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Salerno Economy XIII.10 – 22.03.2024

E nessuno raccoglie i mille segnali di fuga della popolazione dai ben studiati richiami al voto di partito.

La ricerca del messaggio “intelligente” che salva capra e cavoli

Politica in netto affanno, ma mai doma: elezioni al centro dell’attenzione per portare a casa tutti gli obiettivi primari e continuare a mantenere (e migliorare) spazi di potere, profili di crescita e nuovi o anche vecchi aggregati di nomenclatura.
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La partita del voto
E’ proprio un circuito chiuso, arrotolato su se stesso, rintanato nel proprio ambito più specifico, una vera e propria muraglia che cerca di mettere in tutta sicurezza, anche da ogni più minimo respiro non solo politico, ma forse più largamente diffuso, avendo un solo obiettivo: salvaguardare la vera e propria casta (che resta, in ogni caso, molto in alto e se arriva a correre dei rischi, deve anche essere in grado di tutelarsi da sola) e tutto quanto gira intorno alla nostra politica, senza risparmiare occasione valida per farsi spazio, per allargarsi, per prendere tutto quanto possibile. Non è un’immagine, questa appena descritta, pescata da chissà dove, è solo quello che continua ad emergere da una più o meno regolare messa a fuoco di correnti, sottocorrenti, occupazioni di truppe che non solo devono continuare a essere fedeli, ma sempre più pronte a conquistare nuovi e concreti spazi. Esistono, ovviamente, varie tipologie di momenti chiave, come, per esempio, quelli pre-elettorali, quando ogni particolare, ogni tassello, ogni più o meno deducibile strategia può prendere forma o svanire per qualsiasi motivo che prende forma quasi istantaneamente. Ma non è ancora del tutto ben preciso un altro e sostanziale punto: è cambiata, relativamente in poco tempo, la tipologia di aggregazione del consenso, perché si è perso di vista un problema che non solo è difficile risolvere, ma anche inquadrare in un contesto preciso: insomma, non ci sono più certezze, tutto è ancora avvitato all’improvvisazione, perché sono davvero troppi tutti quelli che hanno abbandonato la partita, contribuendo a ridurre la mappatura, di cui parlavamo prima, a un gioca di salotto, dove ogni cosa, prima di cambiare posto (se deve davvero cambiare posto) tende a rimanere, a non fare passi indietro, a non lasciare aperta la finestra. E’ questa la modalità che, ormai, guarda da molto vicino il mondo che cambia e non si muove di un millimetro: non è detto che la bufera riesca a prendere sempre il sopravvento, pensano.
La sensazione è che, invece, la popolazione più diffusa (non i leader, i vertici), ma anche le coagulazioni che resistono e che hanno intenzione di guardare avanti e non indietro, hanno compreso che la gente, i cittadini, i riferimenti sociali, loro stessi, che continuano a trascinare avanti e smuovere tutto quello che può e deve funzionare, sono troppo stanchi: non hanno più tempo di rimanere appesi a qualcosa di annunciato ma non minimamente realizzato. Vanno bene i progetti, gli annunci, le iniziative, ma occorre portare a termine qualcosa, centrare un obiettivo, traguardare un’idea: la coerenza non può ancora rimanere una bandiera per catturare voti.
(continua)
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Le stime preliminari dell’Istat indicano un calo dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume rispetto a dicembre 2023.

Vendite al dettaglio, inizio d’anno “senza slancio”

