Spunti di riflessione sulle considerazioni di Rodolfo il Glabro. La grande lezione di Jacques Le Goff.
La filosofia dell’anno mille e le cronache della rinascita
Si avverte la necessità di trovare al più presto il filo comune di un legame forte e condiviso con quella che noi, un tempo, chiamavamo classe dirigente. E’ il legame che in questo momento appare molto spesso in discussione. E la politica procede ondivaga e incerta.

Spirito medievale
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L’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio: “Economia e occupazione al Sud, 2015-2019”.
Cervelli in fuga, fenomeno destinato a continuare
In Italia, nel 1995, gli under 19 residenti erano il 19,6% (quasi uno su cinque), mentre a distanza di 24 anni la percentuale è scesa al 16,9%.

Tendenze
Non c’entra la svogliatezza o la mancanza di occasioni, o, ancora, la preparazione insufficiente. Il motivo principale per cui al Sud, dal 1995 ad oggi, l’offerta di lavoro per i giovani è letteralmente crollata, è perché non ci sono i giovani a cui rivolgerla. A evidenziare questa situazione è l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio: “Economia e occupazione al Sud, 2015-2019”. Quindi ben prima della pandemia che, un po’, ha modificato proprio questo fattore, facendo rientrare tanti giovani nelle loro terre d’origine a svolgere mansioni in modalità smart.
Nel 1995 i giovani con meno di 19 anni che vivevano al Sud nelle proprie città natali erano il 24,5%. In pratica, i “coraggiosi” che se ne andavano alla ricerca di un futuro migliore altrove, erano sì la maggioranza schiacciante, ma comunque un meridionale su quattro riusciva ancora a terminare il proprio percorso di studio (all’Università locale) o trovare un’occupazione soddisfacente e duratura nei confini della sua regione. Questa percentuale, con il trascorrere degli anni, si è andata sempre più riducendo, fino ad arrivare al 17,5% del 2019, Cioè, prima del Covid, solo 17 giovani meridionali su 100 hanno deciso di restare nei loro territori per lavoro.
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L’opera di Dino Innocente è in attesa che la sua forza comunicativa possa esprimersi nel posto giusto.
L’albero della cuccagna e il viaggio nei luoghi del Recovery Fund
La fragilità del progetto dell’Alta velocità, nella nuova ipotesi, oltre alle difficoltà della geomorfologia strutturale, è connessa alla precarietà della politica fiscale europea, che avrà bisogno di rinnovi continui fino al 2070.

Pasquale Persico
Con il patrocinio di Expo 2015 e con il contributo della Fondazione Fendi, Achille Bonita Oliva invitò gli artisti ad immaginare l’albero della Cuccagna del nostro contemporaneo, per rinnovare il messaggio iconografico, con funzione narrativa, del presente globalizzato, e con particolare enfasi sui temi dell’alimentazione e della giustizia sociale. Alla chiamata del critico d’arte risposero 46 artisti, e così 46 alberi parlano ancora oggi, a voce larga, ma con pause, delle possibili nuove cuccagne, dopo essere stati esposti in più luoghi nei giorni connessi all’Expo 2015. L’albero della cuccagna di Dino Innocente rimane nascosto dopo l’Expo ed è in attesa che la sua forza comunicativa possa esprimere la sua radicalità contemporanea nel luogo giusto. L’albero, una sorta di Totem, cresce per la presenza di targhe in metallo di scarto di ferriere su cui sono incisi i nomi dei morti connessi alla presenza di insediamenti industriali che hanno bypassato ogni ipotesi di transizione ecologica.
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L’analisi della Coldiretti su dati Istat in occasione del summit con il Governo (“Recovery Food”).
E l’export di cibo supera (per la prima volta) l’import
Ma dall’estero arriva ancora un prodotto agroalimentare su quattro consumato sulle tavole in Italia.

Made in Italy
(Fonte: coldiretti.it/ 01.04.2021)
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Lettera al presidente del Consiglio e al ministro Patuanelli.
Il mondo del biologico scrive a Draghi
Aiab, Assobio, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e FederBio chiedono che lo sviluppo del settore diventi un punto di riferimento della transizione ecologica in relazione al comparto agricolo e alla rete dell’alimentare.

Sfida fondamentale
(Fonte: aiab.it/ 30.03.2021)
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