contatore visite free skip to Main Content
info@salernoeconomy.it

La notizia del giorno »

SALERNITANS. Ambulanti extracomunitari, “baracche” e “Gran bazar”

di Alfonso Schiavino

Vicino al parco Mercatello, in via Limongelli, quelle bancarelle precarie hanno cose da raccontare. Le strutture di ferro e legno ospitano qualche povero ambulante senegalese e alcuni giovani salernitani che nei momenti sfaccendati si ritrovano lì, “alle baracche”. Strano, però. In effetti l’intero complesso – banchi, persone e povertà – rappresenta lo sbocco di un progetto politico e sociale.

La storia incominciò nella seconda metà del 2006, quando il nuovo Comune, desideroso di ordine, fece sloggiare gli ambulanti senegalesi e bengalesi che popolavano il lungomare, il Corso e i portici davanti alla piazza Mazzini. Qualche spiritoso fece notare che, sparite le mercanzie, emersero le indecorose deficienze della pavimentazione, ma è un dettaglio insignificante nella strategia superiore. Gli immigrati vennero concentrati a Vinciprova e Limongelli: due”villaggi”, costruiti appositamente, aprirono a ridosso del Natale 2006. Ecco l’annuncio dell’epoca.

“Il Comune di Salerno ha attivato due Mercati Etnici per assaporare i colori e le atmosfere di una città del Commercio e della Solidarietà. I venditori ambulanti extracomunitari attendono i clienti in due strutture ispirate alle tradizioni popolari dell’Africa e dell’Asia. Il visitatore avrà  l’impressione di trovarsi nel cuore del Gran Bazar circondato da merci, profumi e suoni esotici; potrà immergersi nello shopping ma anche conoscere nuove culture ed espressioni di vita. I Mercati Etnici diventeranno col tempo un’attrazione turistica per la nostra città. (…) La nuova organizzazione consente di prevenire e reprimere l’abusivismo dando sicurezza e serenità ai venditori ed alle loro famiglie. L’apertura dei Mercati Etnici è un concreto gesto d’integrazione economica e socioculturale degli immigrati nella nostra comunità. Li riteniamo una risorsa preziosa per costruire un futuro di Pace e Solidarietà”.

I luoghi erano distanti dalle classiche “rotte” commerciali cittadine, inoltre un progetto analogo era già fallito a Firenze, ma in certi casi siamo condannati all’ottimismo. Bastarono pochi giorni per cambiare le prospettive. Gli affari scesero a zero. Alcuni immigrati dovettero chiedere piccoli prestiti per mettere il piatto a tavola. Il Comune provò a coinvolgere gli “spuntisti” salernitani, senza risultati. Così, per l’estate 2007, le bancarelle vennero spostate nel sottopiazza della Concordia, in attesa di una collocazione ottimale che si è fatta attendere.

E il Gran Bazar? Il “polo” di Vinciprova venne smantellato quasi subito, per sistemare l’area a parcheggio. Anche il segmento di Limongelli venne demolito, ma parzialmente, perché era prevista una nuova strada limitrofa al parco. Qualcosa resiste alle intemperie e alle frettolose progettazioni socio-politiche. I bambini che videro l’inaugurazione del 2006 sono ormai adulti. Alcuni di loro, forse, sono i giovani che si ritrovano “alle baracche”.


Back To Top
Cerca