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Salerno Economy XIII.17 – 10.05.2024

La grande corsa è partita, ma nessuno è in grado di ragionare sulla lunga distanza. Lo scontro resta continuo e aperto.

Uno, nessuno e centomila, il volto della politica che cambia

Idee confuse, aggregazioni che si trasformano nel tentativo di attrarre elettori. La netta frattura tra le elezioni interne e quelle europee che inseguono il residuo degli ideali e degli obiettivi fondamentali per rimanere in piedi.
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La politica fa passi indietro
Il quadro politico che si prospetta - dinanzi agli inerti e, a quanto si apprende, anche non del tutto interessati elettori - è estremamente confuso, già in larga parte aggregato intorno a una varietà di tematiche talmente rispondenti a una logica di scontro permanente (sostanzialmente tra i partiti e le forze politiche) che resta ben poco di nuovo, di non già visto (e anche analizzato) nelle precedenti e analoghe occasioni. Questa volta però, non mancano elementi, per così dire, innovativi proprio sotto il profilo della comunicazione, chiamata a confrontarsi con una serie di accadimenti altamente rilevanti dal punto di vista dell’attenzione dei giornali e dei media più in generale. Se da un lato il confronto con l’Europa è una questione aperta, che mette insieme senza sforzo problemi di fondamentale importanza (la guerra, il conflitto, la tragedia delle morti e delle vittime che non si può e non si deve dimenticare, e anche l’aggregato dei problemi vastissimi non risolti), dall’altro il voto per le comunali e le regionali conferma aspettative (da parte della politica in primo luogo) che non si intende - questo pare che dicano i partiti e i candidati - per nulla non inseguire. Insomma, la sfida ha già una serie di riferimenti impostati e sperimentati, né lascia niente di improvvisato. Ma è chiaro che, al di là di una ristretta cerchia di persone, la cronaca di questa campagna elettorale che esorbita permanentemente dal quadro vero e proprio al quale eravamo abituati, è già precipitata in un clima aggressione permanente tra le forze politiche, tra avversari, tra conoscenti, tra persone che, a dire il vero, si conoscono affatto ma devono dichiararsi nemici per captare l’onda più lunga di un consenso falso, distante e distratto. Nessuno, è bene ricordarlo con la massima attenzione, ha in mente di non vincere, di non trainare a casa anche solo la sensazione di non avere perso. Tutto, quindi, si raccoglie, per quanto possibile, in un ambito a dir poco contraddittorio: c’è la corsa al voto, bisogna vincere.
(continua
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“Mentre su base annua c’è un aumento del 2% in valore e dello 0,3% in volume”.

Confcommercio: “Possibile inizio di una fase meno negativa”

Stime preliminari Istat: variazione nulla in valore e lieve calo in volume (-0,1%) rispetto al mese precedente.
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Difficoltà calanti?
“Dopo il leggero recupero di febbraio, per il marzo scorso le stime preliminari Istat indicano una situazione stabile, con una variazione congiunturale nulla in valore e in lieve calo in volume (-0,1%), mentre rispetto allo stesso mese dello scorso anno c’è un aumento del 2% in valore e dello 0,3% in volume. Nel primo trimestre dell’anno le vendite sono stazionarie in valore e in flessione in volume (-0,4%) rispetto al periodo gennaio-marzo del 2023. Rispetto al mese precedente le vendite dei beni alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume) sono in lieve aumento, mentre quelle dei non alimentari diminuiscono (-0,3% in valore e in volume). Su base annua, gli alimentari crescono del 6,4% in valore e del 3,6% in volume e i non alimentari diminuiscono sia in valore (-1,5%) che in volume (-2%). Nel confronto tra trimestri, per i beni alimentari non c’è alcuna variazione in valore e una diminuzione in volume (-0,6%), mentre i beni non alimentari calano sia in valore che in volume (rispettivamente -0,1% e -0,2%)”.
Va poi aggiunto che “per quanto riguarda i beni non alimentari, l’Istat registra variazioni tendenziali eterogenee tra i gruppi di prodotti, con l’aumento più significativo che riguarda i prodotti di profumeria e cura della persona (+4,3%), mentre il calo più consistente è per utensileria per la casa e ferramenta (-7,5%). Rispetto a marzo 2023 il valore delle vendite al dettaglio è in crescita solo per la grande distribuzione (+6,1%), mentre è in calo per imprese operanti su piccole superfici (-1,5%), vendite al di fuori dei negozi (-2,6%) e commercio elettronico (-2,4%).
(Fonte: confcommercio.it/08.05.2024)
(continua)
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Le esportazioni nei primi due mesi del 2024 si sono attestate a quota 11 miliardi di euro.

