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Salerno Economy XIII.06 – 23.02.2024

Forse, prende forma solo un conflitto basato sugli interessi personali, sociali, culturali e, alla fine, anche partitici.

Che cosa resta, cosa è rimasto dello “scontro elettorale”?

La sfida è aperta e sono in tanti a rappresentarsi anche in maniera molto lontana da tutto quello che, veramente, sono diventati: è questa la partita che si agita molto, ma non trova affatto un percorso da riuscire ad affermare.
Immagine politica reputazione
La scelta che non c'è
Resta più o meno intatto - ma in lievissima risalita - il quadro delle proiezioni in termini percentuali dei due principali antagonisti della partita (anche) elettorale in corso in Italia da qui a giugno per le Europee, oltre che per le Regionali. FdI e Pd si guardano un po’ da lontano (circa 10 punti percentuali di differenza, più o meno) e provano a mettere in campo una sfida che, per la verità, è molto difficile provare a immaginare, considerando tutte le novità che in così poco tempo si sono condensate fino a fare quasi scomparire la tipologia di voto che, pure, aveva preso una sua forma compiuta in termini di aggancio ai partiti o a quello che ne resta. In altre parole, ma siamo proprio sicuri che a ogni simbolo sia rimasto agganciato lo zoccolo di consensi fin qui maturati (o dispersi) in base a una precisa connotazione politica? Insomma, siamo certi che non si sia perso per strada il percorso più antico e radicato, quello dell’appartenenza ideologica o, in ogni caso, basato sulla condivisione politica rispetto a una serie di valori ben più ampia? Perché la sensazione che è andata affermandosi negli ultimi tempi, è che si sia verificata, in più di un appuntamento con le urne, una precisa tipologia di conformazione elettorale che tiene conto, più o meno esclusivamente, delle mosse (tattiche o più semplicemente protese alla “conquista” di consensi) non tanto dei partiti o dei movimenti, ma dei leader, del tutto trasformati in veri e propri “influencer”, orientati - al di la dei partiti, sia ben chiaro - a impersonare anche (anche ma non solo) la figura (di cui fidarsi) di risolutori dei problemi, disegnando prospettive e percorsi di crescita. A guardare a fondo con questo binocolo, si ritrova la tipologia specifica di colui che indirizza verso una meta (in questo caso anche politica): il personaggio - come spiegano bene i manuali - di successo, “popolare nei social network e in generale molto seguito dai media, che è in grado di influire sui comportamenti e sulle scelte di un determinato pubblico”.
(continua)
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Report Assoterziario Confesercenti. Il presidente Gronchi: “Servizi ancora indietro nell’adozione di nuove tecnologie”.

Transizione digitale e Pmi per vincere la crisi

Tra il 2007 e il 2013 +185mila società di capitali, crollano ditte individuali (-85mila) e società di persone (-84mila).
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La distribuzione tradizionale in sofferenza.
“I fatturati dei servizi tornano sopra i livelli del 2019, ma la distribuzione tradizionale soffre”. Il presidente (Assoterziario Confesercenti) Nico Gronchi: “Servizi italiani ancora indietro nell’adozione di nuove tecnologie. Web tax equilibri concorrenza o sarà solo un’altra imposta”. È il quadro che emerge dal II Rapporto sul Terziario: “Meno ditte, più imprese strutturate. Il terziario archivia definitivamente la crisi innescata dalla pandemia, ma si trasforma: tra il 2017 ed il 2023, le società di capitali sono aumentate di +185mila unità, mentre sono crollate le ditte individuali (-85mila) e le società di persone (-84mila). E’ un segnale del progressivo consolidamento del sistema imprenditoriale, ma anche delle difficoltà delle imprese di minori dimensioni, su cui hanno pesato la doppia crisi economica e pandemica e la mancata innovazione. Un ritardo nell’adozione di nuove tecnologie che accomuna - a livelli diversi - tutti i comparti del terziario, riducendone le potenzialità di crescita”.
Il peso del terziario. “Nel 2023 le imprese del Terziario sono circa 3 milioni e 90 mila, in leggera contrazione (-9.000 unità), sul 2022. Rappresentano oltre il 60% del totale delle attività della nostra economia: agricoltura e costruzioni pesano ciascuno poco più del 14%, la manifattura circa il 9% del totale delle imprese italiane”.
I comparti. “Il 42% delle imprese - quasi 1,3 milioni - è attivo nel commercio: di queste, 710mila circa nel commercio al dettaglio. Le attività dei servizi di alloggio e ristorazione sono il secondo comparto per numero di imprese: oltre 394mila, il 13% del totale. Seguono le attività immobiliari (9%), quelle professionali, scientifiche e tecniche (7%); poi le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (6%), trasporto e magazzinaggio (5%), servizi di informazione e comunicazione e attività finanziare e assicurative (entrambe al 2%) e attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (2%)”.
(Fonte: confesercenti.it/16.02.2024)
(continua)
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Con una spesa media pro-capite stimata in 350 euro, per il pernottamento al primo posto si collocano strutture ricettive, alberghi e resort (meglio se con aree benessere).

