contatore visite free skip to Main Content
Ticker news is disabled.
info@salernoeconomy.it

Salerno Economy XIII.08 – 08.03.2024

Come è cambiata la caccia al voto da parte dei leader e dei colonnelli che indirizzano i partiti.

La “rideterminazione” delle influenze, in origine politiche

Di fatto, la partita ha assunto un altro genere di appartenenza, nell’ambito delle leadership che fanno voti, e non conosciamo ancora bene verso quale scenario siamo incamminati.

Foto Glocal-politica
Il nuovo scenario
Il vento sempre più vicino delle regionali - in arrivo quelle di Abruzzo e Basilicata - lascia confluire su questi due appuntamenti elettorali, prima di qualche mese per le Europee, la massima attenzione di tutte le forze politiche che sono pienamente immerse in quella che si presenta come una delle tante battaglie dove il cosiddetto supporto ideologico a questo punto è del tutto secondario rispetto al quadro più generale. Ebbene sì, è stato pienamente raggiunto, in maniera del tutto autonoma (per fortuna), l’obiettivo di ridisegnare anche l’appuntamento delle urne, estraniandolo, quasi pienamente, dal contesto di fondo, quello che fino a questo momento si era rivelato il più determinante: si è riusciti ad accantonare le motivazioni che si richiamano all’aspetto preliminare al voto di oggi, che affondano le radici nel terreno, per così dire, primordiale della distinzione di opinioni e prospettive partitiche. Non è un passaggio secondario, ma la piena testimonianza di quanto sia cambiata la percezione del momento elettorale, della relazionalità politica e della collocazione più autentica della massa di persone rispetto al contesto generale che, in ogni caso, interloquisce con chi esprime la propria posizione. Ma solo in parte resta agganciata al dialogo aperto e fiduciario con i partiti o con i leader nel ruolo di promoter di idee e opinioni che si traducono (o dovrebbero tradursi) in azioni chiare, ritenute efficaci per la tutela dei propri diritti e delle aspettative più ampie. Ma come si è arrivati a questo nuovo quadro di riferimento?
Un primo e sostanziale cambiamento si è determinato in base agli atteggiamenti assunti dai leader dei partiti, che di fatto si sono svincolati del tutto dal richiamo formale e, si può dire, esistenziale al flusso di idee e posizioni espresso dai partiti appunto, ai quali, pure, si richiamano e nei quali, pure, si identificano. Il già più volte citato “influencer”, colui che di fatto impersona e, in qualche modo, indirizza e orienta i suoi “follower”, ha iniziato da tempo a impersonare la vera e propria “guida” da seguire, ben al di là del fattore politico. E’ un vero e proprio “orientatore” di tante cose, dalla politica e i partiti fino ad arrivare al gusto, alla moda, agli atteggiamenti da assumere nell’ambito della relazionalità sociale e personale. Ma non si tratta solo di questo contesto: il politico di questi tempi è in grado anche di “saltare” la politica, pur di conquistare non solo più voti (che rappresentano sempre il suo reale quadro di riferimento), ma una visibilità più intensa e, soprattutto, variegata, in grado, cioè, di ridisegnare la sua stessa rappresentanza politico/partitica.
(continua)
Leggi Tutto

Riprende la corsa del risparmio, si torna ad accumulare dopo avere rallentato per mantenere i livelli di spesa.

“La fiducia non si trasforma in consumi”

Confesercenti. La frenata dell’inflazione spinge le famiglie, che, però, non convertono in acquisti. Le imprese segnalano un febbraio freddo, il peggiore dal 2015.
Foto-Numeri Economia-immagine euro
Il calo dell'inflazione non aumenta la spesa
“La frenata dei prezzi dà un’iniezione di fiducia ai consumatori, ma non al commercio. Le rilevazioni Istat confermano il progressivo miglioramento del clima delle famiglie, il cui indice cresce, senza interruzioni, dallo scorso novembre, in coincidenza con il rallentamento dell’inflazione. Per il commercio al dettaglio, però, febbraio resta un mese freddo, non solo dal punto vista climatico. L’indice di fiducia complessivo del comparto si ferma a 100,6: escludendo il periodo della pandemia, è il febbraio peggiore dal 2015”. Questa la lettura che Confesercenti evince dai dati di Istat. “L’energia potenziale accumulata con il prolungato miglioramento della fiducia dei consumatori, dunque, non si sta trasformando in energia cinetica per i consumi, anche a causa della ripresa del risparmio, che le famiglie tornano ad accumulare dopo averlo sacrificato per mantenere i livelli di spesa durante la fase di picco dell’ondata inflazionistica”. Dal punto di vista delle imprese, Confesercenti individua “un quadro difficile per le imprese del commercio al dettaglio, il cui clima di fiducia questo mese si deteriora soprattutto per la grande distribuzione, anche se continuano a soffrire anche le attività della distribuzione tradizionale, il cui giudizio sulle vendite rimane negativo ormai da giugno scorso”. Né si intravedono ulteriori elementi positivi, perché “non aiuta il cattivo andamento dei saldi invernali: sette negozi su dieci lamentano risultati inferiori a quelli del 2023, a causa delle temperature eccezionalmente miti - che hanno bloccato la domanda di capi invernali - e dell’eccesso di promozioni, che sta diluendo l’impatto delle vendite di fine stagione. Una corsa allo sconto, guidata dalle piattaforme di eCommerce internazionali che sta influendo negativamente sugli equilibri tra i canali di vendite: sia per il dettaglio tradizionale che per la GDO si pone, sempre con maggiore urgenza, il tema di garantire una corretta concorrenza con le piattaforme dell’on-line”. Confesercenti individua la strada da intraprendere: “Perché invece il tesoretto di fiducia dei consumatori si tramuti in consumi effettivi, occorre accelerare sul percorso tracciato dalla riforma fiscale: l’alleggerimento della pressione fiscale, ed in particolare sul lavoro, è la via maestra per stabilizzare le attese delle famiglie”. Per l’Istat “sale fiducia consumatori a febbraio, cala per le imprese. Le aziende restano comunque sul livello medio degli ultimi sei mesi”.
(Fonte: confesercenti.it/28.02.2024)


