La riscoperta dei nostri “mondi” sommersi dalla corsa a ritmi insostenibili può esserci molto utile.
Il sogno “glocale” al tempo del covid
Con ansia proviamo a guardare avanti e vediamo “racconti” che non riusciamo bene a decodificare perché sono in tanti a “giocare” la loro partita con un solo obiettivo: continuare a dominare, sfruttare, ricavare sempre il massimo perché non hanno alcuna intenzione di indebolire le loro posizioni dominanti.

Ipotesi
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“Covid 19 pare sbatterci in faccia un futuro senza avvenire con la contraddizione lacerante di una solitudine”.
Tra Immunitas e Communitas
“Auspico e sostengo da tempo una rinascita sindacale per un sindacato in grado di mettersi in mezzo tra NUDA VITA E VITA NUDA”.

Aldo Bonomi
Quante volte, scavallando il secolo, ci siamo detti “nulla sarà più come prima”. Nel fine secolo con la fine del fordismo, con la sua metamorfosi. Con la caduta del muro ed il riapparire nella ex Yugoslavia in frantumi della comunità maledetta del sangue, del suolo e delle religioni e dei campi di concentramento etnici nella Europa che aveva perso memoria ed il senso del tragico. Con il farsi avanti delle “guerre giuste” poi dopo l’11 settembre diventate “guerre per la democrazia” sino all’oggi delle “guerre a pezzi” continuate. Poi il 2008 con il fallimento della Lehman Brothers che data l’inizio di una crisi ben presente da tempo nelle lunghe derive del turbo capitalismo finanziario. Balzi d’epoca ove ha sobbalzato la nostra capacità di continuare a cercare per continuare a capire nell’apocalisse culturale del non riconoscersi più in ciò che ci era abituale.
Ma adesso il salto d’epoca di covid 19, sempre per citare De Martino, evoca la “Fine del Mondo” che va letto, non solo per speranza, ma per ricercare e capire che siamo di fronte alla fine di UN mondo. Mi dico gramscianamente tra pessimismo ed ottimismo che ad ogni balzo, ad ogni perturbamento del capire cosa non era più e cosa veniva avanti nel non ancora, ho cercato di rispondere con il fare conricerca con i tanti travolti da ciò che non era più e con i pochi che mi indicavano la via del non ancora.
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E’ l’ora di definire presto le infrastrutture strategiche in una nuova e forte visione di politica economica europea.
Con Draghi e Rifkin? Sì, ma ben oltre Draghi e Rifkin
Occorre rilanciare con forza il potenziale di un Continente finalmente dialogante, che riceve le ibridazioni culturali e scientifiche necessarie a generare una nuova civiltà plurale.

Pasquale Persico
La crisi che scoppiò nel 1929 non riuscì ad ottenere soluzioni brillanti, soluzioni che, invece, furono, per così dire, trovate entrando in guerra, quando si ottenne – parlando eufemisticamente – la piena occupazione. Le altre crisi, quelle del dopoguerra, hanno trovato rimedi temporanei, che, però, hanno sempre fatto “allargare” la forbice dei divari tra Stati e tra regioni, tra funzionalità ecologica delle macro regioni e efficacia delle politiche di insediamento delle attività connesse all’abitare; per l’Italia, poi, l’eccesso di debito pubblico ha moltiplicato spiazzamenti importanti, sconnessioni insostenibili tra città, e tra città ed altre città (territori ancora a forte ruralità e resilienza ecologica). Il percorso sugli scenari prospettati, sia quando si è accennato alla catastrofe e al definitivo allontanamento della politica dall’esigenza della nuova domanda sociale in campo, che - quando è emerso - delle analisi ben articolate, ha bisogno dei dovuti approfondimenti.
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Partnership Camera di Commercio di Salerno-Università Federico II di Napoli.
Societing 4.0, alfabetizzazione tecnologica
Il format - che parte sulle reti Rai - pensato e diretto all’interno del progetto Pidmed coordinato dal Prof. Alex Giordano.

Alex Giordano
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Iniziamo la giornata mangiando molta frutta: mele o banane, ma meglio ancora more e fragole.
Primavera, risvegliamoci così . . .
Se il benessere deve essere globale, dobbiamo puntare a disintossicare sia il corpo che la mente. Aiutiamo l’organismo a sgonfiarsi e sentirsi più leggero godendoci il piacere delle piccole cose.

Disintossicare corpo e mente
Arriva la primavera, le giornate si allungano e abbiamo voglia di sentirci più belle. La parola d’ordine ora è benessere per risvegliare il nostro corpo e tornare in forma dopo i mesi freddi e cupi della stagione invernale. Metabolismo e buonumore vanno invogliati a piccole dosi. Inutile progettare troppi cambiamenti, facciamolo lentamente. Partendo dalla pelle tre sono i diktat da osservare: esfoliare, purificare e rigenerare. L’epidermide, per mesi nascosta sotto strati di tessuti pesanti, appare spenta ed opaca, stressata dal freddo e dallo smog. E il nostro organismo sarà appesantito dalle scorie di un’alimentazione ricca di grassi e calorie.
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