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Salerno Economy XII.13 – 14.04.2023

La nuova “geografia” è già ben radicata a Montecitorio, e assiste al “cambiamento” senza scomporsi.

La fase “storica” dei partiti? In nome della vecchia e cara Dc

E’ appena il caso di ripetere che, in fondo, vive e governa ancora. Continua a esistere (e a fare l’opposizione) in tutte le forze presenti in Parlamento. I democristiani sono sempre lì, a rappresentare quello che noi siamo. E anche quello che non siamo.
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Sulle onde
Il punto cruciale di tutte le discussioni in atto nella nostra politica, appare, più o meno, non tanto basato sulle emergenze economiche - che pure sono centrali e importanti per provare a recuperare una prospettiva di reale stabilità - ma, come sempre, sulle vicende delle singole formazioni di origine partitica, che ben si guardano dal mantenere una visione non strettamente egoistica o, ancora di più, addirittura personalistica. In altre parole, siamo ai minimi termini della vicenda: non sono affatto pochi i percorsi di tanti esponenti di quella geografia politica che costituisce in maniera strutturale - e al di là delle tanti fasi storiche che il partitismo ha vissuto e continua a vivere - la caratteristica dominante del sistema-Paese. In questo momento, per esempio, è in atto una vera e propria fase di ridisegno organico delle strutture politiche che si accingono a determinare quanto prenderà forma nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Il dubbio reale è, fondamentalmente, aggrappato ad un solo aspetto: quali saranno, con minore vaghezza di quanto si declama in queste ore, i nuovi tempi delle fasi politiche? Gli equilibri, le maggioranze, le minoranze, i perdenti, i vincenti, riusciranno a ritagliarsi i loro spazi di potere e di controllo delle azioni da compiere, in maniera meno ondivaga e più, invece, performante? Sapranno, quindi, imprimere una stabile e permanente agibilità alle proprie mosse, tale da inquadrare, senza troppe inquietudini, scenari esatti e, quindi, in grado di attraversare le paludi di scontri e contrapposizioni sia interni che internazionali? Insomma, dopo il momento di passaggio - storico, non occasionale, pare di capire - assisteremo al consolidamento di uno scenario che, è bene ribadirlo, comporta il perfezionamento strutturale del percorso della democrazia in questo Paese?
(continua)
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Confcommercio. La rete di prossimità continua a ridursi, “facendo venir meno i servizi essenziali ai residenti”.

Centri urbani, “misure strutturali contro la desertificazione”

Il ministro Urso alla Camera: “Intenzionati a sviluppare una politica sistemica strategica che si svilupperà attraverso più provvedimenti legislativi”.
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Misure anti-crisi
I problemi legati alla piena vivibilità nelle zone principali delle città continuano a richiamare attenzione e a sollecitare interventi risolutivi. Confcommercio segue ogni iniziativa che prende in considerazione la situazione che è venuta a determinarsi e segnala proposte e interventi che possono influire positivamente sul quadro generale. E’ in questo contesto che si collocano le più recenti dichiarazioni del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha risposto a un’interrogazione di Forza Italia sul fenomeno della desertificazione commerciale durante il question time del 5 aprile scorso alla Camera. “Occorre prevedere misure di carattere strutturale, di sistema - ha evidenziato Urso - e con una precisa visione strategica nella consapevolezza di quanto importante sia, anche sul piano sociale, presidiare i centri urbani così come la presenza di punti vendita nei nostri borghi”.
Confcommercio giudica positivamente questo intervento di Urso, “visto che il commercio di prossimità continua a ridursi facendo venir meno i servizi essenziali ai residenti che si trovano a vivere in centri storici sempre più a misura di turisti”. Confcommercio ricorda che “si sta già impegnando concretamente, al fianco dei sindaci e delle istituzioni locali, per la realizzazione di progetti finalizzati a riportare qualità e equilibrio nei nostri centri storici. In questa fase ci auguriamo che vengano usate, presto e tutte, le risorse contenute nel Pnrr per la rigenerazione urbana”.
(Fonte: confcommercio.it/05.04.2023)
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La scomparsa di Piero Sartogo. Tra le sue opere più note, la sede dell’ambasciata d'Italia a Washington e la Chiesa del Santo Volto di Gesù a Roma.

