La serena consapevolezza che il mondo è (quasi) del tutto cambiato: sono i leader a vincere, ben al di là dei partiti.
Il trumpismo? Ecco le nuove regole made in Usa
E in Italia lo scenario parla chiaro. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, viaggia verso il trenta per cento e si porta dietro una coalizione abbastanza incoerente, ma va bene così: non scalfisce minimamente il quadro politico.

Trumpismo
La verità, a volte, è molto più semplice di quello che può apparire. La logica dei numeri, senza altre tipologie interpretative, anche in politica ha un senso compiuto. Non è sempre vincente, ma orienta fortemente a capire, ad assimilare quanto sta prendendo forma in Italia, ma anche, e soprattutto, in Europa. Che cosa gli Stati di questa parte del mondo potrebbero mai rappresentare in concreto senza un robusto ombrello europeo? Sul piano interno, rimangono precisi i contorni di come la pensano gli elettori - FdI: 29,8%, Pd 22,% (Swg su La7, 17.02) - che vanno avanti su una scelta fino a questo momento perfettamente incentrata sul profilo di Giorgia Meloni, che può essere ampiamente soddisfatta.
(continua)
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“Gli Hitler spesso progettano il loro suicidio politico, non si aggiornano sulla storia vincente”.
Il Risveglio Democratico (inclusivo) degli Euro-Mediterranei
I vinti invincibili ripartono non solo da Berlino. Saper costruire un nuovo spazio di reciprocità tra popoli diversi è la musica da comporre, per un coro di identità a diversità moltiplicata.

Pasquale Persico
Avrei potuto iniziare l’articolo con un altro titolo equivalente: “Gli Hitler spesso progettano il loro suicidio politico, non si aggiornano sulla storia vincente del risveglio dei vinti invincibili”. Per introdurre i miei argomenti devo elencare solo una parte dei vinti invincibili di cui parla Ignazio Silone, a proposito delle sue idee condivise con Camus e Spinelli sull’Europa che verrà. Parto, però, dal movimento che la Merkel portò alle prime elezioni democratiche della Germania unificata, Risveglio Democratico, poi confluito nel CDU per l’irrilevanza del peso elettorale. Ciò non impedì alla Merkel di portare avanti le sue idee per gli Euro-Mediterranei del mondo. Nel libro diario della sua vita Libertà, troviamo molti episodi ben connessi, anche alla fase attuale; essi spiegano il perché ha dovuto rimettere in campo, ancora, se stessa e provocare, qualche settimana fa, il risveglio delle manifestazioni recenti di Berlino, contro la possibile alleanza tra CDU e AfD sugli immigrati. Il racconto dei suoi incontri con Trump già Presidente nel 2018, mette in luce la strategia suggerita, a lei, da Papa Francesco per il vertice di allora, sul clima di Parigi e il G20 sui dazi. Trump, come adesso, aveva preso una posizione di uscita dall’accordo, e anche dagli altri organismi internazionali di cooperazione multilaterale, per la strategia sui dazi e per “America Prima”. Le parole della Merkel sono illuminanti: “La mia preoccupazione era l’annuncio degli Stati Uniti di uscita dagli accordi di Parigi sul clima. Quando ho incontrato Papa Francesco, poco prima, egli capì all’istante e rispose senza giri di parole: Piegare, piegare, piegare ma assicurandosi di non spezzare. Dal punto di vista politico, raggiungemmo una posizione sul clima (utile a conservare tutte le idee sul multilateralismo necessario), che, non a caso, chiamammo i 19 contro 1, USA, del G20. I 19 Paesi del G20 affermarono pure che l’accordo sul clima era irreversibile.”
Trump con il sostegno della finanza opulenta è tornato in campo e nuovamente la Merkel, come cittadina europea, insieme al Papa, ha dovuto riprendere lo stesso slogan, sul sapersi piegare come strategia temporanea; voglio ricordare a me stesso, che la storia dei progetti imperiali, ci dice che spesso gli Hitler dimenticano che gli Hitler e gli imperatori , prima o poi preparano il loro suicidio. Mi piego ma non mi spezzo, potrebbe essere, allora, lo slogan parallelo al concetto di Silone, e fare l’elenco dei vinti invincibili degli euro-mediterranei. Partendo dal suo tempo, a Silone, aggiungerei Camus, la Simone Weil e tanti altri, a cui potrei aggiungere, oggi, sicuramente Papa Francesco, Merkel e Mattarella, e tanti altri ancora come riferimenti espliciti.
(continua)
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Alla base ci sono gli elementi di cui si riteneva fosse fatta la materia: fuoco, aria, acqua e terra associati alle qualità opposte: caldo, freddo, secco e umido.
La teoria dei quattro umori e la Scuola Medica di Salerno
Si è formata a seguito di un processo lungo ed articolato che è iniziato con i filosofi presocratici, pensatori del primo periodo della filosofia greca vissuti tra il VII e il V secolo a.C., accomunati dallo studio sulla natura, che furono chiamati da Aristotele (n. 384-83 a.C.- m. 322 a.C.) fisiologi (physiológoi).