Leggi Tutto

Uno dei primi episodi, che troviamo nelle fonti antiche, mette in relazione il “mal della pietra” [calcolosi vescicale] e la sua cura.

Urologia, uno sguardo al passato

Già nel medioevo i maestri salernitani insegnavano come effettuare l’uroscopia, un esame diagnostico ante litteram, e come realizzare un’estrazione cauta del calcolo.
G. Ferrantino-Foto Calcolo vescicale (1)
Calcolo vescicale. Si ringrazia il Dott. Umberto Greco che gentilmente ha fornito la foto.
di Giuseppe Ferrantino

Il termine “urologia” è stato coniato nel 1840 da Leroy, Jean-Jacques-Joseph, detto d'Ètiolles, (1) chirurgo francese nato nel 1798 e morto nel 1860, (2) ma già nel medioevo i maestri salernitani insegnavano come effettuare l’uroscopia, un esame diagnostico ante litteram, e come effettuare un’estrazione cauta del calcolo, (3) cioè l’estrazione di un calcolo mediante cistotomia (4) per via perineale. (5, 6) Si tratta di due aspetti diversi, il primo teorico il secondo pratico, che non hanno connessioni tra loro. (7)
Uno dei primi episodi, che troviamo nelle fonti antiche, che mette in relazione il “mal della pietra” [calcolosi vescicale] (8) e la sua cura da parte dei medici di Salerno, è narrato nelle Gesta Episcoporum Virdunensium, cronaca scritta da un monaco anonimo verso la metà dell’XI secolo, il quale racconta di Adalbero II vescovo di Verdun (9) che, dopo la sua elezione avvenuta nel 984, (10) si recò a Salerno “per trovarvi guarigione” dal mal della pietra di cui era affetto, ma dopo aver dimorato per qualche tempo in tale città, non potendo essere curato dai medici (11) andò via, ma morì sulla strada del ritorno nel 988. (12) Siamo nel X secolo.
L’Occidente ha ereditato la pratica dell’uroscopia, ossia l’osservazione delle urine, dagli autori bizantini (13) i quali trassero da Ippocrate e Galeno il nucleo della loro teoria urologica. A Bisanzio la produzione in questo campo fu vasta, basti pensare alle opere che vanno sotto il nome di Magno di Emesa (V-VI secolo), di un certo Stefano (probabilmente VI-VII secolo), fino ai trattati di Giovanni di Prisdrianna (XII secolo). (14) Tale pratica assunse un ruolo centrale in campo semeiologico nella Scuola Medica di Salerno. La maggior parte dei testi prodotti nell’ambiente culturale salernitano fanno riferimento ad essa (15) e sono stati realizzati soprattutto tra l’XI e il XIII secolo. (16) Alcuni autori hanno trattato l’argomento in maniera specifica come Mauro, Urso (o Ursone) e Egidio di Corbeil. (17) Mauro fu attivo nella seconda metà del XIII secolo (18) autore del trattato Regulae urinarum (19, 20) che De Renzi (1857) ritenne parte di una grande opera di semeiotica. (21) Urso (o Ursone) da Salerno fu attivo tra la seconda metà del XII secolo e i primi decenni del XIII secolo (22) autore del De urinis. (23, 24) Egidio di Corbeil studiò a Salerno, divenne verso la fine del XII secolo il primo insegnante di medicina a Parigi, (25) morì nei primi anni del XIII secolo, (26) fu anche lui autore di un trattato intitolato De urinis in cui espose la dottrina salernitana sulle urine. L’opera fu adottata come testo nelle scuole di medicina d’Europa fino al XVIII secolo. (27)
Uno dei trattati commentati da Mauro morto nel 1214, che compongono l’Articella, è il De urinis legato al nome di Teofilo Protospatario, (28) il quale appare più che altro una entità bibliografica, in quanto personaggio difficile da inquadrare storicamente, infatti, alcuni studiosi lo collocano nel VII secolo altri fra il IX e il X secolo. (29) L’Articella, così chiamata perché fondamento dell’arte medica, (30) è un corpus di sei trattati che con qualche aggiunta posteriore, sarà il fulcro del curriculo medico a Parigi, a Napoli e a Salerno, (31) e sarà “usato per parecchi secoli, almeno fino al Cinquecento, come manuale di insegnamento […] copiato e commentato nelle facoltà universitarie di medicina, a Montpellier e a Parigi, a Bologna e nelle altre Università dell’Italia settentrionale, e poi nelle nuove Università dell’Europa centrale.” (32)
(continua)
Leggi Tutto