Mariano Bella (Confcommercio): “La riduzione con cui si apre l’anno, sia congiunturale sia tendenziale, consolida una pericolosa traccia ribassista che, considerata l’importanza dei consumi nel conto degli impieghi finali del prodotto lordo, non può non destare preoccupazione”.
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Andamento "ribassista"
“Inizio anno senza particolari scossoni per le vendite al dettaglio con l’Istat che nelle stime preliminari indica per gennaio un calo dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume rispetto a dicembre 2023, mentre su base annua c’è un aumento dell'1% in valore e una diminuzione in volume del 2,1%. Le vendite dei beni alimentari sono stazionarie in valore e registrano una diminuzione dello 0,4% in volume su base congiunturale, mentre in confronto a gennaio 2023 crescono in valore (+2,4%) e diminuiscono in volume (-2,8%). Quanto ai non alimentari c’è rispettivamente un calo sia in valore (-0,2%) che in volume (-1,6%) e una lieve flessione sia in valore (-0,1%) che in volume (-0,2%)”. Il quadro descritto dai dati Istat descrive la decrescita soprattutto in volume (-0,3%) rispetto al mese di dicembre scorso. “Nel trimestre novembre 2023-gennaio 2024, in termini congiunturali, le vendite aumentano in valore (+0,3%) e calano in volume (-0,1%), con variazioni di segno analogo sia per le vendite dei beni alimentari (rispettivamente +0,4% in valore e -0,3% in volume) sia per quelle dei beni non alimentari (+0,2% in valore e -0,1% in volume)”. Se guardiamo ai beni non alimentari, “si registrano variazioni tendenziali eterogenee tra i gruppi di prodotti: l’aumento maggiore riguarda i prodotti di profumeria e cura della persona (+5,8%), mentre la diminuzione più forte è per elettrodomestici, radio, tv e registratori (-4,9%).
Rispetto a gennaio 2023, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita per la grande distribuzione (+1,4%), per le vendite delle imprese operanti su piccole superfici (+0,5%) e per il commercio elettronico (+1%), mentre diminuisce per quelle al di fuori dei negozi (-0,4%)”.
Confcommercio: “Pericoloso andamento ribassista”.
Nel commentare i dati sulle vendite al dettaglio, il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio Mariano Bella sottolinea che “la consapevolezza delle buone performance del sistema Italia nell’ultimo triennio non vieta di riconoscere la condizione di fragilità economica che anche i dati sulle vendite al dettaglio di gennaio testimoniano. La riduzione con cui si apre l’anno, sia congiunturale sia tendenziale, consolida una pericolosa traccia ribassista che, considerata l’importanza dei consumi nel conto degli impieghi finali del prodotto lordo, non può non destare preoccupazione. Nel complesso, prevalgono, infatti, indizi di rallentamento dell’attività economica”. “Il trade off - aggiunge Bella - tra la domanda di beni e di servizi che aveva garantito per buona parte del 2023 un aumento dei consumi sembra essersi arrestato. Da alcuni mesi le famiglie italiane hanno stabilizzato, o ridotto, i consumi turistici interni. A gennaio le presenze di italiani in Italia si sono contratte del 3,7% rispetto all’analogo mese del 2023, mentre quelle degli stranieri fanno segnare il massimo di sempre (8,2 milioni di notti con +12,6% rispetto a gennaio 2023). Tali differenze indicano la relativa debolezza della domanda interna”.
(Fonte: confcommercio.it/15.03.2024)
(continua)
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La congiuntura. "A marzo peggiorano molti indicatori, nel primo trimestre Pil a +0,1%".

Sangalli: “L’economia frena, accelerare riforme e Pnrr”

