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SALERNITANS. Chi parla di un luogo nostro parla di noi. (A proposito del parco del Mercatello)

di Alfonso Schiavino

Mercoledì scorso, all’ora di pranzo, 3 coppie di forestieri attraversavano il parco del Mercatello chiacchierando gaiamente. I dialoghi suonavano superficiali, trascurabili, tranne per una valutazione. Fra un’asserzione generica (“Mangiare camminando è una tortura”) e una constatazione sommaria (“Quella è la metropolitana”), una signora del gruppo ha allungato un braccio e ha notato: “Questo parco è trascurato, come i parchi trascurati dell’Est”.

Uhm… Possiamo disapprovare la propensione di certe persone, che se ne vanno in giro per “storicizzare” luoghi comuni e situazioni negative. Ma il giudizio icastico sarà fondato?

Facciamo un riepilogo. Il parco è stato costruito poco più di venti anni fa su un vasto terreno agricolo, un reperto rurale – dominato dagli aranci – circondato dai palazzoni moderni.

Il parco ha avuto vari meriti: ha scongiurato ulteriori cementificazioni, ha cucito 2 quartieri al tessuto urbano e ha risanato qualche luogo problematico, innanzitutto il “campetto delle pere”, un ampio spiazzo sterrato già noto per la circolazione di eroina.

Il parco venne inaugurato nel febbraio del 1998 da un presidente della Repubblica, che, arrivando in macchina, vide i marciapiedi spartitraffico letteralmente infiorati: il Comune aveva fatto sistemare centinaia di piantine sui salvagente, che non avevano mattonelle. I cittadini amanti dei fiori cominciarono subito ad asportare i cestini, ma questo è un dettaglio.

Nei mesi successivi, grazie alle grancasse della comunicazione e all’umano desiderio di novità, il “Mercatello” richiamò un pellegrinaggio di curiosi, dagli altri quartieri e dalle città vicine.

Con il tempo, però, il parco è diventato un posto anonimo, “senza cuore”, per dirla con Gianni Togni. Ormai la folla si vede nelle serate estive e nelle belle domeniche invernali, soprattutto nel periodo di carnevale, quando i viali sono pieni di mascherine. La relativa “solitudine” ha varie motivazioni: assenza di richiami, carenza di ripari, manutenzione inadeguata, presenza di gente maleducata. La pulizia è buona, i prati alimentano dubbi.

La “crisi d’identità” è favorita da alcuni luoghi altamente improbabili sui lati verso Mariconda e la ferrovia: un ampio spazio di polvere scura (terra di niente e di nessuno), un camion-pizzeria inutilizzato, una serie di teloni cadenti, alcuni furgoncini di servizio e un ammasso di rifiuti ingombranti: panchine rotte, tubi portafili, paletti di legno, vasche per liquidi eccetera. Pochi anni fa, poi, uno spazio considerevole è stato destinato a funzioni automobilistiche: l’area di sosta per i camper e il deposito dei veicoli rimossi.

Il parco del Mercatello, in definitiva, manifesta due tendenze molto salernitans. La prima: utilizzare qualsiasi spazio per qualsiasi scopo. I parcheggi nell’area del parco? Qual è il problema? La seconda: sviluppare progetti senza prevedere budget e professionalità per il mantenimento.

Quando qualcuno parla di un luogo nostro, parla un po’ anche di noi.


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