Il valore dell’agroalimentare Made in Italy? Sale a 620 mld

Il settore può contare su 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende, 70mila industrie ed è sostenuto da vari primati produttivi.
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La qualità diffusa
“Il valore della filiera agroalimentare allargata sale a 620 miliardi di euro, con il cibo Made in Italy che assume un ruolo sempre più centrale per la crescita economica del Paese”. L’analisi della Coldiretti - su dati del Centro Studi Divulga - è stata diffusa in occasione dell’inaugurazione di Cibus. Un settore con oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Il settore può contare su “4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari , oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Un patrimonio del Paese sostenuto dai primati dell’agricoltura italiana, che vanta il primo posto in Ue per valore generato per ettaro, quasi 3000 euro, il doppio rispetto ai ‘cugini’ francesi e i 2/3 in più dei tedeschi”. Le campagne nazionali “hanno anche la leadership Ue nel biologico con 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (325), 526 vini Dop/Igp, 5547 prodotti alimentari tradizionali e Campagna Amica: la più ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori”.
In crescita l’export. “Un valore aggiunto che si riflette anche sulle esportazioni agroalimentari made in Italy che nei primi due mesi del 2024 sono salite in valore a quota 11 miliardi di euro, con un aumento del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Un inizio positivo che va a migliorare il record di sempre fatto registrare lo scorso anno con 64 miliardi”.
“I successi del Made in Italy a tavola - spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - sono indissolubilmente legati all’agricoltura nazionale come ha da tempo compreso quella parte dell’industria alimentare d’eccellenza che ha fondato il suo successo sul prodotto 100% italiano dal campo alla tavola . Una garanzia di trasparenza verso i consumatori ma anche un atto di patriottismo verso il Paese, poiché è creando ricchezza sul territorio che si sostiene l’economia nazionale”.
(Fonte: coldiretti.it/07.05.2024)

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Un grande ed efficace centrocampista. Arriva al Napoli dal 1978 al 1980, dopo ritorna in B, nell’Atalanta (1980-1981).

Filippi, stantuffo del Vicenza che faceva sognare

Nel 1977-1978 diventa uno dei cardini biancorossi che Fabbri riesce a posizionare ad altissimo livello in classifica: conquista il secondo posto (dietro la Juventus) e Paolo Rossi è capocannoniere.
Foto Filippo-Facebook
Roberto Filippi detto "Furia"
(Er.Pa.) - Un calciatore di altri tempi, una persona semplice, capace di correre all’infinito, per Paolo Rossi a Lanerossi Vicenza, per Beppe Savoldi a Napoli. E’ Roberto Filippi (nato a Padova il 10 luglio del 1948, centrocampista sempre al servizio della squadra. E’ la storia di una carriera che trovò il suo momento magico nella squadra di Giovan Battista Fabbri e di Paolo Rossi, ma anche nell’azzurro del Napoli. Iniziò a tirare calci ad un pallone nel Sottomarina, in serie C, bel 1968 (7 reti). Approdò, poi, al Padova per tre campionati, ancora nel torneo di C. Lo chiamò dopo il Bologna in serie A, dove giocò solo pochi mesi. A novembre (1972) andò alla Reggina. Due campionati, poi rientrò a Padova, ancora in serie C. Nel 1975 (ottobre), quindi, è il momento del magico Vicenza. In serie B, biancorossi scesi giù dalla serie A, sfiorano un’altra retrocessione. Ma l’anno dopo Filippi riesce a risalire in A. Nel 1977-1978 diventa uno dei cardini biancorossi che Fabbri riesce a posizionare ad altissimo livello in classifica: conquista il secondo posto (dietro la Juventus) e Paolo Rossi è capocannoniere. E Filippi diventa “Furia”, il soprannome che riassume la sua tipologia di fare le discese sulla fascia: un castigo per gli avversari che subiscono il passo veloce, attento e continuo. Poi Filippi arriva al Napoli dal 1978 al 1980, dopo ritorna in B, nell’Atalanta (1980-1981). Due stagioni, sempre in A, con il Cesena, il ritorno al Vicenza nel 1983. Con i colori biancorossi, al secondo campionato di serie C1, agguanta la promozione in serie B con mister Giorgi e nell’1985-1986 è di nuovo in A, ma la Caf annullò questo ulteriore miracolo. Filippi concluse la sua carriera a 39 anni con la retrocessione del Vicenza in C1.
(continua)
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