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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Tutto si sussegue nella prospettiva del racconto che va divulgato sempre e comunque, anche quando non c’è niente da dire.
Se i partiti restano affondati nella dimensione del “mito”
E’ molto difficile provare ad “estrarre” dalla condizione che emerge dall’avere a che fare con una prospettiva così bene info/comunicata un messaggio propositivo, che guarda lontano, con fiducia e ragionato ottimismo.

A scrutare bene nella realtà delle cose che accadono giorno per giorno, si avverte sempre di più la sensazione che la politica sia, ormai, fortemente impelagata nella crescente operazione di costruzione di un “mito” complessivo, proteso, se così si può dire, all’“esaltazione” – a prescindere da quanto, pure, si verifica continuamente – del suo ruolo specifico (nel contesto attuale) che, pure, risente non poco delle difficoltà con le quali deve confrontarsi. In altre parole, l’estrazione a fini comunicativi di un “discorso positivo” relativo ai partiti – ma principalmente ai leader dei partiti – si è da tempo trasformata nel racconto “mitico” della realtà politica, che, invece, resta da leggere con la maggiore razionalità possibile per tentare di comprenderla fino in fondo, ma è davvero molto difficile. Eppure siamo chiamati ad assistere a questo esercizio prolungato e complesso senza avere, molto più spesso di quanto si pensi, alcuna soluzione a portata di mano – eccetto quella fondamentale che si verifica in occasione del ricorso alle urne e che non viene quasi mai sfruttata fino in fondo dagli elettori – per interrompere il prolungarsi di questo “effetto mitologico”, che, in realtà, declina il trascorrere di stagioni di potere molto inconcludenti dal punto di vista del governo rispetto alle esigenze delle persone e delle cose.

Se andiamo a verificare il significato della parola mito, ci rendiamo conto che siamo, effettivamente, bene avvolti nel racconto continuo e senza tentennamenti di questa dimensione. Mito, sostantivo maschile, dal greco μῦϑος “parola, discorso, racconto, favola, leggenda”. Sul sito della Treccani (www.treccani.it/vocabolario/mito/) si susseguono con chiarezza le spiegazioni. La prima è molto esplicita. “Narrazione fantastica tramandata oralmente o in forma scritta, con valore spesso religioso e comunque simbolico, di gesta compiute da figure divine o da antenati (esseri mitici) che per un popolo, una cultura o una civiltà costituisce una spiegazione sia di fenomeni naturali sia dell’esperienza trascendentale, il fondamento del sistema sociale o la giustificazione del significato sacrale che si attribuisce a fatti o a personaggi storici (…)”. Oppure: “(…) Idealizzazione di un evento o personaggio storico che assume, nella coscienza dei posteri o anche dei contemporanei, carattere e proporzione quasi leggendarî, esercitando un forte potere di attrazione sulla fantasia e sul sentimento di un popolo o di un’età (…)”. Ma anche: “Motivo ideale o trasfigurazione della fantasia che assume particolare importanza e ricorre frequente nell’opera di un autore o caratterizza il gusto di un ambiente culturale (…). Rappresentazione ideale o ideologica della realtà che, proposta in genere da una élite intellettuale o politica, viene accolta con fede quasi mistica da un popolo o da un gruppo sociale (…)”.

Come è ben chiaro, quindi, tutto si sussegue nella dimensione del racconto che va divulgato – sempre e comunque, anche quando non c’è proprio niente da dire –  non tanto per informare sulle cose fatte (o non fatte) o che si intendono fare (o non fare), ma per consolidare e rafforzare non altro che il proprio “mito”. Per rafforzare la percezione dell’impegno e della perseveranza che si immettono nelle azioni che si compiono per il bene – ovvio – di tutti noi, cittadini in attesa di qualcosa.

E’, quindi, molto difficile provare ad estrarre dalla condizione che emerge dall’avere a che fare con questa prospettiva bene affondata e info/comunicata nel “mito”, un messaggio propositivo, che guarda lontano, con fiducia e ragionato ottimismo.

Se la politica e i partiti non si liberano da questa costante opera di “abbellimento” di quanto propongono (o non propongno) e realizzano (o non realizzano) giorno per giorno, saremo costretti ad assistere ancora a questa profonda divaricazione tra le cose che non accadono mai (o quasi mai) e le cose che ci raccontano, invece, ogni giorno.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

 

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