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Salerno Economy X.14 – 09.04.2021

Spunti di riflessione sulle considerazioni di Rodolfo il Glabro. La grande lezione di Jacques Le Goff.

La filosofia dell’anno mille e le cronache della rinascita

Si avverte la necessità di trovare al più presto il filo comune di un legame forte e condiviso con quella che noi, un tempo, chiamavamo classe dirigente. E’ il legame che in questo momento appare molto spesso in discussione. E la politica procede ondivaga e incerta.
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Spirito medievale
Quando si è incamminati in un percorso che deve individuare l’orizzonte da tenere sempre presente, la prospettiva si amplia, fino ad assumere le dimensioni di una vera e propria “rivoluzione” di medio e lungo termine. “All’avvicinarsi del terzo anno che seguì l’anno mille, si vedono ricostruire su quasi tutta la terra, ma soprattutto in Italia e in Gallia, gli edifici delle chiese. Sebbene la maggior parte, molto ben costruite, non ne avessero alcun bisogno, un vero spirito di emulazione spingeva ogni comunità cristiana ad averne una più suntuosa di quella dei vicini. Sembrava che il mondo stesso si scuotesse per spogliarsi della sua vetustà e per rivestirsi da ogni parte di un bianco mantello di chiese. Allora, quasi tutte le chiese delle sedi episcopali, quelle dei monasteri consacrati ad ogni genere di santi, e anche le piccole cappelle dei villaggi, furono ricostruite più belle dai fedeli”. Rodolfo il Glabro, cronista borgognone - citato da Jacques Le Goff (“La civiltà dell’occidente medievale”) - descrive così che cosa accadde dopo l’anno mille nell’ansia generale di provare a mettere un argine a quanto accaduto fino a quel momento e tentare di ricominciare, a dispetto di una decadenza che sembrava non avere nessun luogo di approdo. Ma, anche in questo passaggio così complesso e difficile da guadare, è davvero importante cogliere alcuni elementi di stabilizzazione e di riaffermazione di un’inevitabile ciclicità progressiva.
(continua)
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L’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio: “Economia e occupazione al Sud, 2015-2019”.

Cervelli in fuga, fenomeno destinato a continuare

In Italia, nel 1995, gli under 19 residenti erano il 19,6% (quasi uno su cinque), mentre a distanza di 24 anni la percentuale è scesa al 16,9%.
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Tendenze
di Diletta Turco

Non c’entra la svogliatezza o la mancanza di occasioni, o, ancora, la preparazione insufficiente. Il motivo principale per cui al Sud, dal 1995 ad oggi, l’offerta di lavoro per i giovani è letteralmente crollata, è perché non ci sono i giovani a cui rivolgerla. A evidenziare questa situazione è l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio: “Economia e occupazione al Sud, 2015-2019”. Quindi ben prima della pandemia che, un po’, ha modificato proprio questo fattore, facendo rientrare tanti giovani nelle loro terre d’origine a svolgere mansioni in modalità smart.
Nel 1995 i giovani con meno di 19 anni che vivevano al Sud nelle proprie città natali erano il 24,5%. In pratica, i “coraggiosi” che se ne andavano alla ricerca di un futuro migliore altrove, erano sì la maggioranza schiacciante, ma comunque un meridionale su quattro riusciva ancora a terminare il proprio percorso di studio (all’Università locale) o trovare un’occupazione soddisfacente e duratura nei confini della sua regione. Questa percentuale, con il trascorrere degli anni, si è andata sempre più riducendo, fino ad arrivare al 17,5% del 2019, Cioè, prima del Covid, solo 17 giovani meridionali su 100 hanno deciso di restare nei loro territori per lavoro.
(continua)
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L’opera di Dino Innocente è in attesa che la sua forza comunicativa possa esprimersi nel posto giusto.

