Il rischio più evidente, in termini di regresso socio-economico, è addentrarsi nell’età della “restaurazione”.
La “politica”, l’ancien régime e la storia che non cammina
La maggior parte della rappresentanza politica si rende conto che le elezioni configurano un passaggio significativo (maggioritario, proporzionale, niente di niente?) che avrà il compito di segnare una “ripartenza”?

Lezioni di storia
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Il contrappunto. Il presidente del Consiglio è nelle stesse condizioni in cui si trovò quando era al vertice della Bce nei mesi dell’assalto speculativo all’Euro.
Draghi e l’obbligo del governo “whatever it takes”
Al centro dell’attenzione il rispetto del patto con l’Unione europea e l’attuazione dei contenuti del Recovery plan dal quale dipende la ripartenza della crescita del Paese.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi
Da “nonno a disposizione delle istituzioni” (per sua dichiarata disponibilità nel tempo della battaglia per il Quirinale) al “federatore“ dell’area moderata (suggestione alimentata dai media e caldeggiata da qualche leader politico come Renzi), lo storytelling imbastito sulla figura di Mario Draghi prosegue mentre vengono al pettine nodi ed asprezza dei problemi da governare.
C’è un filo rosso che corre nel discorso pubblico articolato dal sistema mediatico, un filo rosso che evoca la pratica delle scommesse. Ce la farà Draghi a concludere la legislatura? Ce la farà Draghi a tenere a bada i partiti ormai presi ciascuno per conto proprio dal clima di campagna elettorale? Domande legittime, forse anche opportune, ma un tantino ipocrite ben sapendo che ogni risposta è già scritta. Alla meno peggio, intensificando ogni opera di mediazione, Draghi e il suo governo arriveranno a fine legislatura. Più che un desiderio individuale è un obbligo assunto con Mattarella, ribadito nei fatti dal bis del Presidente, rafforzato dal senso di responsabilità istituzionale che è cifra del premier.
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La riflessione di Corrado Lampe dopo l’intervento di Pasquale Persico dedicato alla statista tedesca.
Angela Merkel? “Una sola voce che è fuori dal coro”
Nell’accennare ai rapporti di amicizia con americani ed inglesi, l'ex cancelliera dice né più né meno: “Noi europei dobbiamo realmente prendere il nostro destino nelle nostre stesse mani”.

Angela Merkel
Mi scrive Corrado Lampe in relazione al mio “Punto di Arpocrate” dedicato a Angela Merkel e alla Nato. Ora, sempre su SalernoEconomy, ritengo di approfondire l’argomento nel consueto spazio settimanale. Per me quello che ho definito un “sogno” potrebbe trasformarsi in una “proposta politica”. Penso che le ragioni di Corrado siano una lettura molto interessante sulla storia dell’Europa, non ancora del tutto emersa, che consente di parlare meglio di “Europa che diventa continente Europeo”.
di Corrado Lampe
Un sogno la proposta di Angela Merkel in qualità di segretario generale della Nato? Temo che sogno resterà, perché la Nato, per quello che è, per quello che rappresenta, non recepirà mai il nome di Angela Merkel per quel tipo di incarico così importante e strategico. Innanzitutto Angela Merkel si pone in maniera diametralmente opposta a qualsiasi forma di rappresentazione militarista. Mi pare di potere affermare che non è in sintonia con alcuna forma, se così si può dire, di “militarismo”. Non bisogna mai dimenticare che la Nato non è “una simpatica combriccola di amanti della pace”, ma un organismo militare che dipende direttamente dal Pentagono. Il Segretario Generale è un diplomatico, senza poteri decisionali. Angela Merkel ha dimostrato di sapere prendere decisioni e molte delle decisioni che ha preso, sicuramente, non sono piaciute agli uomini in divisa nei loro uffici sulle rive del Potomac. Prendiamo ad esempio le scelte della Merkel rispetto all’energia nucleare. Con un’abile mossa ha fatto chiudere definitivamente diversi impianti atomici tedeschi.
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Come aumenta il peso delle disuguaglianze alla luce dell’evoluzione del quadro socio-economico nel nostro Paese.
Le recenti tendenze del mercato del lavoro (in Italia)
Se si considerano gli effetti negativi della pandemia sul sistema formativo, si capisce come assuma un ruolo sempre più rilevante anche la “povertà educativa”.

