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Salerno Economy X.34 – 10.09.2021

La sintesi “comunicativa” di qualsiasi cosa che rende inutile, premeditatamente, ogni contenuto.

Politica, simboli e simbolismo ignorante

Sintetica ricognizione su una serie di processi di svuotamento progressivo della costruzione di un convinto consenso. Come i partiti si allontanano, senza tornare indietro, dalla ricerca dei bisogni effettivi dei cittadini/elettori.

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Archeologia virtuosa
Occorre avere, ulteriormente, cognizione che, ormai, viviamo in un contesto sociale che privilegia di gran lunga la sintesi comunicativa di “qualsiasi cosa” rispetto all’esplicazione un po’ più concreta del contenuto che fa riferimento alla “cosa” in questione. Il ragionamento, per carità, non vuole assumere il profilo di un approfondimento “filosofico”, ma solo riportarci in un ambito di riferimento, in qualche modo, utile per renderci conto che la “politica” - la sua esplicazione più pratica e visibile - ha superato ampiamente il confine di una corretta e coerente info/comunicazione per proporsi, invece, prevalentemente in senso simbolico, senza porsi troppo il problema di dotarsi di un pensiero limpido e non contraddittorio. In modo, così, (la politica) da procedere in maniera più “agile” e pratica all’unico e autentico suo interesse primario: la “cattura” di voti e consensi - o, comunque, di “condivisioni” propedeutiche all’accettazione di posizioni, atteggiamenti e, quindi, decisioni - in ogni momento, con particolare attenzione, naturalmente, alle scadenze elettorali. La storia del simbolo - e la sua evoluzione, fino alla conquista totale della gestione della materia politica - vale la pena di essere studiata a fondo, ma anche di essere sinteticamente, qui, accennata. In realtà, il simbolo - “sìmbolo s. m. [dal lat. symbŏlus e symbŏlum, gr. σύμβολον «accostamento», «segno di riconoscimento», «simbolo», der. di συμβάλλω «mettere insieme, far coincidere» (comp. di σύν «insieme» e βάλλω «gettare»)]”, (https://www.treccani.it/vocabolario/simbolo/) - nasce come rappresentazione, come “collegamento” che ci consente di giungere alla cognizione di un evento o micro/evento.
(continua)
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“Obiettivo realizzato nonostante le difficoltà della ristorazione in molte parti del mondo per le chiusure causate dalla pandemia Covid”.

Crescono birra e spumante made in Italy in Germania e Francia

Analisi Coldiretti su dati Istat. “L’agroalimentare è la filiera che ha dimostrato la maggiore resilienza alla crisi mettendo a segno nel 2021 il record storico nelle esportazioni in aumento del 12% nel primo semestre per un valore annuale stimato in 50 miliardi”.
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Vincente
“Aumenta del 10% l’export di birra made in Italy in Germania ma crescono anche dell’8% le spedizioni di spumante italiano in Francia dove raggiungono il massimo storico mentre quest’anno addirittura triplica il consumo di caviale nazionale nel mondo (+187%) con l’Italia che è diventata leader mondiale nell’allevamento”. E’ questo lo scenario che prende forma attraverso l’analisi della Coldiretti - su dati Istat - in occasione di “Cibus”, il salone internazionale dell’alimentazione. “Non è un caso che il riavvio delle manifestazioni fieristiche in presenza - evidenzia Coldiretti - riguardi proprio l’agroalimentare che è la filiera che ha dimostrato la maggiore resilienza alla crisi mettendo a segno nel 2021 il record storico nelle esportazioni in aumento del 12% nel primo semestre per un valore annuale stimato in 50 miliardi, (proiezioni Coldiretti su dati Istat)”. L’obiettivo è stato raggiunto “nonostante le difficoltà della ristorazione in molte parti del mondo per le chiusure causate dalla pandemia Covid”. Le vendite all’estero sono sostenute “dai settori tradizionali del made in Italy a tavola ma non mancano - spiega la Coldiretti - risultati sorprendenti dovuti a capacità di innovazione, qualità del prodotto e spirito imprenditoriale che, nonostante le difficoltà, hanno consentito di ottenere importanti risultati fuori casa come in Francia, la patria dello champagne, o in Germania ed anche negli Stati Uniti dove aumenta del 32% l’export di birra italiana”.
(Fonte: coldiretti.it/ 30.08.2021)
(continua)
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Elaboriamo sottrazioni addizionanti e ripartiamo dai vuoti generativi e sostitutivi, ormai obsoleti ed immorali.

