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SALERNITANS. Cosa racconta un albero di limoni lungo la ferrovia

di Alfonso Schiavino

Se vi trovate a Pastena e risalite via Cocchia, forse arriverete al sottopasso ferroviario. Il punto interessante è proprio lì. In cima al rilevato svetta solitario e rigoglioso un albero di limoni. Un fatto singolare – per la collocazione anomala e per l’assenza di piante analoghe nelle vicinanze – adombra a ben vedere alcuni pezzi di storia e cultura salernitane, latamente intese.

Sarà utile innanzitutto descrivere il posto. Al lato della ferrovia corre una strada che, pur essendo abbastanza corta (circa duecento metri), collega due arterie trafficate e serve da parcheggio per i residenti e per gli automobilisti di passaggio (nei dintorni ci sono alcune scuole, fra cui le elementari). Di fronte alla ferrovia sorgono numerosi palazzi di un parco edilizio.

Il terrapieno una volta era coltivato, probabilmente in modo “spontaneo”. Sul pendio era stato realizzato un “gradone” rudimentale, sufficiente per seminare vari ortaggi e mantenere un filare di uva. La “terra” era protetta dalla rete metallica, nella quale si aprivano 1-2 varchi lucchettati. I “gestori” degli orti urbani ante litteram erano probabilmente alcuni abitanti dei palazzi.

Salerno, infatti, negli anni Sessanta partecipò al fenomeno dell’inurbamento richiamando migliaia di persone dai territori vicini: Cilento, Irpinia e Basilicata. Qualcuno di loro volle conservare le radici rurali del paese mediante quel rapporto minimo con l’agricoltura.

Un “contadino” amatoriale, dunque, è probabilmente, il “padre” del nostro limone.

A un certo punto le cose cambiarono. Alcuni anni fa il volenteroso residuo di campagna venne abbandonato, così il versante divenne lentamente ricettacolo di rifiuti e dimora di animali spregevoli. Un anonimo redattore scrisse un cartello che, con linguaggio e disegni naif, voleva richiamare l’attenzione delle autorità sul degrado igienico-ambientale.

Verso la fine del 2017, infine, il luogo è stato bonificato e cementificato, con un canale che viene già sommerso da una vegetazione spontanea a tratti profumatissima.

Tutto bene? No, per vari motivi. Entrambi i marciapiedi sono stretti, uno è anche dissestato. Le strisce pedonali si trovano solo ai due imbocchi. La strada risulta anonima alla toponomastica (non è intitolata). Infine, il parco verso Mariconda è circoscritto da un’aiuola con erba alta, cartacce e un muretto bisognoso di manutenzione. Cos’è? Il “pubblico” che “ispira” il “privato”? O viceversa?


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