Un medico che esamina un campione di urina. (Foto di G. Ferrantino)
La teoria dei quattro umori (o dottrina tetradica) è stata il cardine della Scuola Medica di Salerno ed è stata alla base della fisiopatologia, della terapia e della dietetica medioevale. (1)
Alla base di questa teoria ci sono i quattro elementi di cui si riteneva fosse fatta la materia: fuoco, aria, acqua e terra associati a quattro qualità opposte: caldo, freddo, secco e umido. (2)
La teoria umorale si è formata a seguito di un processo lungo ed articolato che è iniziato con i filosofi presocratici, pensatori del primo periodo della filosofia greca vissuti tra il VII e il V secolo a.C., (3) accomunati dallo studio sulla natura (physis), che furono chiamati da Aristotele (n. 384-83 a.C. – m. 322 a.C.) (4) fisiologi (physiológoi).
I primi fisiologi, non intesi quindi nel significato attuale del termine, (5) indagarono sulla costituzione della materia e cercarono un elemento comune che potesse spiegare le sue diversità e le sue trasformazioni. (6)
Tra essi si annoverano: Talete di Mileto (n. forse 624 o 623 a.C. - m. tra 548 e 545 a.C.) per il quale l’acqua è l’elemento da cui tutte le altre cose avrebbero tratto origine; (7) Anassimandro di Mileto (n. 610 a.C. – m. 547 a.C.), rappresentante della scuola ionica immediatamente successivo a Talete, che pone come «principio, origine» (archè) (8), egli fu il primo a usare questo termine per designare la primitiva sostanza materiale, l’infinito (apeiron) da cui ogni determinata esistenza deriva e in cui si dissolve al compiersi di ogni ciclo cosmico; (9) Anassimene di Mileto (n. 585 o 584 a.C. – m. tra 528 e 524 a.C.), forse condiscepolo di Anassimandro, stabilisce come “principio” delle cose l'aria, dalla quale tutte le cose derivano e nella quale si dissolvono; (10) per Eraclito di Efeso (vissuto tra il VI e il V secolo a.C.) invece è il fuoco. (11)
Delle qualità elementari (freddo, caldo, secco umido) ne parlano Alcmeone di Crotone (vissuto nell'ultimo quarto del VI secolo, o al principio o a metà e oltre del V secolo a.C.), (12) Anassagora (n. 499-8 a.C. – m. 428-7 a.C.) e Platone (n. 428 o 427 a.C. – m. 348 o 347 a.C.) mentre le qualità diverse (dolce, amaro, ecc.) si ritrovano in Alcmeone di Crotone, Empedocle di Agrigento (vissuto nel V secolo a.C.) e Platone (n. 428 o 427 a.C. – m. 348 o 347 a.C.). (13)
(continua)
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La ricostruzione di un periodo particolarmente complesso che ha portato importanti sviluppi.
Caccia ai “colpevoli”? La filosofia di Iervolino per analizzare la fase granata
Il presidente è intervenuto sul podcast Vianema. Il patron ha ripercorso gli ultimi tre anni parlando anche di casi “spinosi” come il rapporto con i ds Sabatini, De Sanctis e Petrachi e con i vari allenatori che hanno guidato il gruppo-squadra.

Analisi e riflessioni
Il patron Iervolino parla e entra nel merito delle flosofia gestionale della società granata, a partire, per esempio, dalla fase prima dell’esonero di Nicola che portò allo sbarco a Salerno di Sousa. All’epoca si decise di interrompere il rapporto con il mister senza procedere con provvedimenti “duri” verso i calciatori che, poi, consegnarono il peggior risultato degli interi 106 anni di storia del club. Sorge spontanea una domanda: come si immaginò che tali professionisti offrissero il massimo di sé, se nel precedente campionato avevano sempre valorizzato il proprio ego? Anche con Sousa si arrivò ai ferri corti per i difficili rapporti interni. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso è da individuare nel continuo parlare delle sue esperienze lavorative in altre piazze da parte del tecnico.
Questa confessione ci porta a porci una domanda: come si può, giustamente, pretendere che la Salernitana sia un punto d’arrivo, se erano in tanti, in quel periodo, a comportarsi come altri club, quasi considerando la Salernitana non proprio dello stesso livello?Altro aspetto che ci appare complicato riguarda la scelta di Petrachi. Il patron ha confessato di non averlo scelto in prima persona, ma di averlo preso in considerazione dopo il fallimento della trattativa con la Brera Holding. Perché, ci si chiede, si è andati in questa direzione e non in altre? Perché si ricorre ai procuratori per entrare in contatto con i calciatori che possono fare al caso del club? Nella stessa intervista si tessono le lodi di Busso e di Petrucci. Cosa consigliare? Certamente una gestione più snella della società per evitare lungaggini (eccessive), che potrebbero addirittura compromettere il destino della Salernitana. Ben vengano le scelte dei massimi dirigenti, così sapremo con certezza con chi dialogare e anche affermare le nostre perplessità.
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