Totò, Peppino e Shimamoto (per meditare sul Pnrr)

Con gli “occhiali della mente” è possibile proporre la transizione ecologica attraverso macroaree già definite, promuovendo una nuova urbanità e rispondendo (forse) al come dobbiamo andare per andare dove vogliamo andare.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

Se la celebre domanda di Toto e Peppino al vigile milanese in piazza Duomo fosse fatta all’artista Shozo Shimamoto invece che agli economisti di politica economica, avremmo risposte diverse, ispirate dalla teoria dello spazio/tempo definito piatto. Mi spiego meglio e vengo al punto. La domanda è: noi per andare dove dobbiamo andare per dove dobbiamo andare? In questo periodo a molti viene voglia di rispondere anche per mostrare di avere un’idea su come utilizzare al meglio i fondi super abbondanti del Pnrr. La domanda aggiunge allo spazio a tre dimensioni della visione euclidea una quarta visione, non sempre percepita, che è il tempo, il rumore del rischio. Ed, allora, lo spazio/tempo diventa non euclideo, nel senso che la distanza concettuale non può essere lineare. Pensiamo solo a come noi guardiamo all’alta velocità che dovrà raggiungere il Sud dell’Italia ed attraversare lo stretto per arrivare a Palermo (ed oltre, verso l’Africa). La distanza viene immaginata come quasi lineare ed il pensiero adattivo prende il sopravvento rispetto al rischio di commettere errori di valutazione che, invece, è molto alto. In un recente articolo uno degli economisti del gruppo dei Venti, Pasquale Lucio Scandizzo, sul giornale elettronico Formiche.net, introduce il concetto di home- market come riferimento teorico per discutere della riduzione della distanza tra vantaggio competitivo del sistema industriale del Nord e vantaggio competitivo del Sud Italia. Egli attribuisce alla distanza del sistema produttivo di area vasta dall’home market una delle cause della impossibilità di riparare al gap potenziale del Mezzogiorno nel tempo previsto dal Pnrr.
(continua)
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I risultati dell’indagine realizzata dal Cst di Firenze per Assoturismo Confesercenti.

A trainare il turismo? Per il momento, gli italiani

“I risultati della stagione estiva superano le attese”. Tra giugno e agosto registrati oltre 33 milioni di arrivi per 140 milioni di pernottamenti, in crescita del 21% rispetto al 2020. Ritornano anche gli stranieri, ancora lontani dalle cifre del 2019.
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Tempo di bilanci
“Ripresa trainata dall’impennata d’agosto della domanda italiana. E tornano anche gli stranieri: presenze estere a quota 35 milioni, ma nel 2019 erano 100 milioni. La ripresa esclude il turismo organizzato e non basta alle città d’arte: mancano 10 milioni di presenze. Segnali positivi dalle prenotazioni di settembre, ma permane incertezza per l’autunno”. Questo il quadro delineato dall’indagine realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti. Si può definire, quindi, “una boccata d’ossigeno per il turismo italiano”. I risultati hanno superato le attese: “tra giugno e agosto il sistema ricettivo italiano ha registrato l’arrivo di oltre 33 milioni di turisti per 140 milioni di pernottamenti, in crescita del 21% sul 2020. A trainare la domanda, quindi, gli italiani, “105 milioni di pernottamenti, il 19,6% in più rispetto allo scorso anno”. Hanno partecipato alla rilevazione 2.085 imprese ricettive. Va detto che “anche considerando gli italiani, le presenze complessive rimangono, comunque, ancora ben al di sotto dei livelli pre-Covid: -34% rispetto all’estate 2019”. La differenza “ancora una volta è la quasi totale assenza della domanda extraeuropea - che nel 2019 valeva quasi 18 milioni di pernottamenti - a cui si sono aggiunti i risultati al di sotto delle aspettative registrati dalle imprese ricettive nel mese di giugno e nei primi giorni di luglio”.
(Fonte: confesercenti.it/ 04.09.2021)
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Quando viviamo una situazione stressante, mangiare in modo corretto potrebbe essere l’ultima cosa che ci viene in mente.

Mood food, il buon umore? E’ il cibo

Occorre scegliere alimenti ricchi di quei nutrienti indispensabili per una buona reazione dell’organismo e del cervello in particolari momenti di pressione, come la vitamina A, l’acido folico e sali minerali come potassio e magnesio.
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Contro lo stress
di Maristella Di Martino

Mangiare sano aiuta a fronteggiare tutte le fonti di ansia che viviamo quotidianamente. Soprattutto con la fine dell’estate, occorre di sicuro combattere l’arrivo dell’autunno con i prodotti che madre natura ci offre generosa. Per non parlare, poi, degli impegni di lavoro che si accavallano e non ci danno tregua. È, quindi, naturale che ci rifugiamo nel cibo perché mangiare diventa per noi fonte di consolazione. E' il mood food, ovvero la ricerca di alimenti che ci fanno ritrovare il buon umore, riducono lo stress e ci tirano su il morale. È la scelta che fa per noi. Siamo una generazione multitasking e, quindi, lo stress colpisce quasi tutti. Soffriamo di spossatezza, depressione, mal di testa, ansia o insonnia. E questo accade perché ci adattiamo alle nuove situazioni come meglio possiamo. Nell’epoca del multiruolo diventiamo contemporaneamente professionisti, genitori, coniugi, figli di famiglia... E il nostro organismo è costretto a tempi di reazione continui oltre che a un costante stato d’allerta. Allora ci viene in aiuto il cibo.
(continua)
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