini del fenomeno e soffermarsi sulle responsabilità dei partiti al governo fino al 4 marzo.
Se prevale il “rancorismo”
Nell’ambito della “rivoluzione” dei meccanismi di rappresentazione del conflitto politico (ed istituzionale) alla quale stiamo assistendo, è evidente che questa “categoria” mediatica ha assunto le caratteristiche di valore-notizia predominante.

La categoria del “rancorismo” continua ad essere predominante nei comportamenti più diffusi negli ultimi due anni. Non è un problema solo italiano, questo va detto. Ma nell’ambito della “rivoluzione” dei meccanismi di rappresentazione del conflitto politico (ed istituzionale) alla quale stiamo assistendo, è evidente che proprio il “rancorismo” ha assunto le caratteristiche di valore-notizia predominante. In altre parole, maggiore è il grado di aggressività – non solo dal punto di vista verbale, purtroppo – di tipo“rancoroso”, più diventa facile bucare il cancello (sempre più malconcio, ridotto quasi ad una gruviera) delle redazioni.

Occorre, naturalmente, interrogarsi sulle origini del fenomeno e soffermarsi senza infingimenti sulle responsabilità in capo alla politica ed ai partiti che hanno governato fino al 4 marzo. E’ senza dubbio nella deriva autoreferenziale – fino allo scollamento quasi totale dalla realtà sociale del Paese – fortemente accelerata negli ultimi 20 anni che va individuata una delle cause “fondanti”, una delle premesse più robuste, di tutto quello che ora si sta sviluppando sotto i nostri occhi. L’indubbia “sapienza” info/comunicativa di Lega e 5 Stelle nel cavalcare il “rancorismo” è la conseguenza di un processo di distacco dei partiti tradizionali da una minima capacità di analisi di quanto stava evolvendo sotto i loro occhi assenti e troppo concentrati sulla gestione di rendite di posizione di consenso franate nel giro di poco tempo (4 dicembre/4 marzo) fino a stordirli.

Ovviamente non è affatto semplice immaginare l’evoluzione di questa situazione. Anche perché – a dispetto dei risultati fin qui francamente deludenti – la “luna di miele” della maggior parte degli elettori con Lega e 5 Stelle continua e mostra inaspettate riserve di fiducia. A  testimoniare, pare di capire, un “rancore” enorme nei confronti di quanti hanno governato il Paese nell’ultimo decennio/ventennio. Al punto di dimenticare che il partito oggi in vetta ai sondaggi non è certo estraneo ai meccanismi di governo della macchina pubblica. Anzi, è stato molto ben presente negli esecutivi di centrodestra e tuttora guida importanti Regioni con il sostegno di Forza Italia.

Scherzi della “memoria” elettorale? Può essere. Ma la verità è che è prevalsa la voglia di archiviare una stagione della politica arrogante, la stagione di un centrosinistra che ha puntato troppo sul mondo delle imprese e del capitale, comunicando un’immagine molto distante dai diritti del lavoro. Dai diritti, cioè, di quel mondo che ha percepito l’avanzare di un processo di precarizzazione in maniera molto più forte di quanto, poi, non fosse già accaduto nella realtà.

Questione di comunicazione? Non solo, ovviamente. Ma nell’era della disintermediazione e della prevalenza dei non-fatti  e delle non –notizie sui fatti e sulle notizie, il modello prescelto in particolare dagli ultimi governi definiti di centrosinistra si è rivelato, per così dire, poco efficace.

Difficile prevedere l’evoluzione della situazione. Fino a qualche mese fa l’autocritica del Pd e degli altri partiti al governo prima del 4 marzo avrebbe sicuramente avuto un senso. Ora la sensazione è che non basti più. La prevalenza di una capacità info/comunicativa di Lega 5 Stelle perfettamente sintonizzata con le aspettative degli elettori – più che orientata ai consuntivi di quanto si afferma di avere fatto o di voler fare – genera dinamiche quasi completamente sganciate dalle tradizionali dinamiche rintracciabili nell’arena mediatica.

Forse è il caso di rimettere al centro – da parte di ogni fazione in campo – più notizie/verità che non-notizie/post verità. Ma sia alla maggioranza che alle presunte opposizioni – forse – non conviene affatto in termini di captazione del consenso.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

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