La lezione magistrale affidata all’ultimo libro

Venne a Napoli, presso la Fondazione Morra, per commentare un dialogo di Giulio Romano con Vasari. Era nata, forse, l’idea di scrivere un racconto sul suo furore per l’architettura di qualità.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

Piero Sartogo ha avuto sempre una sua idea dell’architettura espressa in numerose pubblicazioni tra cui è da ricordare “Immagine Reale e Virtuale”, pubblicata su Casabella in coincidenza con la mostra personale presso l’Istituto Nazionale di Architettura (1977). Ma quel titolo è anche la prima definizione sulla sua architettura che troviamo su Google. Sartogo è venuto a Napoli, presso la Fondazione Morra, per una lezione magistrale errante in occasione degli ottanta anni del suo amico Achille Bonito Oliva - 11 novembre 2019 - per commentare un dialogo di Giulio Romano con Vasari sull’Abitare con arte, architettura ed immaginario, scritto da ABO nel lontano 1993; era nata, forse, così l’idea di scrivere un libro-racconto sul suo furore per l’architettura di qualità, e questo proposito lo aveva catturato per molto tempo. Per proteggere il suo progetto di scrittura si era isolato nella sua Torre a Siena, circondato dalle sue collezioni d’arte, per proteggersi dai pericoli della pandemia. Le mie telefonate ad intervalli discontinui mi avevano trasmesso tutto il suo pensiero critico sulla progettazione che insegue la rendita urbana: morire insieme alla rendita è il destino di questa architettura, ci dicevamo, con empatia crescente. Avevo formulato, poi, l’invito a presentare il suo libro in maggio, a Caggiano, nella casa natia del suo amico Achille Bonito Oliva, poco distante da Polla e dalla bellissima casa dell’altro suo amico scienziato, il Prof. Antonio Federico, dove lui già aveva trascorso giornate di grande serenità.
(continua)
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“A causa della crisi legata ai prezzi e agli effetti della guerra, ben 3 milioni costretti a chiedere aiuto per mangiare in queste feste”.

Record di Pasqua, 2 miliardi spesi per la tavola

Coldiretti: “L’alimento più rappresentativo della tradizione per la maggioranza resta la carne d’agnello. Per il dolce, la colomba ha battuto le uova di cioccolato”.
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Tavole imbandite
“Gli italiani hanno speso quasi 2 miliardi di euro per imbandire le tavole della Pasqua che in oltre nove casi su dieci (91%) hanno scelto di trascorrere in casa, propria ma anche di parenti e amici”. E’ questo il quadro delineato da Coldiretti/Ixe’, che individua “un ritorno della convivialità anche per dimenticare le preoccupazioni legate alla guerra e al caro prezzi e lasciarsi alle spalle gli anni della pandemia”. La spesa “raggiunge quest’anno il record di sempre con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno e con una netta preferenza per i menu della tradizione”.
In particolare, “sei le persone in media su ogni tavola - spiega Coldiretti - mentre per preparare il pranzo pasquale si sono impiegate circa 2,1 ore ai fornelli. L’alimento più rappresentativo della tradizione pasquale per la maggioranza degli italiani resta la carne d’agnello servita in quasi la metà delle tavole (44%) nelle case, nei ristoranti e negli agriturismi. Per il dolce, invece, la colomba ha battuto le uova di cioccolato, anche se più di quattro famiglie su 10 (42%) hanno fatto ricorso quest’anno al fai da te, preparando in casa i dolci tipici della Pasqua”.
(Fonte: coldiretti.it/09.04.2023)
(continua)
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