E, intanto, la destra unita (ma divisa) continua a tallonare nuovi traguardi che sembrano a portata di mano.
La lezione di Orlando e il partito che non c’è
Eppure, è necessario riflettere: bastano davvero solo le percentuali di voto per scoprire che nessuno vuole seriamente vincere? Forse è più comodo perdere e inseguire la vittoria che, prima o poi, arriverà.

Partita in corso
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Mentre una serie di diritti civili e sociali tardano ad essere definiti in termini di standard di appartenenza alle diverse Regioni.
Una domenica malinconica, perché si disperdono i Lep
Le raccomandazioni, inascoltate, del presidente Mattarella, di Papa Francesco e del Premio Nobel Daron Acemoglu, si disperdono nella propaganda.

Pasquale Persico
Il Nord ed i Sud flagellati da eventi alluvionali ci ricordano che la definizione dei LEP, pur essendo chiara nelle menti delle popolazioni, non è garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Un serie di diritti civili e sociali tardano ad essere definiti in termini di standard di appartenenza alle diverse Regioni. Non si tratta solo della sanità, dell’istruzione e dei bisogni sociali, ma emergono altri standard dell’abitare i luoghi in termini di sicurezza ambientale. Tra questi ci sono i crescenti rischi dell’abitare delle famiglie e delle imprese (assetto idrogeologico e terremoti per non citare il crescente pericolo di terrorismo). Come superare la disparità dei quasi 8000 comuni, tenendo conto del crescente peso politico delle città capoluogo e delle regioni? Il groviglio di leggi sulle competenze e la mancata reciprocità tra i poteri dello Stato e del governo con le Regioni, e di Stato e Regioni con i Comuni, impedisce di vedere il futuro con serenità (Mattarella, malinconico e sofferente, all’incontro con le Regioni richiama tutti ad un investimento in concordia in linea con la Costituzione). Per Papa Francesco l’impossibilità di parlare di Pace a tutti i popoli in guerra rende la sua domenica drammatica . La Costituzione affida allo Stato, come competenza esclusiva, il compito di definire i Lep, e la politica non trova i luoghi e gli argomenti adatti, a sciogliere tutti i nodi complessi, facendosi arrogante rispetto alle istituzioni previste in Costituzione.
Al netto di quelli già impliciti nelle normative vigenti, ad esempio per la sanità, sono ancora molti i settori in cui i Lep devono essere definiti; dai servizi sociali alla sicurezza e fino al trasporto locale, nessuno si prende la responsabilità di individuarli in termini di equità dell’abitare visti gli insuccessi connessi alle aree-terremoto, all’assetto idrogeologico e all’accoglienza degli immigrati. Ciò rappresenta una questione istituzionale di primaria importanza, perché significa che il dettato costituzionale resterà inattuabile su molti piani.
In concreto, significa che lo Stato, nel definire il livello essenziale delle prestazioni, poi deve anche garantire a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni le risorse sufficienti per poterli erogare. In particolare, a quelli meno dotati di risorse (ad esempio perché hanno bassa capacità fiscale).
Ma veniamo al tema principale: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese; su questa premessa, da quale scala di poteri ripartire per capire se le nazioni si stanno “suicidando” insieme alle Regioni che chiedono di diventare quasi Stato?
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L’iniziativa è stata ideata e organizzata da Itaca, start-up del network FMTS Group.
Metaversiadi, studenti in gioco per un nuovo modello formativo
“La sfida più inclusiva dell’eduverso su scienze naturali, fisica e inglese, tra gamification e realtà virtuale”.

Oltre la gara tra studenti
Le Metaversiadi non sono solo una gara tra studenti delle scuole superiori italiane, chiamati a confrontarsi su scienze naturali, fisica e inglese ma anche un’occasione di incontro, di orientamento al lavoro, e di approfondimento sui temi dell’innovazione. L’obiettivo principale è di co-creare, insieme a docenti, studenti e stakeholder del mondo della formazione, un modello educativo al passo con le esigenze del futuro. La tavola rotonda - intitolata “Il metaverso? L’altra metà dell’education”, accreditata per i docenti sulla piattaforma S.O.F.I.A. - offrirà importanti modelli di riferimento in termini di approcci e di metodologie utili per supportare il miglioramento della progettazione e dell’offerta educativa e formativa. Dopo i saluti di Giuseppe Melara, presidente di FMTS Group, e di Imma Stizzo, CEO di Itaca, sono previsti gli interventi di Gerardo Canfora, rettore dell’Università del Sannio; Genoveffa Tortora, direttrice CAOT Università degli Studi di Salerno; Fabio De Felice, docente in Operation Management Università degli Studi “Parthenope” - componente dela task force Digitalization del b20 - Elisabetta Mughini, dirigente di Ricerca sull'Innovazione di Indire; Stefano Di Tore, componente del Comitato Scientifico di ResearcHu Istitute, e Amarildo Arzuffi, dirigente Area Formazione Fondimpresa. Le conclusioni saranno affidate a Natale Forlani, presidente INAPP - Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche.
Le prove delle Metaversiadi sono strutturate per testare le competenze in tre materie fondamentali: scienze naturali, fisica e inglese. Gli studenti affronteranno test teorici e pratici in un ambiente virtuale altamente immersivo ed inclusivo. Ogni prova durerà 5 minuti, durante i quali i partecipanti dovranno dimostrare le loro capacità e le loro conoscenze.
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Le riflessioni di un tifoso granata che prova a pensare con la mente libera da passioni e suggestioni.
Salernitana, il film già visto appare sempre nuovo
Resta il segno preciso di una squadra che è stata messa a punto fino a pochi giorni prima della partenza del campionato e fatica a trovare una precisa identità.

Era davvero amore o solo un calesse?
La squadra granata si prepara a sfidare il Cosenza nella partita valevole per il dodicesimo turno di campionato dopo una pesante sconfitta in quel di Cremona e il pareggio di martedì sera Non inganni il risultato finale di Cremona che non rende il giusto demerito alla prestazione di un gruppo di giocatori che non si e mostrato una vera e propria squadra (se non nell’ultima uscita) e che si è tatticamente quasi consegnato all’avversario di turno, senza creargli grossi grattacapi.
Non può passare inosservato l’“integralismo tattico” del tecnico apparso evidente nell’ultima gara, nonostante da più parti si invocasse una vera e propria svolta a livello di modulo.
Ancora più evidente risulta la passività di alcuni elementi sul terreno di gioco, che ricalcano alcuni atteggiamenti già visti nello scorso campionato di massima serie dove ognuno dei protagonisti sembrava, spesso, più interessato al proprio personale orticello piuttosto che a pensare alla propria squadra.
Questa situazione, in ogni caso, è abbastanza insopportabile per larghissima parte dei tifosi, sempre presenti al fianco di questi giocatori e di questa società, che, è bene ricordarlo, si è decisa a mettere a punto la squadra negli ultimi giorni della fase pre-campionato.
Eppure non era sbagliato da parte della tifoseria aspettarsi una squadra già adeguata a fare il salto di categoria. E, invece, al centro della discussione prioritaria ci siamo ritrovati la precisa volontà di rientrare nell’investimento fatto nei primi 18 mesi di gestione. Non che sia stato un problema filosofico sbagliato: ma perché darlo in pasto ai tifosi che, va detto, avevano nel cuore il futuro della Salernitana, non altro?
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