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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Riflessioni e “dibattiti” in corso sui reali effetti dei provvedimenti post-pandemia (Pnrr).
Se la politica “perde” tempo inseguendo nuovi “scenari”
Permangono non pochi dubbi sulle conseguenze sociali ed economiche derivanti dal lungo periodo di emergenza sanitaria. Esperti e osservatori analizzano il percorso della ripresa ed emerge la tendenza ad "affrettare" il ripristino delle condizioni di piena stabilità .

Esistono date che si rincorrono nella storia personale e familiare delle persone. Date che assumono la ripetitività, nel corso degli anni, necessaria a farle diventare riferimento preciso, costante, indispensabile per comprendere a fondo perché le cose hanno imboccato quella porta, quel percorso. Eppure, analizzando bene, diventa, poi, non semplice distinguere tra le coincidenze che disegnano, sempre, una parte precisa delle vicende che si susseguono ininterrotte, e le improvvise (e imprevedibili) novità che irrompono fino a delineare con precisione un nuovo scenario. Se assumiamo questo metodo per descrivere – per esempio – tanta parte delle storie che hanno caratterizzato il percorso delle famiglie nobiliari che nel corso dei secoli hanno dominato in tanti piccoli feudi dell’Italia meridionale – e in tanta parte della Campania e della provincia di Salerno – ci rendiamo conto che, molto spesso, si sono ripetuti, con poche variazioni, intrecci e progetti (quasi sempre incompiuti) che, complessivamente, costituiscono parte consistente (predominante) dell’eredità culturale e mentale ancor oggi dominante. Se prendiamo in considerazione l’evolversi (o l’involversi) della catena di fatti e persone che ha delineato la parte più evidente del percorso storico che è andato ad esaurirsi (per quanto questo epilogo definitivo sia effettivamente possibile) tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, non possiamo che comprendere meglio come, in realtà, molti “segni” di quella stagione si manifestano ancora, ovviamente in forme e modi compatibili, nella nostra contemporaneità.
Le eredità culturali, ma anche fisiche e strutturali, che abbiamo di fronte, non sono affatto poche e le derivazioni comportamentali neanche, come pure nella sequenzialità di fatti, eventi, notizie, si ritrovano le antiche radici che hanno, sempre, un profilo storico quasi sempre abbandonato a se stesso, sebbene presente e predominante.
Pochi giorni fa, per esempio, nella maxi-confusione generata dagli entusiasmi post Pnrr, non pochi studiosi e affermati interpreti dei provvedimenti che vanno prendendo forma in queste ore, si sono dilungati sulle conseguenze (positive) che le decisioni prese produrranno sulla nostra qualità della vita. Perché – come è del tutto chiaro – sarà proprio la riflessione sulla qualità della vita a farci comprendere se saremo stati in grado di migliorare o peggiorare la nostra condizione. In altre parole, quello che prende piede in queste giornate è il pensiero dominante incentrato su una sola considerazione di carattere generale: come davvero usciremo da questo grande disastro sanitario ed economico che appare sempre più nella sua grave estensione spazio/temporale?
Siamo certi, sicuri, che riprenderemo il dominio della complessa macchina che faceva funzionare il “mondo” prima della pandemia? O resterà, più o meno, ancora aperta la porta che si affaccia su un contesto che si caratterizza solo per la sua massima fluidità e ingovernabilità effettiva?
Il dubbio, nonostante provvedimenti adeguati e più che consistenti, è destinato ad agitarsi ancora e a rimanere a lungo nelle nostre menti. Con una sola certezza: la battaglia contro il virus continuerà ancora per molto tempo. E noi – che siamo già cambiati – continueremo a cambiare senza ammettere che non siamo più gli stessi.
Ernesto Pappalardo
direttore@salernoeconomy.it

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