Turismo, scatta la scorsa a un posto sulla neve

Osservatorio Confcommercio-Swg: “Oltre otto milioni di italiani hanno scelto la montagna come meta di vacanza nel primo trimestre dell’anno”.
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Mete preferite

Secondo i numeri dell’Osservatorio Turismo Confcommercio - in collaborazione con Swg - “in questo primo trimestre dell’anno sono 8,3 milioni gli italiani che hanno scelto come destinazione per la propria vacanza la montagna. Per il 62% del campione saranno vacanze brevi, con 2 pernottamenti a destinazione al massimo, mentre il 29% farà da 3 a 5 pernottamenti”. Di conseguenza, si ridimensiona “il mito della settimana bianca, cui eravamo affezionati un po’ tutti: solo il 9% degli italiani programma una permanenza in montagna di 7 giorni o più. Con una spesa media pro-capite stimata in 350 euro, la scelta della soluzione per il pernottamento vede al primo posto le strutture turistico ricettive, alberghi e resort, meglio se attrezzate con aree benessere: li predilige quasi la metà degli intervistati. Soluzioni ricettive tipiche del contesto montano come baite, chalet e rifugi conquistano comunque un significativo 14%”.
Va sottolineato che la scelta appare chiara: “Le alpi italiane restano le preferite. Mete esclusivamente italiane nell’87% dei casi, con in testa il Trentino, oltre un quarto delle preferenze, seguito a distanza da Lombardia, Alto Adige e Valle d’Aosta. Poi, nell’ordine, Veneto, Piemonte e Friuli. Le altre regioni con offerta turistica montana totalizzano complessivamente circa il 20% delle preferenze: un divario che resta significativo, considerando anche l’estensione geografica della catena degli Appennini. C’è però un 10% di amanti della neve oltre confine, principalmente sui crinali alpini di Svizzera e Francia”.
(Fonte: confcommercio.it/17.02.2024)
(continua)
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Il capocannoniere di tutti i tempi è Giuseppe Meazza: 284 gol messi a segno in 14 stagioni, dopo di lui si pazza Alessandro Altobelli con 209 gol in 11 campionati.

Storia e record dell’Inter, Zanetti e Bergomi primi per presenze

In 110 annate - prendendo in considerazione l’esordio del 10 gennaio 1909 - i nerazzurri hanno partecipato a 108 tornei di primo livello nazionale.
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L’Inter della stagione 1988-1989 titolare dello scudetto dei record: primato assoluto di punti per un campionato a 18 squadre con 2 punti a vittoria (58).
(Er.Pa.) - Se si prendono in considerazione le presenze con la maglia dell’Inter di ogni singolo calciatore, Javier Zanetti - 858 partite in diciannove stagioni, 1995-2014 - guida la classifica di campioni che sono rimasti bene iscritti nella memoria, nella storia che resta di tanti campionati dominati e vinti. Dopo Zanetti, si susseguono Beppe Bergomi (756 presenze in 20 stagioni), Giacinto Facchetti (634 presenze in 18 stagioni), Sandro Mazzola (566 presenze in 17 stagioni), Giuseppe Baresi (558 presenze in 15 stagioni). Zanetti rimane il giocatore principale dell’Inter per numero di presenze (615) in serie A, quarto in campionato alle spalle di Gianluigi Buffon, Paolo Maldini e Francesco Totti. Ma Zanetti risulta il primo dei giocatori - di tutti i tempi - non nati in Italia. Quando, poi, si analizza la classifica dei maggiori goleador (sempre nerazzurri), il capocannoniere di tutti i tempi è Giuseppe Meazza: 284 gol messi a segno in 14 stagioni; dopo di lui si pazza Alessandro Altobelli con 209 gol in 11 stagioni; a seguire: Roberto Boninsegna, 173 in 7 campionati, Sandro Mazzola, 160 in 17 tornei e Luigi Cevenini III, 158 in 10 stagioni.
Ne tirare le somme più in generale, occorre ricordare che in 110 stagioni - prendendo in considerazione l’esordio del 10 gennaio 1909 - l’Inter ha partecipato a 108 tornei di primo livello nazionale - 92 campionati di Serie A, 7 di Prima Categoria, 5 di Prima Divisione e 4 di Divisione Nazionale) - e 2 volte non ha valicato le gare eliminatorie di livello regionale (massima serie) (1909,1912-1913).
(continua)
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