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Salerno Economy XII.34 – 06.10.2023

“Il nome del nuovo Sodalizio è stato unanimamente accettato quale Foot-ball Club Internazionale-Milano”. La seduta si sciolse alle 23.30.

Storie di calcio e di Coppe, storie di sogni antichi

115 anni fa - con Giorgio Muggiani e Hans Rietmann nella birreria Spaten e alla Fiaschetteria Toscana - prese forma “il seme nerazzurro”, che era stato piantato al ristorante “Orologio”, alle spalle della cattedrale. Erano in quindici. Dopo tre ore di discussione, Muggiani, “su un foglio di carta intestata di suo padre, scrive a penna: 9 marzo 1908. I signori fondatori si sono riuniti questa sera col fermo proposito di fondare un nuovo Club”.
Diego Milito (inter.it)
Diego Milito
(Er.Pa.) - Nella memoria del tifoso nerazzurro - ma anche del semplice appassionato di calcio - spiccano, per forza di cose, tre finali (due di Coppa dei Campioni e una di Champions League, vinte nel 1964, nel 1965 e nel 2010). Tre partite entrate di diritto nella storia del pallone, con due tecnici che restano, al di là di commenti e approfondimenti che accompagnano sempre il tifoso che si confronta con il totem-calcio, due riferimenti a livello tattico, prima di tutto, ma anche agonistico, che, in quegli anni, hanno saputo trasmettere. Oltre le finali giocate - esattamente cinque - i veri e propri trionfi sono stati tre, che vale la pena ricordare.
Lo scudetto, conquistato nel campionato 1962-63, è solo la premessa della conquista della Coppa, attraverso la netta vittoria (3-1) contro il Real Madrid che poteva schierare campioni come Di Stefano e Puskas. In panchina con i nerazzurri Helenio Herrera, che poteva fare giocare i talenti messi insieme da Angelo Moratti. A mettere la prima palla in rete è Sandro Mazzola, un gran destro, sul finire del primo del tempo. A seguire Milani, Felo (che segna il 2-1) e, poi arriva la terza rete di Mazzola, vero e proprio inafferrabile della magica serata. E’ solo il primo tassello della costruzione di quella leggenda nerazzurra che è viva e vegeta ancora oggi.
La seconda Coppa dei Campioni arriva il 27 maggio del 1965, a Milano: Inter-Benfica. E’ proprio lo stesso giorno della finale giocata dai nerazzurri a Vienna contro il Real Madrid, ma questa volta tocca al Benfica di Eusebio. Dopo avere strapazzato in casa il Liverpool (3-0), che pure aveva vinto in casa propria per 3-1, ora c’era da affrontare una grande squadra: la seconda finale in due anni, quindi, offriva sul piatto della bilancia una prova storica, quasi mitica. Ed è il portiere Sarti a sapersi opporre ad Eusebio: nulla da fare, la porta dell’Inter è chiusa a chiave.
A pochi minuti dalla fine del primo tempo è Jair a mettere la palla in rete che, alla fine, assegna la partita. Ci sono due nomi, prima del magico destro che deposita la vittoria nella porta degli avversari, e sono quelli di Mazzola e Corso che confezionano un bel regalo per il numero sette. Nel secondo tempo scende la pioggia, la partita è, ormai, una battaglia militare. Palo di Mazzola, portoghesi rimasti in dieci, indietro ci pensa ancora Sarti a dire no a Eusebio e ai suoi compagni. La Coppa dei Campioni resta nerazzurra e la squadra che ha saputo vincerla come l’anno prima, entra nella leggenda. Sono state sconfitte due squadre - Real Madrid e Benfica - in assoluto tra gli undici più forti di tutti i tempi. Ma quella squadra di Herrera era di un altro pianeta.
(continua)
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"A mantenere i tassi attivi sui depositi a livelli ingiustificatamente bassi non sono stati solo gli istituti di credito italiani".