Dinamiche complesse e difficili
L’Istat ha di recente pubblicato la stima preliminare del Pil per il IV trimestre del 2021 e i dati sull’andamento del mercato del lavoro in Italia. Proviamo a metterli insieme per capire gli effetti della pandemia sul mondo del lavoro. Sulla base delle stime Istat nel corso del 2001 il Pil è aumentato del 6,5%, una crescita consistente di quasi due punti percentuali più alta della media dell’Eurozona, che nello stesso periodo di tempo, ha fatto registrare un +4,6%. Con tale aumento si recupera, anche se non completamente, il forte crollo dell’8,9% del Pil registrato nel funesto 2020.
Per ciò che concerne il mercato del lavoro, lo stesso Istituto di Statistica ha rilevato per il mese di dicembre del 2021 un numero di occupati pari a 22 milioni e 746 mila unità, di poco inferiore al dato del dicembre 2019. Anche il numero dei disoccupati è diminuito nello stesso periodo: 2 milioni e 230 mila unità (Dicembre 2021) contro i 2 milioni e 477 mila del Dicembre 2019. Gli inattivi, in età tra i 15 e i 64 anni, sono rimasti sostanzialmente stabili, aumentando da 13 milioni e 91 mila unità a 13 milioni e 101 mila unità.
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Il problema a livello internazionale fa aumentare le quotazioni con un balzo del 4,5% e del 5% in una sola settimana.
Emergenza Ucraina, forti rincari per grano e mais
Prandini (Coldiretti): “Nell’immediato occorre garantire la sostenibilità finanziaria delle aziende e delle stalle affinché i prezzi riconosciuti ad agricoltori e allevatori non scendano sotto i costi di produzione in aumento per effetto dei rincari delle materie prime anche alla base dell’alimentazione degli animali”.

In netto aumento
(Fonte: coldiretti.it/ 13.02.2022)
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Anche se siamo a dieta e dobbiamo smaltire qualche “chiletto” di troppo. Come regolarsi?
Ecco come dimagrire mangiando pane e pasta
I farinacei non fanno ingrassare, esattamente come gli altri cibi, né sono un ostacolo alla perdita di peso. L’importante è assumere quantità adeguate al proprio fabbisogno.

Non ingrassare? Si può
Farinacei. Altrimenti detti pane, pasta, riso e cous cous. Con loro fanno capolino i soliti interrogativi. Fanno bene? Ingrassano? Dobbiamo desistere? Assolutamente no. Dimagrire mangiando pane e pasta si può. Eccome. I farinacei sono fondamentali, anche se siamo a dieta e dobbiamo smaltire qualche chiletto di troppo. Pane e pasta e, in generale, tutti i farinacei non fanno ingrassare, esattamente come gli altri cibi, né sono un ostacolo alla perdita di peso. L’importante è mangiarli in quantità adeguate al proprio fabbisogno e seguire comunque un regime alimentare sano e vario.
I cereali quali pasta, riso, pane, cous cous apportano una discreta quantità di calorie, quindi un loro consumo eccessivo può causare un aumento di peso se l’apporto energetico è superiore al dispendio effettivo. Ma non per questo dobbiamo bandirli dalla nostra dieta. Anzi. I farinacei sono una fonte di energia e nutrienti tra i più salutari, quindi rappresentano il pilastro di una corretta alimentazione. Basta che il loro consumo sia calibrato alle esigenze di ogni singola persona, inserito all’interno della rosa dei nutrienti apportati dagli altri alimenti e alternato. Questa è la formula per beneficiare delle loro proprietà nutrizionali. In sostanza, eliminare pasta e pane è inutile e sbagliato. E questo vale sia per chi è a dieta, sia per chi vuole mangiare sano.
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