L’albero della cuccagna e il viaggio nei luoghi del Recovery Fund

La fragilità del progetto dell’Alta velocità, nella nuova ipotesi, oltre alle difficoltà della geomorfologia strutturale, è connessa alla precarietà della politica fiscale europea, che avrà bisogno di rinnovi continui fino al 2070.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

Con il patrocinio di Expo 2015 e con il contributo della Fondazione Fendi, Achille Bonita Oliva invitò gli artisti ad immaginare l’albero della Cuccagna del nostro contemporaneo, per rinnovare il messaggio iconografico, con funzione narrativa, del presente globalizzato, e con particolare enfasi sui temi dell’alimentazione e della giustizia sociale. Alla chiamata del critico d’arte risposero 46 artisti, e così 46 alberi parlano ancora oggi, a voce larga, ma con pause, delle possibili nuove cuccagne, dopo essere stati esposti in più luoghi nei giorni connessi all’Expo 2015. L’albero della cuccagna di Dino Innocente rimane nascosto dopo l’Expo ed è in attesa che la sua forza comunicativa possa esprimere la sua radicalità contemporanea nel luogo giusto. L’albero, una sorta di Totem, cresce per la presenza di targhe in metallo di scarto di ferriere su cui sono incisi i nomi dei morti connessi alla presenza di insediamenti industriali che hanno bypassato ogni ipotesi di transizione ecologica.
(continua)
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L’analisi della Coldiretti su dati Istat in occasione del summit con il Governo (“Recovery Food”).

E l’export di cibo supera (per la prima volta) l’import

Ma dall’estero arriva ancora un prodotto agroalimentare su quattro consumato sulle tavole in Italia.
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Made in Italy
“Con le esportazioni agroalimentari italiane che per la prima volta nella storia recente superano le importazioni ci sono le condizioni per far crescere il Made in Italy e ridurre la dipendenza dall’estero, da dove arriva ancora un prodotto agroalimentare su quattro consumato sulle tavole degli italiani”. Il dato, rilevante, emerge dall’analisi della Coldiretti - su dati Istat - in occasione del summit con il Governo (“Recovery Food”) organizzato con Filiera Italia a Roma. “Le esportazioni agroalimentari nel 2020 - evidenzia la Coldiretti - hanno raggiunto il valore record di 46,1 miliardi con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente che ha consentito lo storico sorpasso sulle importazioni che sono invece scese a 43 miliardi. Una svolta che offre grandi opportunità al Made in Italy dopo che, a causa di decenni di sottovalutazione, l’Italia ha accumulato un deficit produttivo di auto-approvvigionamento pari al 25% dei consumi a tavola, dalla carne al latte fino ai cereali e fatta eccezione solo per vino, frutta e carni avicole”.
(Fonte: coldiretti.it/ 01.04.2021)
(continua)

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Lettera al presidente del Consiglio e al ministro Patuanelli.

Il mondo del biologico scrive a Draghi

Aiab, Assobio, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e FederBio chiedono che lo sviluppo del settore diventi un punto di riferimento della transizione ecologica in relazione al comparto agricolo e alla rete dell’alimentare.
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Sfida fondamentale
Il mondo del biologico ha scritto, nei giorni scorsi, al presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli. Aiab, Assobio, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e FederBio hanno sottolineato le principali questioni che le realtà del “bio” ritengono determinanti nel breve e nel medio periodo. I numeri del comparto in Italia rappresentano una realtà molto significativa. Più di 80.000 imprese certificate e più di due milioni di ettari di superficie agricola coltivata o in conversione al biologico - il 16% del totale dell’area green - costituiscono un solido punto di partenza in un ambito produttivo che si aggira sui 7 miliardi di euro di fatturato. Delineate, inoltre, le prospettive del biologico, che cresce da tutti i punti di vista. Viene, poi, manifestata, la delusione da parte delle associazioni che rappresentano il biologico per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
(Fonte: aiab.it/ 30.03.2021)
(continua)
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