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Monouso e sostituzione con alternative biodegradabili. Danni al comparto produttivo.
Plastica, “Odissea” sulla terra o risorsa sottovalutata?
L’Università degli Studi Salerno punta ad affrontare le problematiche legate al riciclo meccanico, provando a compatibilizzare i diversi costituenti di queste matrici così eterogenee, migliorarne la processabilità e le proprietà, in modo da trasformarla.

Non passa giorno senza che social e media alimentino l’avversione comune verso l’uso delle plastiche, additate come nocive per l’ambiente e la fauna, in particolare quella marina. Questo allarmismo ha portato alcuni comuni a perseguire una politica “plastic free”, che mette al bando i prodotti in plastica monouso e li sostituisce con alternative biodegradabili, causando significativi danni alle aziende del comparto materie plastiche.

È indubbio che il problema esista, la plastica è ovunque, ma dalla sua scoperta ci ha semplificato la vita portando numerosi vantaggi: è più leggera di altri materiali a parità di prestazioni, è versatile in quanto a proprietà, lavorabilità e forme ottenibili, può essere rigida o flessibile, è in grado di garantire la sicurezza tossicologica e di prolungare la shelf-life di alimenti e farmaci. Eppure oggi il suo post vita costituisce motivo di preoccupazione, al punto da suggerirne l’abbandono in favore di un ritorno a materiali tradizionali considerati meno pericolosi per l’ecosistema e la salute.

Per quanto gravissimo, il problema delle plastiche post-consumo non è causato dagli imballaggi in sé ma dagli stessi utilizzatori, che abbandonano i rifiuti nell’ambiente piuttosto che conferirli correttamente per differenziarli. Virare verso un’alternativa biodegradabile o mono-materiale è di certo lodevole, ma demonizzare e bandire la plastica significherebbe rinunciare a parte della nostra vita e del progresso ottenuto, oltre che a tantissimi beni di uso comune. Se recuperata alla fine della sua prima vita e riciclata, come già viene fatto in Italia per oltre il 40% della plastica raccolta, questa può rappresentare un’importante risorsa.

Far salire questa percentuale è una delle strategie per diminuire il consumo di fonti non rinnovabili ed emissioni e dare una mano al nostro pianeta. L’Università di Salerno è particolarmente attiva in tal senso. Il gruppo di ricerca di Tecnologia dei Materiali, coordinato dalla prof.ssa Loredana Incarnato, investe già da diversi anni nella ricerca di soluzioni che possano aiutare il raggiungimento del target sul riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2030. Consci del fatto che serva uno sforzo comune per affrontare e risolvere il problema, coinvolgendo l’intera filiera, a partire dalla progettazione e sempre tenendo in considerazione il fine vita, il gruppo di Tecnologia dei Materiali persegue diverse strategie per aiutare il nostro pianeta, dalla formulazione di imballaggi biodegradabili, che possano sostituire quelli attualmente in uso e che al tempo stesso siano altrettanto performanti, allo sviluppo di imballaggi attivi che interagendo con il prodotto contenuto ne aiutino a preservare caratteristiche e sicurezza, prolungandone la shelf-life e riducendo gli sprechi, al trattamento delle plastiche post-consumo convenzionali e ancora non sostituibili.

Su quest’ultimo punto il gruppo di Tecnologia dei Materiali collabora con CONAI e COREPLA alla risoluzione dei problemi che ancora interessano il riciclo meccanico.

Grandi energie sono state investite nella valorizzazione dei prodotti ottenuti dal riciclo di imballaggi flessibili provenienti dalla raccolta urbana per dar loro una seconda vita come nuovi film per applicazioni non-food, tubi o schiume per l’edilizia, citandone alcuni, o dalla valorizzazione dei residui plastici derivanti dal riciclo della carta per produrre pallet che possano andare a sostituire quelli in legno.

Forte dei risultati ad ora raggiunti, l’Università di Salerno punta a dare un ulteriore contributo affrontando le problematiche legate al riciclo meccanico di plastiche eterogenee, multi-materiale e plastiche recuperate dal mare provando al contempo, come già fatto sui flessibili, a compatibilizzare i diversi costituenti di queste matrici così eterogenee, migliorarne la processabilità e le proprietà meccaniche, rimuoverne i cattivi odori e far fronte all’igroscopicità da queste presentata, in modo da trasformarla a tutti gli effetti da rifiuto a risorsa.

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