Come è cambiata la caccia al voto da parte dei leader e dei colonnelli che indirizzano i partiti.
La “rideterminazione” delle influenze, in origine politiche
Di fatto, la partita ha assunto un altro genere di appartenenza, nell’ambito delle leadership che fanno voti, e non conosciamo ancora bene verso quale scenario siamo incamminati.

Il nuovo scenario
Un primo e sostanziale cambiamento si è determinato in base agli atteggiamenti assunti dai leader dei partiti, che di fatto si sono svincolati del tutto dal richiamo formale e, si può dire, esistenziale al flusso di idee e posizioni espresso dai partiti appunto, ai quali, pure, si richiamano e nei quali, pure, si identificano. Il già più volte citato “influencer”, colui che di fatto impersona e, in qualche modo, indirizza e orienta i suoi “follower”, ha iniziato da tempo a impersonare la vera e propria “guida” da seguire, ben al di là del fattore politico. E’ un vero e proprio “orientatore” di tante cose, dalla politica e i partiti fino ad arrivare al gusto, alla moda, agli atteggiamenti da assumere nell’ambito della relazionalità sociale e personale. Ma non si tratta solo di questo contesto: il politico di questi tempi è in grado anche di “saltare” la politica, pur di conquistare non solo più voti (che rappresentano sempre il suo reale quadro di riferimento), ma una visibilità più intensa e, soprattutto, variegata, in grado, cioè, di ridisegnare la sua stessa rappresentanza politico/partitica.
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Riprende la corsa del risparmio, si torna ad accumulare dopo avere rallentato per mantenere i livelli di spesa.
“La fiducia non si trasforma in consumi”
Confesercenti. La frenata dell’inflazione spinge le famiglie, che, però, non convertono in acquisti. Le imprese segnalano un febbraio freddo, il peggiore dal 2015.

Il calo dell'inflazione non aumenta la spesa
(Fonte: confesercenti.it/28.02.2024)
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Uno dei primi episodi, che troviamo nelle fonti antiche, mette in relazione il “mal della pietra” [calcolosi vescicale] e la sua cura.
Urologia, uno sguardo al passato
Già nel medioevo i maestri salernitani insegnavano come effettuare l’uroscopia, un esame diagnostico ante litteram, e come realizzare un’estrazione cauta del calcolo.

