Tutto il resto serve agli altri anche per litigare e per mandare in mille pezzi l’unica cosa nuova che era apparsa all’orizzonte: il famoso campo largo.
Contro il nullismo (politico) ha già vinto Giorgia Meloni
Il 30 per cento, più o meno, non è della destra, perché è lei che aggrega il consenso sulla base di un patto fiduciario con i cittadini che non hanno ancora un rimpianto di tali proporzioni per il centrosinistra.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni
E diventa un programma che, in realtà, nella mente delle persone non è solo politico, ma, prima di ogni cosa, economico e, strutturalmente, in grado di determinare che cosa diventeremo, in termini pratici, nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
La battaglia in Italia, anche già elettorale, in corso, il blocco di destra - e Forza Italia dovrebbe farsene una ragione (anche se l’impostazione liberale e democratica di Tajani resta molto importante) - è, quindi, il nodo centrale in grado di influenzare tutto il resto. Ma questo ragionamento politico interessa davvero agli italiani? O il 30 per cento, più o meno, della Meloni è della Meloni e basta, non della destra, perché è lei che aggrega il consenso sulla base di un patto fiduciario con i cittadini che non hanno ancora un rimpianto di tali proporzioni per il centrosinistra?
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Ma “accelerano, invece, i prezzi dei beni alimentari non lavorati (da -0,5% a +0,3%) e lavorati (da +1,5% a +1,8%)”.
Inflazione ai minimi da inizio anno
Le stime preliminari dell’Istat hanno indicato un aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,7% su base annua dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. Confcommercio: “Segnale di speranza per la ripresa dell'economia”.

Più stabilità (si spera).
L’“inflazione di fondo”, “al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende a +1,8% (era +1,9% ad agosto) e quella al netto dei soli beni energetici a +1,7% (da +1,8%). Quanto al confronto con il mese precedente, scendono principalmente i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-2,1%), dei beni energetici regolamentati (-1,5%) e dei beni energetici non regolamentati (-1,1%). In aumento, invece, i beni alimentari non lavorati (+1,4%) e i beni durevoli e semidurevoli (+0,3% entrambi)”.
(Fonte: confcommercio.it/30.09.2024)
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Spingiamoci a cercare e a promuovere sempre il vero volano per aggregare sussidiarietà e reciprocità, per dare spessore alla socialità del progetto.
Il piano Mattei e la “decolonizzazione sincera”
Oggi, la voce della comunicazione è sempre - o quasi sempre - affidata ai governanti (o alla politica vera e propria), che non entrano nel dettaglio specifico delle economie di scala, di scopo e di rete, prodotte dalle perforazioni e dagli accordi bilaterali.

Pasquale Persico
Sulle pagine di Salerno Economy ho già descritto, con semplicità, il pensiero di Mattei, citando i suoi discorsi sulla “decolonizzazione sincera”; sia quando parlava ai popoli dell’Africa e dell’Asia, sia per l’Italia, la sua cronaca sul fare della sua ENI era dettagliata e rendeva esplicito il suo messaggio etico. Nel parlare del Piano Mattei, di oggi, la voce della comunicazione è sempre - o quasi sempre - affidata ai governanti che non entrano nel dettaglio specifico delle economie di scala, di scopo e di rete, prodotte dalle perforazioni e dagli accordi bilaterali. Faccio solo l’esempio della Val d’Agri, che non ha ancora una storia raccontata in dettaglio delle principali perforazioni. Per capire quello che in più occasioni, a partire dal mio libro online, “La valle delle Orchidee” con prefazione di Romano Prodi, ho cercato di dire, basta riportare il pensiero integrale di Mattei con riferimento a Gela. “L’ENI, infatti - suo scritto - non ha mai pensato di seguire la strada facile che sarebbe stata scelta da altre imprese, in condizioni paragonabili a quelle che si presentavano all’Ente di Stato: limitare l’estrazione alle quantità vendibili del greggio o del gas, o a quelle trattabili per la produzione di bitume, tenendo presente la limitata possibilità offerta dal mercato di questo ultimo, fino a pensare di rinunciare all’estrazione. L’ENI, invece, ha sempre creduto che fosse nell’interesse della Sicilia e dell’intero Paese sfruttare completamente le risorse scoperte ed attraverso un lungo e complesso lavoro di studio ha cercato una soluzione che cercasse più obiettivi. Fummo invitati a seguire l’esempio di imprese straniere che con sani criteri di economia finanziaria hanno abbandonato un giacimento siciliano di caratteristiche analogo a quello di Gela”, (io, Pasquale Persico, nei miei viaggi, potrei segnalarne invece alcuni in Basilicata).
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Uno dei più forti centrali nerazzurri, grande stacco da fermo, autore di marcature rimaste nella storia dell’Inter.
Iván Córdoba, il difensore con il colpo di testa vincente
Anche nel ruolo di laterale sapeva esprimere la forza del suo tono fisico con la velocità, una dote che gli portò il soprannome di Speedy Gonzales per fare riferimento al famoso personaggio dei cartoni animati.