Interessi sui c/c di 15 anni fa? 19,7 miliardi in più

La Cgia: “Se ai 1.320 miliardi di euro di risparmi attualmente depositati fosse applicato l’1,87 per cento (anziché lo 0,38), famiglie e imprese si ritroverebbero con 14,6 miliardi netti in più. A gioire, comunque, sarebbe anche il fisco che incasserebbe 5,1 miliardi di euro di gettito in più”. Se si sommano i due importi, a risparmiatori e fisco “19,7 miliardi aggiuntivi: quasi un punto di Pil”.
Immagine Glocal credito al consumo
Calcoli su interessi e "vantaggi" creditizi
“Se le banche italiane applicassero gli stessi interessi sui depositi in conto corrente del 2008, anno in cui il tasso di riferimento della Bce era lo stesso di oggi, le famiglie e le imprese disporrebbero di 14,6 miliardi di euro netti in più. A beneficiarne sarebbe anche il fisco che dal prelievo sui risparmi vedrebbe aumentare il gettito di 5,1 miliardi. Nel complesso, pertanto, correntisti ed erario disporrebbero di 19,7 miliardi aggiuntivi”. L’Ufficio Studi della Cgia: “Quindici anni fa il tasso principale di rifinanziamento della Bce era al 4,25 per cento e i tassi di interesse applicati dalle banche sui depositi degli italiani erano all’1,87 per cento. Oggi, a parità del costo del denaro stabilito da Francoforte, sono invece allo 0,38 per cento. Ebbene, se ai 1.320 miliardi di euro di risparmi attualmente depositati negli istituti di credito italiani fosse applicato l’1,87 per cento (anziché lo 0,38), famiglie e imprese si ritroverebbero con 14,6 miliardi netti in più. A gioire, comunque, sarebbe anche il fisco che, grazie a questo allineamento ai tassi attivi di 15 anni fa, incasserebbe 5,1 miliardi di euro di gettito in più dall’attuale applicazione delle imposte sugli interessi. Sommando i due importi, risparmiatori e fisco si ritroverebbero con 19,7 miliardi aggiuntivi: praticamente quasi un punto di Pil”.
“A mantenere i tassi attivi sui depositi a livelli ingiustificatamente bassi non sono stati solo gli istituti di credito italiani. Gli ultimi dati disponibili (luglio 2023) ci dicono che la media degli interessi applicati sui conti correnti delle famiglie dell’area dell’Euro era pari allo 0,27 per cento (-105 punti base rispetto al 2008), mentre in Italia si è attestata leggermente sopra e precisamente allo 0,28 (- 118). Anche analizzando i dati relativi ai principali Paesi europei, emerge un quadro generale desolante: in Francia la media degli interessi applicati è stata dello 0,05 per cento (-13), nei Paesi Bassi dello 0,10 (-70), in Spagna dello 0,12 (-68) e in Germania dello 0,41 per cento (-164 punti base rispetto al 2008). Insomma, nonostante la presidente della Bce, Christine Lagarde, abbia in più di un’occasione invitato nei mesi scorsi gli istituti di credito a remunerare maggiormente i risparmi dei cittadini europei, la risposta dei banchieri non c’è stata Oggi, però, i mutui sono più convenienti di 15 anni fa”.
(Cgia Mestre.com/16.09.2023)
(continua)
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Evento formativo annuale di “In Cibum-Scuola di Alta Formazione Gastronomica”. Confronto con professionisti della ristorazione, addetti ai lavori e produttori.

Il mondo del food alla terza edizione di “In Cibum Extra”

“Destinazione futuro” il tema che ha fatto da traccia alla tavola rotonda e a quindici laboratori di approfondimento.
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Momenti di confronto
Il secondo trimestre 2023 ha fatto registrare al settore della ristorazione una crescita del +13,8% del fatturato (analisi Fipe-Confcommercio). Un segnale positivo che fa da contraltare ad un mancato appeal del mondo food, tant’è che uno studio di mercato sulle professioni estive 2023 dell'Osservatorio InfoJobs ha rilevato che le tra le figure più richieste spicca quella dell’addetto di sala (primo posto), seguita dall’assistente di cucina (secondo) e cuoco (terzo). In questa speciale classifica delle “Top 20 delle professioni” lo chef è al settimo posto mentre il pizzaiolo al dodicesimo e il pasticcere al quindicesimo. Proprio per comprendere l’effettivo stato di salute del settore che la terza edizione di “In Cibum Extra” - evento formativo annuale di “In Cibum-Scuola di Alta Formazione Gastronomica” - ha chiamato al confronto i professionisti della ristorazione, gli addetti ai lavori e i produttori per definire le linee guida necessarie per un cambio di passo. Per questo come titolo di riferimento è stato scelto: “Destinazione Futuro”.
La giornata si è aperta con una tavola rotonda alla quale hanno preso parte: Giuseppe Melara, presidente di FMTS Group; Mariagiovanna Sansone, direttrice di “In Cibum”; Alessandro Circiello, Media & Public Affairs Federazione Italiana Cuochi; Marta Cotarella, direttrice di “Intrecci”; Gianluca De Cristofaro, direttore generale di Ambasciatori del Gusto e Paolo Marchi, ideatore e curatore di “Identità Golose”. Ha moderato Antonio Lucifero.
“In quest’ultimo anno - ha evidenziato Mariagiovanna Sansone, direttrice di In Cibum - ci siamo resi conto, anche vedendo i dati della nostra Agenzia per il Lavoro che la difficoltà di reperire personale è una costante Ci siamo interrogati sui perché, provando a capire con i nostri allievi cosa si aspettano dal futuro. Il tempo e la paura di non riuscire a bilanciare vita privata e lavoro sono alla base di tutto ciò. Con In Cibum Extra vogliamo fare il punto sul valore tempo e immaginare con gli addetti ai lavori nuovi approcci per una concreta destinazione futuro”.
(continua)
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Alla quinta giornata, dopo avere perso il derby, Fraizzoli esonerò Heriberto Herrera e assegnò la panchina a Giovanni Invernizzi.