Calcolo vescicale. Si ringrazia il Dott. Umberto Greco che gentilmente ha fornito la foto.
Il termine “urologia” è stato coniato nel 1840 da Leroy, Jean-Jacques-Joseph, detto d'Ètiolles, (1) chirurgo francese nato nel 1798 e morto nel 1860, (2) ma già nel medioevo i maestri salernitani insegnavano come effettuare l’uroscopia, un esame diagnostico ante litteram, e come effettuare un’estrazione cauta del calcolo, (3) cioè l’estrazione di un calcolo mediante cistotomia (4) per via perineale. (5, 6) Si tratta di due aspetti diversi, il primo teorico il secondo pratico, che non hanno connessioni tra loro. (7)
Uno dei primi episodi, che troviamo nelle fonti antiche, che mette in relazione il “mal della pietra” [calcolosi vescicale] (8) e la sua cura da parte dei medici di Salerno, è narrato nelle Gesta Episcoporum Virdunensium, cronaca scritta da un monaco anonimo verso la metà dell’XI secolo, il quale racconta di Adalbero II vescovo di Verdun (9) che, dopo la sua elezione avvenuta nel 984, (10) si recò a Salerno “per trovarvi guarigione” dal mal della pietra di cui era affetto, ma dopo aver dimorato per qualche tempo in tale città, non potendo essere curato dai medici (11) andò via, ma morì sulla strada del ritorno nel 988. (12) Siamo nel X secolo.
L’Occidente ha ereditato la pratica dell’uroscopia, ossia l’osservazione delle urine, dagli autori bizantini (13) i quali trassero da Ippocrate e Galeno il nucleo della loro teoria urologica. A Bisanzio la produzione in questo campo fu vasta, basti pensare alle opere che vanno sotto il nome di Magno di Emesa (V-VI secolo), di un certo Stefano (probabilmente VI-VII secolo), fino ai trattati di Giovanni di Prisdrianna (XII secolo). (14) Tale pratica assunse un ruolo centrale in campo semeiologico nella Scuola Medica di Salerno. La maggior parte dei testi prodotti nell’ambiente culturale salernitano fanno riferimento ad essa (15) e sono stati realizzati soprattutto tra l’XI e il XIII secolo. (16) Alcuni autori hanno trattato l’argomento in maniera specifica come Mauro, Urso (o Ursone) e Egidio di Corbeil. (17) Mauro fu attivo nella seconda metà del XIII secolo (18) autore del trattato Regulae urinarum (19, 20) che De Renzi (1857) ritenne parte di una grande opera di semeiotica. (21) Urso (o Ursone) da Salerno fu attivo tra la seconda metà del XII secolo e i primi decenni del XIII secolo (22) autore del De urinis. (23, 24) Egidio di Corbeil studiò a Salerno, divenne verso la fine del XII secolo il primo insegnante di medicina a Parigi, (25) morì nei primi anni del XIII secolo, (26) fu anche lui autore di un trattato intitolato De urinis in cui espose la dottrina salernitana sulle urine. L’opera fu adottata come testo nelle scuole di medicina d’Europa fino al XVIII secolo. (27)
Uno dei trattati commentati da Mauro morto nel 1214, che compongono l’Articella, è il De urinis legato al nome di Teofilo Protospatario, (28) il quale appare più che altro una entità bibliografica, in quanto personaggio difficile da inquadrare storicamente, infatti, alcuni studiosi lo collocano nel VII secolo altri fra il IX e il X secolo. (29) L’Articella, così chiamata perché fondamento dell’arte medica, (30) è un corpus di sei trattati che con qualche aggiunta posteriore, sarà il fulcro del curriculo medico a Parigi, a Napoli e a Salerno, (31) e sarà “usato per parecchi secoli, almeno fino al Cinquecento, come manuale di insegnamento […] copiato e commentato nelle facoltà universitarie di medicina, a Montpellier e a Parigi, a Bologna e nelle altre Università dell’Italia settentrionale, e poi nelle nuove Università dell’Europa centrale.” (32)
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Il 12 luglio del 2019 si materializza il passaggio all’Inter per la cifra finale di 50 milioni di euro, l’affare più costoso che si rintraccia all’ombra di San Siro, (record, poi, battuto da Romelu Lukaku).
Nicolò Barella, una vera storia di arte nerazzurra
Ha ricevuto il premio come migliore centrocampista italiano nato nel 1997 per due anni consecutivi (2012 e 2013). All’inizio sceglie la maglia numero 24, in seguito prende la 23, in omaggio al suo cestista preferito: LeBron James.

Nicolò Barella
E’ nato nel 1997 a Pirri, municipalità di Cagliari, ed è cresciuto a Sestu, nell’hinterland del capoluogo sardo, ha iniziato con il calcio all’età di tre anni e mezzo, influenzato dal padre, nella scuola “Gigi Riva”, fondata dal grande attaccante del Cagliari. Si formò come centrocampista e subito le sue qualità lo segnalarono ai dirigenti del Cagliari, che lo tesserarono nella squadra. Nel 2006 entrò a fare parte del settore giovanile del Cagliari: giocò 41 gare e segnò 4 reti. Il 2 luglio del 2018 si è sposato con Federica Schievenin, ex modella sarda che ha 7 anni in più di lui, hanno avuto tre figlie.
Barella può giocare in qualsiasi ruolo di centrocampo: trequartista, mediano, mezzala. Ha un ottimo tiro dalla distanza. Ha ricevuto il premio come migliore centrocampista italiano nato nel 1997 per due anni consecutivi (2012 e 2013), ha avuto dalla UEFA il titolo di uno dei 50 giovani più promettenti per la stagione 2018-2019.
Debutta in Serie A il 4 maggio del 2015, sempre con il Parma, sconfitti 4-0 allo stadio Sant’Elia. In quell’anno il Cagliari retrocede in Serie B dopo undici campionati consecutivi in massima serie. Nel finale della stagione, scende in campo dal primo minuto nel match contro l'Udinese, disputa la sua prima gara da titolare da professionista.
A gennaio del 2016 passa in prestito al Como che milita sempre in Serie B. E’ impiegato come centrale di centrocampo: 16 presenze e due assist, a fine stagione la squadra lariana retrocede in Lega Pro. Nell’estate del 2016 rientra al Cagliari, neopromosso in Serie A, e debutta per la seconda volta in Coppa Italia (5-1 contro la Spal). Diventa, poi, titolare. Alla fine del campionato colleziona 28 presenze in campionato.
(continua)
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