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Il capitolo “Comunicazione e media” del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese nel 2018.
Per informarsi? Meno social e più Tg
Solo il 14,8% degli italiani ha letto i quotidiani cartacei negli ultimi sette giorni (e solo il 3,8% dei giovani). La radio ottiene il primato della credibilità.

Se si analizza la graduatoria dei media che vengono quotidianamente prescelti, emerge quello che il Censis definisce “cambio di paradigma nell’informazione”. In vetta ci sono telegiornali e Facebook, ma “mentre i tg rafforzano la loro funzione (la loro utenza passa dal 60,6% del 2017 al 65% del 2018), nell’ultimo anno Facebook – specifica una nota di sintesi del Censis – ha subito una battuta d’arresto (-9,1% di utenza a scopi informativi). Il calo ha coinvolto anche YouTube (-5,3%), Twitter (-3%) e la rete in generale (i motori di ricerca hanno perso il 7,8% di utenza a fini informativi)”. E scendendo nel dettaglio si scopre che “in particolare, Facebook perde il 15,8% degli utenti a scopi informativi tra gli under 30 (dal 48,8% al 33%), i motori di ricerca passano dal 25,7% al 16,5% (-9,2%), YouTube dal 20,7% al 17,6% (-3,1%), Twitter dal 10,6% al 3,9% (-6,7%)”. Si confermano numerosi “gli utenti delle tv all news (22,6%) e dei giornali radio (20%), mentre solo il 14,8% degli italiani ha letto i quotidiani cartacei negli ultimi sette giorni per informarsi (e solo il 3,8% dei giovani)”. La radio “ottiene il primato della credibilità, con il 69,7% di italiani che la considerano molto o abbastanza affidabile. La televisione è considerata affidabile dal 69,1%. Anche la stampa viene considerata molto o abbastanza affidabile da una quota maggioritaria di italiani: il 64,3%. Nella parte inferiore della graduatoria si collocano invece i siti web d’informazione: solo il 42,8% degli italiani li considera credibili. Ultimi in classifica i social network, ritenuti non del tutto affidabili dal 66,4% degli italiani. Sono gli anziani a essere i più diffidenti (78,2%), mentre il 45,8% dei giovani li considera molto o abbastanza credibili”.

La disintermediazione digitale.

I giudizi positivi sulla disintermediazione digitale in politica “sono espressi da una percentuale che sfiora la metà degli italiani: complessivamente, il 47,1%. Il 16,8% ritiene che sia preziosa, perché così i politici possono parlare direttamente, senza filtri, ai cittadini. Il 30,3% pensa che sia utile, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici. Invece, il 23,7% crede che sia inutile, perché le notizie importanti si trovano nei giornali e in tv, il resto è gossip. Infine, il 29,2% è convinto che sia dannosa, perché favorisce il populismo attraverso le semplificazioni, gli slogan e gli insulti rivolti agli avversari”.

I principali problemi.

La classifica dei principali problemi dell’era digitale secondo gli italiani “riflette una visione molto individualistica, prevalentemente centrata su di sé e sull’impatto negativo che le tecnologie digitali possono eventualmente avere sul proprio vissuto quotidiano. Per il 42,5% il problema numero uno è la diffusione di comportamenti violenti, dal cyber-bullismo alle diffamazioni e intimidazioni online. Al secondo posto, il 41,5% colloca il tema della protezione della privacy. Segue il rischio della manipolazione delle informazioni attraverso le fake news (40,4%) e poi la possibilità di imbattersi in reati digitali, come le frodi telematiche (35,5%). Solo a grande distanza vengono citati problemi di sistema, come l’arretratezza delle infrastrutture digitali del nostro Paese e l’inadeguatezza dei servizi online della pubblica amministrazione (14,9%), oppure le minacce all’occupazione che possono venire da algoritmi, intelligenza artificiale e robotica (10,5%)”.

(Fonte: censis.it/ 07.12.2018)

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