Il 12 luglio del 2019 si materializza il passaggio all’Inter per la cifra finale di 50 milioni di euro, l’affare più costoso che si rintraccia all’ombra di San Siro, (record, poi, battuto da Romelu Lukaku).

Nicolò Barella, una vera storia di arte nerazzurra

Ha ricevuto il premio come migliore centrocampista italiano nato nel 1997 per due anni consecutivi (2012 e 2013). All’inizio sceglie la maglia numero 24, in seguito prende la 23, in omaggio al suo cestista preferito: LeBron James.
Nicolò Barela Inter.it-download
Nicolò Barella
(Er.Pa) - Nicolò Barella - nato Cagliari il 7 febbraio del 1997 - centrocampista dell’Inter (è il vice-capitano) e della nazionale italiana, con la quale divenne campione d’Europa nel 2021. E’cresciuto nel settore giovanile del Cagliari, nel 2015 il suo esordio tra i professionisti. Nel 2019 fu acquistato dall’Inter con cui ha vinto un campionato (2020-2021), due Coppe Italia (2021-2022 e 2022-2023) e tre Supercoppe italiane (2021, 2022 e 2023). Ha raggiunto una finale di Coppa UEFA (2019-2020) e una di UEFA Champions League (2022-2023). Dal 2018 è componente nella nazionale italiana ed ha disputato 31 gare senza sconfitte, arrivando a un record in precedenza di Ugo Locatelli, giunto a 22 partite. E’ stato inserito cinque volte nella squadra dell’anno AIC (2019, 2020, 2021, 2022 e 2023) e una nella compagine della stagione della UEFA Europa League (2020). È stato anche nella lista dei 30 finalisti del Pallone d’oro nel 2021 e nel 2023, è stato eletto migliore centrocampista della Serie A nel 2020-2021 e nel 2022-2023. Disse detto Gigi Riva: “Sono orgoglioso di lui perché rappresenta Cagliari e la Sardegna, proprio come la rappresentavo io”, (19 gennaio 2021).
E’ nato nel 1997 a Pirri, municipalità di Cagliari, ed è cresciuto a Sestu, nell’hinterland del capoluogo sardo, ha iniziato con il calcio all’età di tre anni e mezzo, influenzato dal padre, nella scuola “Gigi Riva”, fondata dal grande attaccante del Cagliari. Si formò come centrocampista e subito le sue qualità lo segnalarono ai dirigenti del Cagliari, che lo tesserarono nella squadra. Nel 2006 entrò a fare parte del settore giovanile del Cagliari: giocò 41 gare e segnò 4 reti. Il 2 luglio del 2018 si è sposato con Federica Schievenin, ex modella sarda che ha 7 anni in più di lui, hanno avuto tre figlie.
Barella può giocare in qualsiasi ruolo di centrocampo: trequartista, mediano, mezzala. Ha un ottimo tiro dalla distanza. Ha ricevuto il premio come migliore centrocampista italiano nato nel 1997 per due anni consecutivi (2012 e 2013), ha avuto dalla UEFA il titolo di uno dei 50 giovani più promettenti per la stagione 2018-2019.
Debutta in Serie A il 4 maggio del 2015, sempre con il Parma, sconfitti 4-0 allo stadio Sant’Elia. In quell’anno il Cagliari retrocede in Serie B dopo undici campionati consecutivi in massima serie. Nel finale della stagione, scende in campo dal primo minuto nel match contro l'Udinese, disputa la sua prima gara da titolare da professionista.
A gennaio del 2016 passa in prestito al Como che milita sempre in Serie B. E’ impiegato come centrale di centrocampo: 16 presenze e due assist, a fine stagione la squadra lariana retrocede in Lega Pro. Nell’estate del 2016 rientra al Cagliari, neopromosso in Serie A, e debutta per la seconda volta in Coppa Italia (5-1 contro la Spal). Diventa, poi, titolare. Alla fine del campionato colleziona 28 presenze in campionato.
(continua)
Leggi Tutto

Back To Top
Cerca