Arrivano gli anni Settanta, l’Inter vince lo scudetto

Dopo i titoli di Fiorentina e Cagliari, arriva un campionato da ricordare, agganciato al profilo della rimonta, della rivincita che fa partire la corsa fino a un traguardo che all’inizio sembrava impossibile.
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La squadra nerazzurra che vinse nel 1970-1971.
(Er.-Pa.) - Tra il 27 settembre del 1970 e il 23 maggio del 1971, si realizzò un principio di natura filosofica destinato a confermare che il calcio - anche quello di profilo non proprio elevato, ma agonisticamente agganciato alla tabula delle invenzioni dal nulla che solo le partite a pallone riescono a mettere in campo - è (e sempre sarà) il gioco più bello del mondo. Iniziò a fine settembre un campionato (di serie A) abbastanza privo di fondamentali attrattive e che, invece, era destinato a diventare nella mente del popolo dei tifosi (interisti), un torneo da ricordare, soprattutto perché avrebbe preso sempre più consistenza il profilo essenziale della rimonta, della rivincita, della vittoria di una sola e grande squadra che, attraverso il dominio, nella media e lunga distanza, della magnifica corsa che si svolge ancora oggi a cielo aperto nei corridoi al vertice dell’universo calcio, delinea ogni anno chi ha vinto e chi ha perso, senza tentennamenti, ma sempre con molte recriminazioni.
Nel 1970-71 si era alle prese con l’organizzazione della sessantanovesima edizione del campionato italiano di calcio di serie A, la 39ma a girone unico. Si proveniva da due annate con vittorie, per così dire, originali: Fiorentina (‘68-‘69) e Cagliari (‘69-‘70). Ora si riaffacciava il racconto milanese - interista - che, però, dovette confrontarsi con la narrazione partenopea: un Napoli di alto livello, una bella squadra.
Nelle prime fasi, il Cagliari, che aveva vinto lo scudetto l’anno prima, riuscì a vincere a San Siro contro l’Inter, conquistando il primo posto in classifica (25 ottobre). Ma, purtroppo, i rossoblù dovettero subire l’infortunio (molto grave) di Gigi Riva in Nazionale - a Vienna, contro l’Austria - e si avviarono a contenere, senza riuscirci, una perdita davvero rilevante. L’Inter, intanto, perdeva anche il derby con il Milan, che riuscì a vincere con il Napoli al San Paolo (0-1, 20 dicembre, poi 0-2 in seguito alle proteste dei tifosi azzurri), diventando campione d’inverno (17 gennaio 1971).
Va detto che - quinta giornata di campionato - dopo avere perso il derby, Fraizzoli esonerò Heriberto Herrera e assegnò la panchina a Giovanni Invernizzi che vinse la stracittadina di ritorno (7 marzo) e riuscì a mettersi alle spalle (tra le polemiche) il Napoli (terzo nella nuova classifica), vincendo nella sfida di Milano (2-1, ma con il Napoli costantemente già nel primo tempo). L’Inter riuscì a risalire durante la sfida, pur rimanendo in dieci, e a pareggiare con un contestatissimo calcio di rigore.
(continua)
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