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“Si potrebbe presentare la sua società vuota ai canadesi, alla Canadian Broadcasting Corporation”.
Paul Goodman , rimane sempre uno dei vinti invincibili
“La tradizione americana di sempre, nel passato, è stata pluralista, inclusiva, e libertaria; oggi l’establishmnet è monolitico, dirigenziale e mandarinesco”.

di Pasquale Persico

Vorrei ipotizzare di poter invitare Paul Goodman, sociologo, nato a New York nel 1911, ed autore di numerosi saggi, tra cui “La Società Vuota”, ed. Rizzoli 1970, nuovamente in Canada per ripetere la sua conferenza sulla società opulenta, oggi non solo negli Stati Uniti, come l’altra faccia della “Società Vuota”. La conferenza sarebbe ancora contemporanea nel descrivere la società degli Stati Uniti, oggi con la globalizzazione ancora viva, e dominante, connessa a molte altre società opulente che concentrano finanza, comunicazione digitale, ricchezza, e specula sulle guerre. Goodman, come Papa Francesco, era sempre in rivolta culturale ed elaborava pensieri sul come accompagnare  l’azione di dissenso dopo avere elaborato le problematiche delle esclusioni e della negazione dei diritti dell’umanità. La sua coscienza di allora ritorna in campo anche oggi e torna per chiedere scusa al mondo ed al Canada in particolare per i comportamenti e le parole che arrivano dagli Stati Uniti. La tecnologia e gli apparati di governo connessi al mondo della finanza speculativa e non solo, tendono a moltiplicare la Società Vuota in molte parti del mondo. Il disumanizzato prevale, ed il singolo, lasciato solo, e la socialità, si svuotano. Questa società vuota viene analizzata con precisione ed attualità impressionante: i giovani in rivolta, indipendentemente dalle ideologie, la diseducazione di massa, la socialità dei diritti, la trappola del militarismo necessario, il mito dell’efficienza aziendale come missione che porta al progresso, la crescita economica come ideologia insensata ed orientata ad un benessere infelice, l’esclusione degli “inutili” definiti a seconda delle convenienze (immigrati, del sesso incerto, altra razza, etc), sono tutti fenomeni in crescita e specchio che riflette il caos delle nazioni globalizzate. In qualità di vinto invincibile e  da studioso militante, ci incita a trovare azioni, in cui il dissenso deve mostrare la sua utilità costruttiva a vantaggio della persistenza dell’umanesimo contemporaneo, inclusivo e plurale.

I giovani al primo posto, ma non come unici militanti, ma riferimento irrinunciabile per programmi di futuro del sociale e della città che verrà. Sarà questo dissenso a tenere accesa la speranza di poter fermare la probabilità della catastrofe risolutrice, spesso evocata dalle guerre necessarie.

Le riflessioni del 1966 sono attualissime e proprio con riferimento al Canada, il discorso del sociologo, ad umanità infinita, sembra voler rispondere al pensiero imperiale di un Trump ondivago.

La conclusione del sociologo è da condividere ? “Noi americani non abbiamo sofferto come tanti altri popoli. Il nostro Paese non è stato bombardato, non è stato occupato da oppressori. E forse oggi non ci monteremmo tanto la testa se sapessimo cosa significa soffrire, aspettando di essere nuovi cittadini liberi. I volti degli americani, che una volta erano così belli e spensierati, aperti ed innocenti, oggi sembrano imbruttiti dalle bugie; appaiono duri, con le labbra serrate, come se l’innocenza si fosse corrotta per non essere passata per l’esperienza. Per il nostro bene, come per il vostro, diffidate di noi.”

Chiaramente lo studioso militante oggi avrebbe una moltitudine di altri personaggi, non americani,  di cui sarebbe difficile fidarsi; le conclusioni dello studioso sono riferibili a molti altri Stati o presunti Stati . “La tradizione americana, di sempre, nel passato, è stata pluralista, inclusiva, e libertaria; oggi  l’establishmnet è monolitico, dirigenziale e mandarinesco. E tutta la sua pretesa efficienza è infondata. La sua macchina organizzativa e dominante spreca ricchezze enormi: denaro, cervello, culture, risorse naturali ed esseri umani, e l’elenco sarebbe lunghissimo. La società opulenta cerca di incanalare le nostre energie, i nostri pensieri, la nostra intraprendenza, per accrescere potere, nel tentativo di svuotare tutta la nostra voglia di socialità”.  Papa Francesco parlerà al mondo per i prossimi futuri , il suo pensiero rimane  ancora tutto in campo largo oltre i temi della chiesa cattolica, parla ad un mondo plurale che si deve riconoscere protagonista di una fratellanza universale, a reciprocità inclusiva, ed a sussidiarietà espansiva, un mondo protagonista della terza ecologia.

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Pasquale Persico
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