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Le parole della nostra epoca / 1
Nudge, per “arricchirci” con le scelte imperfette
Ogni giorno prendiamo decisioni piccole e grandi, che spesso si dimostrano irrazionali e perciò dispendiose. Thaler ha vinto il Nobel nel 2017 per gli studi sull’economia comportamentale: una materia nuova ma non troppo, come dev’essere ogni “invenzione” di successo.

di Alfonso Schiavino

“Nudge” è una parola inglese che significa “colpo di gomito” o “spinta leggera”. Insomma, è l’impulso poco vistoso che una persona trasmette a qualcun altro per incoraggiarlo in una certa direzione. Il termine è diventato famoso nel 2008, quando ha dato il titolo al libro del giurista Cass Sunstein e dell’economista Richard Thaler. Gli autori rilevano che ogni giorno prendiamo decisioni più o meno grandi – dalla gestione dei risparmi ai pasti quotidiani – e spesso scegliamo in modo illogico, se è vero che usiamo troppo la macchina e siamo delusi dal gestore telefonico. Ciò accade perché siamo fuorviati da fattori interni (gusti, desideri, percezioni) ed esterni (informazioni ambigue, ritmi quotidiani, narrazioni varie). Un quadro siffatto di scelte “effettive” anziché “razionali” porterebbe semplicemente a concludere che l’homo oeconomicus non esiste. Invece Thaler ci ha costruito una teoria positiva – il “paternalismo libertario” – premiata con il Nobel per l’economia.

Dalla psicologia cognitiva all’economia comportamentale.

Thaler ha conquistato il premio svedese nel 2017 per le analisi di economia comportamentale. La sua ricerca supera quindi i canali mainstream della materia e incorpora le intuizioni della psicologia cognitiva. Infatti sapevamo già che molte persone imitano la condotta della maggioranza: è il noto “herding behaviour”. Sapevamo che la gente si lascia “condizionare”, infatti esistono la pubblicità, il neuro-marketing e le call-to-action del web (“Prenota ora!”). Sapevamo che il modo di presentare qualcosa incide sulla sua fortuna: se dico che il tale formaggio è “magro all’80%” o “grasso al 20%” fornisco la stessa informazione, ma un produttore accorto quale sceglierebbe? Si chiama “effetto framing” (“cornice”).

Vino e anacardi, per brindare all’irrazionalità.

Thaler può solo confermare che gli individui commettono errori sistematici di valutazione nella gestione del denaro e negli stili di vita. Esempi. Acquisto per 50 dollari una bottiglia di vino che poi arriva a valerne 500. Se a quel punto decido di stapparla anziché venderla o conservarla, quanto mi costa la bevuta? Secondo l’economista, quella concessione al piacere vale 500 dollari. Thaler racconta anche un fatto avvenuto quando invitò a cena alcuni colleghi: il padrone di casa offrì con l’aperitivo una ciotola di anacardi salati, che poi ritirò fra i ringraziamenti degli ospiti, i quali continuavano a ingurgitare i semi pur sapendo che si sarebbero guastati l’appetito e la pressione.

Politiche pubbliche, la “rivoluzione” della praticità.

Questi e altri casi apparentemente elementari dimostrano distorsioni sistematiche, quindi regolari, dunque prevedibili. Così Thaler, sistematizzando un catalogo di fatti anche classici, ha costruito una tesi che costituisce il suo vero contributo originale: la convenienza di strutturare politiche pubbliche basate sull’evidenza.

Dalle tasse alle pensioni, le “architetture” delle soluzioni.

La tendenziale imperfezione delle scelte individuali – è l’assunto – può essere usata per progettare soluzioni che migliorino il benessere e le finanze. Come spingiamo la gente a mangiare meglio? Vietando/tassando il cibo spazzatura o mettendo in bella mostra gli alimenti migliori. Il primo è “paternalismo forte”, il secondo è “paternalismo libertario”. Thaler propugna il secondo, cioè “the little nudge”, la spinta leggera non-coercitiva capace di produrre effetti positivi in campo privato e collettivo: risparmiare per la vecchiaia, mettersi a studiare, migliorare lo stile di vita eccetera. Le applicazioni concrete sono innumerevoli. Come incrementiamo i programmi  pensionistici? Iscriviamo d’ufficio tutti i cittadini maggiorenni, lasciando la facoltà individuale di cancellarsi. Come aumentiamo la “responsabilità fiscale” (suona meglio delle parole “tasse” o “imposizione”)? Facendo sapere che il 75% dei tuoi vicini compie il suo dovere. Come incitiamo le persone a salire le scale? Segnando su ogni scalino il numero delle calorie bruciate. Come incoraggiamo i maschi a “fare centro” in bagno? Disegnando una mosca in un punto preciso.

“Nudge for good”, la spinta sui governi.

Lo stesso meccanismo è funzionale per le finalità speculative – infatti al supermercato i prodotti costosi sono sistemati sugli scaffali centrali e le marche economiche in alto o in basso – perciò Thaler si premura di raccomandare “Nudge for good”. In effetti le sue intuizioni hanno trovato ascolto perfino nella Downing Street di Cameron e alla Casa Bianca di Obama. Frattanto molti altri governi hanno organizzato strutture che devono studiare metodi e tecniche per “semplificare” i rapporti con i cittadini e orientarli verso decisioni “desiderabili”.

I pregi e i difetti dell’impostazione.

A nessuno sfuggono i pregi e i difetti di questa impostazione, ivi compresi, fra i possibili limiti, la qualità del decisore pubblico e l’attitudine dell’apparato burocratico. “Nudge” significa anche comunicazione, che funziona bene se è fondata su basi oneste. La “furbizia”, per esempio, dovrebbe essere bandita. Altro elemento centrale è la capacità di presentare un “messaggio” che risulti “nuovo” ma non troppo. Decisiva è infine la propensione a rispettare la platea di riferimento, clientela o cittadinanza che sia. In Italia, diciamo la verità, questi ingredienti hanno un sapore spesso imperfetto.

 

Richard Thaler
Il premio Nobel Richard Thaler
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