Iván Ramiro Córdoba (Sepúlveda)
Fu nel gennaio del 2000 che fu acquistato dall’Inter, dove si ritagliò uno spazio importante nella formazione che era guidata da Marcello Lippi. Nel primo quadriennio del colombiano in nerazzurro non arrivò alcun trofeo, il giocatore fu protagonista di episodi controversi: l’espulsione nella gara contro il Venezia del 16 settembre 2001 - per una presunta gomitata a Bettarini - e l’autorete che causò l’eliminazione della squadra in semifinale di Coppa UEFA, contro il Feyenoord. Il 19 gennaio del 2003 fu erroneamente espulso dall’arbitro Bertini nella sfida con il Perugia, per un tocco di palla con la gamba che il direttore di gara ritenne essere avvenuto con la mano. Raggiunse le 100 presenze in Serie A al termine del campionato del 2002-03 e venne confermato tra i titolari anche durante la parentesi di Alberto Zaccheroni.
Il ciclo vittorioso di Mancini.
Nella stagione del 2004-05 l’Inter tornò al successo con il nuovo allenatore Roberto Mancini: vinse la Coppa Italia che Córdoba sollevò con la fascia di capitano in sostituzione di Javier Zanetti. In seguito a calcio poli, la squadra milanese avviò un dominio in campo nazionale, senza tuttavia cogliere molte soddisfazioni sul fronte europeo: nel marzo del 2007 il giocatore fu squalificato per due turni in Champions League, provvedimento derivante dalla rissa dopo la gara con il Valencia, che aveva determinato l’eliminazione dal torneo. Un infortunio subìto contro il Liverpool al crociato anteriore del ginocchio sinistro, nel febbraio 2008, gli precluse il resto della stagione, terminata, comunque, con il trionfo interista in campionato.
Le stagioni con Mourinho.
Dopo il positivo ciclo, nell’estate del 2008 Mancini fu sostituito da José Mourinho che rinnovò la fiducia al colombiano: Córdoba realizzò una rete decisiva sul campo della Reggina, viatico fondamentale per i nerazzurri che - dopo un avvio stentato - ripresero la propria egemonia in campionato, vincendo lo scudetto per la quarta stagione di fila. Con l’arrivo di Lúcio al centro della retroguardia, nelle stagioni successive fu utilizzato con minore frequenza, ma si è potuto in ogni caso fregiare del titolo di Campione d’Europa al termine della stagione 2009-2010, conclusa con la vittoria in Champions League contro il Bayern Monaco (22 maggio 2010), oltre che con la vittoria del quinto scudetto di fila e della Coppa Italia. Il ritiro dall’attività agonistica avvenne al termine del campionato 2011-12, con l’ultima presenza in occasione della stracittadina milanese del 6 maggio 2012 vinta dai nerazzurri per 4-2.
(continua)
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