Il presidente di Confcommercio al Corriere della Sera: “Dalla tanto attesa riforma fiscale beneficio alla spesa delle famiglie”. L’ipotesi di estendere la riduzione della pressione al ceto medio va concretizzata, perché inciderà positivamente sui consumi e, quindi, su occupazione e crescita”.
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Gli indicatori peggiorano
“A marzo peggiora il quadro congiunturale italiano con variazioni negative degli indicatori in alta frequenza: fiducia delle imprese, vendite al dettaglio, produzione industriale e, a gennaio per la prima volta da luglio scorso, anche l’occupazione”. Queste le valutazioni dell’Ufficio Studi di Confcommercio che compaiono all’interno di un’analisi dell’economia italiana che viene elaborata con cadenza mensile. Secondo le stime dell’organizzazione, “a marzo la ricchezza nazionale (Pil) dovrebbe registrare, nel confronto con febbraio, una crescita nulla. Su base annua la variazione si manterrebbe debolmente positiva”. Nel complesso del primo trimestre Confcommercio “stima una variazione dello 0,1% congiunturale e dello 0,3% nel confronto annuo. A questi dati va aggiunta la doppia variazione negativa congiunturale dei consumi nei primi due mesi del 2024 (0,4% e -0,2%). Le traduzioni in termini tendenziali (anno su anno) sono, comunque, ancora positive: +0,4 e +0,8% per i consumi nei primi due mesi e +0,3% per il Pil nel primo quarto dell’anno in corso. A livello di singole funzioni di consumo, a febbraio, i settori più dinamici sono stati l’automotive (+18,3%), i trasporti aerei (+1,4%) e i servizi ricreativi (+3,7%). In difficoltà permangono mobili (-3,5%), alimentari (-1,5%), abbigliamento e calzature (0,5%)”.
L’analisi di Confcommercio.
“Il passo è dunque lento e non coerente con l’obiettivo di crescita annuale che non può discostarsi troppo dall’1%. Si conferma, quindi, che la crescita è ancora tutta da costruire”, evidenzia la ricerca. Confcommercio “non esclude tuttavia un colpo di reni dell'economia italiana”. “L’accelerazione è possibile, a due condizioni: la prima, che l'inflazione continui a declinare a partire da aprile, dopo la risalita che prevediamo per marzo (all’1,5% tendenziale dallo 0,8% di febbraio). La seconda, che si stabilizzi lo scenario internazionale prima che le tensioni sui costi di trasporto, logistica e materie prime si trasmettano ai prezzi finali o che si generino razionamenti sulle importazioni e tagli al volume del commercio internazionale”.
(Fonte: confcommercio.it/24.03.2024-Marco Sabella/Corriere della Sera 24.03.2024)
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Il tifo dei napoletani, come sempre, prese il sopravvento: si abbonarono in 75.000, generando un notevole flusso di incassi per la società azzurra.

Beppe Savoldi, “mister due miliardi”

In quattro anni siglò 77 gol, vinse nel 1976 una Coppa Italia e una Coppa italo-inglese, realizzò due “quaterne”: Napoli-Foggia (5-0) in campionato e Napoli-Juventus (5-0) in una Coppa Italia del 1978, quando prevalse come migliore marcatore con 12 reti.
1975–76 Società Sportiva Calcio Napoli - Giuseppe “Beppe” Savoldi
Beppe Savoldi
(Er.Pa.) - Beppe Savoldi: 405 presenze, 168 reti in serie A, quindicesima posizione nella classifica dei goleador del campionato tricolore. Capocannoniere della serie A nel 1972-1973 e ben tre volte migliore realizzatore in Coppa Italia. Per capire bene la classe e il fiuto del gol di Savoldi: è stato un attaccante tanto forte da diventare il primo bomber a piazzarsi per dodici volte tra le primi dieci punte della massima serie del calcio italiano. La sua intera carriera è stata caratterizzata dai gol segnati e dal ruolo di centravanti, tranne un paio di anni (iniziali), quando con la maglia nerazzurra dell’Atalanta ha ricoperto il ruolo di mezzala e ala sinistra. Bisogna arrivare al 1968 per il passaggio di Savoldi, a titolo definitivo, al Bologna - in cambio di Sergio Clerici e un conguaglio di 175 milioni di lire - dove percorre un ottimo tratto di carriera: due Coppa Italia e la Coppa di Lega italo-inglese (1974). In Coppa Italia si assiste a due successi di Savoldi nelle classifiche dei marcatori: nel 1972-1973 si piazza al primo posto dei goleador nel campionato di serie A (a pari merito con Rivera e Pulici). Con la casacca rossoblu segna 140 gol, è il quarto realizzatore in assoluto dopo Angelo Schiavio, Carlo Reguzzoni ed Ezio Pascutti.
E, poi, arriva il momento che proietta Savoldi nella parabola del magico tifo napoletano: nel luglio del 1975 il Bologna cede Savoldi per una cifra di un miliardo e quattrocento milioni di lire e in più la cessione, nuovamente, di Clerici, oltre alla metà del cartellino di Rosario Rampanti (in comproprietà tra Napoli e Torino), valutati nel complesso 600 milioni di lire. Per Savoldi arrivò, quindi, l’appellativo di “Mister due miliardi”. Ma questa operazione - tra le più costose nel mondo del calcio professionistico fino a quel momento - fu oggetto anche di critiche a Napoli, in un momento difficile dal punto di vista economico. Ma il tifo dei napoletani, alla fine, prese il sopravvento: si abbonarono in 75.000, generando tre miliardi di lire di incasso.
(continua)
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